Black Friday, offerte e occasioni “da morire” (sul serio!)

Oggi è il vero e proprio Black Friday, fissato dagli americani nel venerdì successivo al Thanksgiving Day come tradizionale inizio del periodo di acquisti natalizi. C’è che dice che si chiami black, “nero”, perché grazie ad esso i negozianti ricominciano ad avere conti in nero, come si dice nel linguaggio contabile, ovvero in attivo; altri sostengono che il “nero” derivi dal colore metaforico della giornata per le forze dell’ordine, per quanto traffico e confusione regnino intorno ai grandi centri commerciali, rendendo tale venerdì veramente nero per chi lo debba gestire sulle strade.

Ma c’è una terza possibilità, più “scientifica” – o più criminologica, dovrei dire, per giustificare il nome della giornata: nero, questo venerdì, come il colore del lutto. Il Black Friday Death Count, infatti, tiene il conto delle persone morte in circostanze legate agli acquisti del giorno, molto spesso per atti di violenza derivanti dalla folle frenesia di accaparrarsi i prodotti scontati: dal 2008 al 2018 10 morti, oltre a 111 feriti. Cliccate sull’immagine per leggere lo sconcertante elenco (peraltro limitato ai soli casi nordamericani).
Ecco.

Beh, ora capite perché le civiltà aliene che giungono sulla Terra non prendono contatto con il genere umano?

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INTERVALLO – Seoul (Corea del Sud), Starfield Library

Mentre da tempo la sociologia occidentale si interroga sui centri commerciali quali “non luoghi” figli della più omologante e spersonalizzante globalizzazione, antitetici a qualsivoglia concetto di “cultura”, in Corea del Sud uniscono i due ambiti in un progetto certamente originale e intrigante: la Starfield Library è infatti stata aperta poco più di un anno fa in uno dei più grandi centri commerciali di Seoul, lo Starfield Coex Mall. Estesa su una superficie di 2800 mq e caratterizzata da tre suggestivi scaffali giganti alti 13 metri, la Starfield Library offre ai suoi utenti più di 50.000 volumi e periodici oltre alla più grande collezione di riviste esistente in Corea del Sud e a un ricco calendario di eventi culturali gratuiti.
Un tentativo – se così lo si può definire – di alternare il contemporaneo (e discutibile) consumismo edonistico con un ben più importante consumo culturale, in un modello che potrebbe risultare interessante – se non necessario – anche dalle nostre parti.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più (in inglese).