Delitti montani

Delitto”. Da delìnquere, derivante dal latino delinquĕre che significa «venir meno (al dovere)», a sua volta forma composta di de- e linquĕre «tralasciare».

Così si legge sul Vocabolario Treccani alla relativa voce. Ecco, di fronte a certe azioni, ai progetti che vi stanno alla base e a quelli che si vorrebbero forzatamente imporre ai territori di montagna e che ad essi appaiono palesemente avulsi, fuori contesto, rozzi, impattanti, degradanti, io dico che bisognerebbe cominciare a definirli per ciò che realmente sono: delitti, contro la montagna, la sua cultura, il suo buon futuro e contro le comunità che le abitano, soggiogate a tali politiche così deviate e convinte ipocritamente che siano attuate per il loro bene, il che ne accresce la natura bieca.

In effetti avrei potuto utilizzare un termine ancora più forte come “crimine”, ma voglio coltivare – forse con eccessiva ingenuità – una pur flebile speranza che i promotori di quegli interventi vogliano arretrare rispetto ai passi finora compiuti e non andare invece ancora oltre, comprendendo finalmente la portata e l’impatto delle loro azioni e delle decisioni antecedenti non solo nella realtà presente ma soprattutto in quella futura e sotto ogni punto di vista.

Dunque, quello immortalato da Michele Comi nelle immagini presenti in questo post (è la nuova “ciclovia” realizzata in Val Poschiavina, laterale della Valmalenco famosa per la sua bellezza alpestre un tempo meravigliosamente intatta e ora vergognosamente sfregiata dalle ruspe) per me è un delitto, punto. E lo sono gli innumerevoli altri interventi basati sulla stessa deviata e pericolosa forma mentis: delitti, cioè – si veda la definizione lì sopra – atti che vengono meno al dovere di salvaguardare e di sviluppare virtuosamente la montagna in quanto patrimonio di tutti, azioni che tralasciano qualsiasi cura e consapevolezza verso i territori montani e le loro realtà naturali e antropiche. Delitti, non altro.

Delitti, ribadisco.

DELITTI. Ok?

Ecco, posto quanto sopra, è sempre più fondamentale che la montagna torni ad essere considerata tale: quale ambito culturale, economico, sociale, antropologico, patrimonio prezioso di tutti e poi, in base a ciò, gestita politicamente in modo consono alla sua realtà, ai suoi bisogni, a ciò che realmente si può definire “sviluppo” nel senso più ampio e compiuto del termine. Si smetta dunque una volta per tutte di considerarla un oggetto di consumo da patrimonializzare e vendere ovvero un banale divertimentificio ad uso di un turismo volgarizzante, e trasformata in un luna park le cui giostre risultano inquinanti non solo ecologicamente ma pure, e soprattutto, culturalmente. Altrimenti una sorte assai triste per le montagne e per chiunque le frequenta, da semplice visitatore o da residente stanziale, sarà inevitabile.

Usiamo i giusti termini, quindi, per definire certi “progetti”, fino a che le giuste azioni – consone, contestuali, equilibrate, meditate, sensate, virtuose, proficue, belle e ben fatte – a favore delle montagne non verranno finalmente attuate.

P.S.: qui potete leggere un articolo che “La Provincia di Sondrio” ha dedicato alle osservazioni di Michele Comi in merito ai nuovi progetti turistici presentati per la Valmalenco.

Gran Paradiso: i principi sull’elicottero, i princìpi a ramengo!

Leggiamo e sentiamo ormai costantemente sui media dichiarazioni e proclami a favore della salvaguardia dell’ambiente da parte delle istituzioni pubbliche, lo sapete bene: parole e definizioni come “sostenibilità”, “sviluppo sostenibile”, “green”, “difesa ambientale”, “impegno” eccetera, sono ormai vocabolario corrente nelle dichiarazioni suddette, al punto che verrebbe da credere che sul serio abbiano compreso la gravità della questione ambientale e climatica e si siano messe d’impegno al riguardo, quelle varie istituzioni.

Bene: la recente vicenda della Regione Valle d’Aosta che per «rinnovare l’impegno verso un futuro di sostenibilità e salvaguardia della natura» e darvi lustro mediatico accompagna sul Gran Paradiso il Principe Alberto II di Monaco trasportandolo fino a poco sotto la vetta con un elicottero, per giunta riservato al Soccorso Alpino (dunque pagato dai contribuenti), in territorio del Parco Nazionale e contravvenendo a qualsiasi regolamento vigente sui voli in tale ambito nonché ai pareri negativi del Corpo di Sorveglianza del Parco, per di più cercando goffamente di tenere nascosto il tutto, ovviamente non riuscendoci – racconta bene la vicenda Mountain Wilderness International, leggete qui – fa capire bene quale sia la reale predisposizione mentale e politica di quelle istituzioni nei riguardi della salvaguardia ambientale in relazione ai cambiamenti climatici. Cioè quanto realmente interessa alle istituzioni, questo tema.

«Per un solo volo d’elicottero! Cosa volete che sia?!» sosterrà qualcuno. Eh, in effetti perché non dare il buon esempio nella lotta all’alcolismo bevendo solo un paio di superalcolici invece che cinque o sei o dieci? Che saranno mai? Poi, be’, non c’è due senza tre, si sa, comunque fino a cinque li reggiamo bene, magari anche sei. O sette…

«Salvaguardia della natura»? Bla bla bla! (cit.)
«Impegno verso un futuro di sostenibilità»? Bla bla bla! (cit.)
«Innescare buone pratiche di mitigazione degli impatti negativi prodotti dall’uomo sull’ambiente»? Bla bla bla! (cit.)
Ecco.

Transizione ecologica e sostenibilità

A volte basta una sola immagine per raccontare più di innumerevoli parole.
In questo caso, bisogna ringraziare Michele Comi il quale, oltre a essere una delle più apprezzate guide alpine di Valtellina (nonché numerose altre cose) è pure bravissimo nel condensare in efficaci e suggestivi tratti grafici concetti tanto fondamentali quanto a volte inopinatamente ignorati. Forse perché fin troppo evidenti e dunque, nell’opinione superficiale o mendace di molti, banali.

Intanto (anche) nella suddetta Valtellina, terra “olimpica” nel 2026, pare già avviata da parte di alcuni la corsa per saltare sul treno milano-cortinese e spartirsi la “torta” servita all’affollato vagone ristorante… Be’, mi sa che se ne vedranno delle belle, al riguardo. Sperando che non siano troppo brutte, ecco.