Un luogo meno desolante

Be’, stando alle prime immagini inviate sulla Terra, e nonostante il “nulla” che vi si scorge, mi sembra di poter dire che pure il luogo di Marte nel quale giovedì (mercoledì sera, da noi) è atterrato il rover Perseverance appare molto meno desolato – e desolante – di certi non luoghi del pianeta Terra.

In effetti ci sono posti dove sembra che non ci sia nulla e invece c’è moltissimo, e altri posti dove all’apparenza c’è tutto e invece non c’è nulla. Un po’ ovunque nello spazio e anche sulla Terra, già.

Più animali, più umani

Ribadisco: da “esseri umani”, a stare con gli animali, ci si capacita che bisogna essere più animali per diventare più umani, perché meno si ha umanità verso gli animali e più ci si trasforma in bestie.

Noi, non loro, come la storia del mondo dimostra bene. Già.

(Nella foto: io che metto in pratica quanto sopra e mi bevo una birra in un momento di pausa solitaria.)

Le Corbusier, Venezia, le grandi navi

«Venezia […] è un miracolo. Organizzate il turismo, ma un turismo adorabile, ammirevole, umano, fraterno, per la povera gente come per gli aristocratici e i miliardari […]. Voi avete un tesoro a scala umana che sarebbe atrocemente criminale trasgredire, saccheggiare! È presto fatto! Fate dei regolamenti precisi sugli aspetti biologici dell’architettura: “aprire”, “aerare”, “ventilare”. E bisogna ancora vincere le zanzare (io ho ottenuto dei risultati in un clima difficile!)»

Quanto sopra lo scriveva Le Corbusier (Charles-Édouard Jeanneret-Gris) in una lettera datata 5 ottobre 1962 – ma in questo passaggio ancora assolutamente contemporanea, in tema di turismo e non solo – e inviata all’allora sindaco di Venezia Giovanni Favaretto Fisca, nella quale invocava attenzione per il patrimonio artistico e per la fragilità della città lagunare. La citazione l’ho tratta da Alessandra Dolci, Un uomo dalla personalità poliedrica, sul “Notiziario della Banca Popolare di Sondrio” nr.142, aprile 2020. Per la cronaca, Favaretto Fisca nel 1962 aveva contattato, con propria personale (e controversa) iniziativa, Le Corbusier per affidargli l’incarico di sviluppare un progetto per il nuovo ospedale civile cittadino, nell’area del dismesso vecchio macello comunale. L’architetto elvetico accettò ma il suo progetto, pur arrivando allo stadio esecutivo, rimase irrealizzato, anche a seguito della sua morte avvenuta nel 1965.

Nelle immagini: Piazza San Marco a Venezia a fine Ottocento, tratta da qui, e oggi, tratta da qui. Ecco, a proposito di attenzione per la città lagunare: e le “grandi navi” dentro Venezia? Terminata la pandemia che ne ha bloccato il transito, torneranno a passare, a “trasgredire” e “saccheggiare” la bellezza tanto inimitabile quanto fragile della città, nonostante le tante belle parole, le promesse, le assicurazioni di altrettanti amministratori pubblici che quanto sopra non avverrà più?

Si accettano scommesse, eh!

P.S.: della questione “grandi navi a Venezia” nel mio piccolo ne scrivevo già più di sei anni fa, qui sul blog. Inutilmente, ovvio.

La storia fa rima

[Immagine tratta da tg.la7.it, qui.]

Oggi è il Covid-19, allora era l’influenza spagnola a provocare una pandemia a livello planetario. Nonostante sia passato un secolo – cent’anni di progressi scientifici, tecnologici, medici, sociali, economici, eccetera – i sistemi di difesa basilari dal contagio sono ancora gli stessi; forse inevitabilmente, forse no.
«La storia non si ripete ma fa rima con se stessa» disse (pare) Mark Twain. Be’, anche in tal caso non è cambiato nulla e probabilmente mai cambierà. Già.

P.S.: anche il cartello indossato dal tizio a destra («Indossa una mascherina, o vai in prigione») per molti aspetti potrebbe essere alquanto valido, un secolo dopo.