Una settimana ancora all’arrivo de “Il Geopoeta”!

“[…] Questo testo è il completamento del lavoro di riflessione ed esplorazione di tutte le tematiche che hanno distinto l’originale cammino editoriale dell’autore. Le “boe” della sua narrativa vengono definite da quindici anni di viaggi, riflessioni, saggi, conferenze, reportage, attività in pubblico (incontri e soprattutto cammini geopoetici) che hanno originato quel percorso narrativo capace di prendere vita nelle storie che nascono tra il territorio e la presenza umana, soprattutto, sviscerando ancora più a fondo l’idea di una poetica della geografia, intesa come materia omnicomprensiva, inclusiva di tutto. Per tale ragione, il lungo capitolo 1 (“La geografia è poetica”) è una vera dichiarazione programmatica, politica e soprattutto poetica: creatività ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali. È la sfida dell’autore in cammino, nel viaggio come essenza per trovare “linguaggi e non parole.
(Dalla presentazione del libro sul sito di Bolis Edizioni. Qui invece potete trovare le altre presentazioni del libro in programma.)

Giovanni Orelli, “L’anno della valanga”

“Valanga” è un termine che possiede diversi usi e numerose accezioni: una valanga di pratiche da smaltire, una valanga di persone, valanghe di parole o di domande; pure nel calcio un portiere può effettuare un’uscita a valanga mentre gli arbitri vengono sepolti da valanghe di insulti… E poi c’è la valanga propriamente detta, quella fatta di neve, una delle cose più pericolose che si possano trovare sulla montagna invernale, tant’è che a ogni stagione il bollettino degli episodi mortali è sempre tremendamente cospicuo. Di contro, da che l’uomo ha preso a vivere sui monti in modo stanziale, la minaccia della valanga è sempre stata parte della sua quotidianità, con ben poche possibilità di difesa; così, mentre il cittadino legge l’altezza della neve sui bollettini della meteo con gioia proporzionale ai centimetri di manto nevoso al suolo, il montanaro oltre a una certa altezza comincia a preoccuparsi, ben sapendo che la candida e suggestiva neve che sbianca così fascinosamente il paesaggio può in breve diventare una vera e propria spada di Damocle assai letale. Ancor più se tale minaccia assoggetta un piccolo borgo di montagna dimenticato dai più, i cui pochi rimanenti abitanti ancora resistono a viver quella vita in quota ostica e faticosa tra le case viepiù abbandonate e le stalle che ospitano pochi animali a loro volta spaesati e, in una tale situazione di pericolo, risultino dunque ancora più indifesi e inermi – poche case vecchie, una manciata di abitanti e altrettanti animali in una zona non toccata dallo sviluppo turistico: a chi potrebbero mai interessare un posto così se non, gioco forza e pur tra mille remore esistenziali, ai soli autoctoni?
Giovanni Orelli, uno dei più intensi e intriganti scrittori svizzeri di lingua italiana, nativo di una delle valli più nevose in assoluto delle Alpi e di un cantone, il Ticino, il cui rapporto arduo, a volte tragico, con le valanghe è secolare e “antropologico”, nel 1965 debutta sulla scena letteraria con un romanzo che la valanga ce l’ha nel titolo e rende materia palpabilissima della narrazione: L’anno della Valanga (Edizioni Casagrande, 1991-2017, 1a ed. Mondadori 1965, con una introduzione di Vittorio Sereni) racconta proprio di un villaggio dell’Alto Ticino (non vi sono riferimenti geografici precisi ma è intuibile che Orelli racconti delle sue terre natìe) sul quale, in forza di un inverno dalle nevicate eccezionali, incombe dai monti sovrastanti la minaccia spaventosa di una potenziale valanga che, nel caso si staccasse dalle alte creste e piombasse sulle case, facilmente causerebbe una devastazione pressoché totale []

(Leggete la recensione completa de L’anno della valanga cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Mercoledì 13 marzo, Bergamo: “Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”

È per me un grande onore essere nuovamente al fianco del leggendario Davide Sapienza per la presentazione del suo ultimo e fondamentale libro, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, alle 18.30 di mercoledì 13 marzo a Bergamo nella Sala Viscontea dell’Orto Botanico, in concomitanza con la Giornata Nazionale del Paesaggio 2019. Intorno al libro, edito da Bolis Edizioni, chiacchiererò con Davide e con Elena Maffioletti, figura peraltro preziosa per la stesura del testo.

Già vi anticipavo qualcosa qui de Il Geopoeta e della sua importanza se possibile ancor maggiore, rispetto ad altri testi – senza affatto sminuirne i grandi valori letterari -, nella produzione di Davide Sapienza, del quale originale e distintivo cammino editoriale il libro fissa con grande forza espressiva i temi e le idee principali. Quindici anni fondamentali di un intenso tempo vitale in effetti anche più lungo in cui i viaggi, le riflessioni, i reportage e le attività con il pubblico hanno creato un percorso narrativo sempre vivo tra territorio e uomo, delineando l’idea geopoetica. “La geografia è poetica”, è creatività, ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali, una sfida in cui l’autore ricerca “linguaggi e non parole”.

I nove capitoli del libro sono un viaggio in luoghi reali, dove il lavoro geopoetico di Sapienza si sta svolgendo (come per esempio nel Nordland, regione dell’Artico norvegese, presso il Nordland Nasjonalparksenter), in luoghi trasfigurati, che sono geografia fisica e artistica, per arrivare alla geografia astrale. Sono queste le “avventure nelle terre della percezione”, luoghi ed esperienze solo in apparenza remoti, in cui la percezione riprende le redini del nostro vivere travalicando la geografia fisica per diventare luogo dell’immaginario: «Il geopoeta vede l’orizzonte oltre la mappa perché la geografia parla una lingua libera che ci conduce dalla percezione alla conoscenza

Fino a dopo la presentazione del 13 marzo il libro (che possiede il valore aggiunto di una bellissima opera di Samantha Torrisi in copertina) può essere acquistato solo in prenotazione, a prezzo speciale (per chi partecipa all’incontro, verrà consegnato all’ingresso) oppure nelle librerie, anche online: qui trovate le modalità per acquistarlo.
Ma certamente, inutile dirlo, sarà una gran bella e gioiosa cosa se potrete e vorrete partecipare alla presentazione che, grazie al Geopoeta e a Davide, sarà un’esperienza che vi resterà dentro vivida a lungo, ne sono sicuro.

Lo sviluppo intellettuale? Merito di Dürrenmatt!

Charlotte Kerr, la seconda moglie di Friedrich Dürrenmatt, un giorno di gennaio del 1992 telefonò a Mario Botta: «Sarebbe disposto a venire a Neuchâtel? Ho deciso di regalare la casa di Dürrenmatt e il terreno per costruirvi un museo. Mi mancano i soldi per la costruzione, ma sono certa che li troveremo… Allora, che ne dice? Perché non viene a dare un’occhiata?» «Che c’entrano i soldi quando si tratta di Dürrenmatt? A lui devo il mio sviluppo intellettuale. Certo che vengo.»

(Conversazione citata da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.83. Il “museo” in questione è il Centre Dürrenmatt Neuchâtel, al quale fa riferimento l’immagine in testa al post: cliccateci sopra per saperne di più, oppure cliccate qui per visitarne il sito web.)

Friedrich Dürrenmatt, “La Valletta dell’Eremo”

C’è il serio rischio, sappiatelo, che questa mia “recensione” (termine virgolettato dacché usato per mera semplicità e rapidità di concetto, dovrei parlare di impressioni di lettura, semmai), si risolva in men che non si dica, poche righe e stop, detto tutto. E non perché non abbia da dirvi a sufficienza sul libro in questione, anzi, forse proprio per il motivo opposto, che tuttavia sottosta a un superiore ordine di “giudizio” (altro termine che uso per brevità) il quale potrebbe risolvere tutto quanto rapidamente, appunto. Nemmeno conta il fatto che il testo in questione occupi meno di settanta pagine: nuovamente la sua brevità è direttamente proporzionale agli elementi di discussione che può far scaturire. Conta invece moltissimo il fatto che, per il sottoscritto – ma, sia chiaro, sono l’ultimo e il più “piccolo” in prestigio a sostenere quanto di seguito – Friedrich Dürrenmatt sia senza alcun dubbio uno dei più grandi scrittore europei dell’intero Novecento, nobilissimo rappresentante di un panorama letterario, quello svizzero, piccolo come il proprio territorio nazionale eppure di grande spessore e altissima qualità. La Valletta dell’Eremo (Edizioni Casagrande, 2002, cura e traduzione di Donata Berra; orig. Vallon de l’Ermitage, 1986) è un perfetto esempio di quanto ho appena affermato, pur rappresentando un’opera “secondaria” nella bibliografia di Dürrenmatt che tuttavia, nella sua particolarità, ne rispecchia in modo evidente la personalità umana e letteraria []

(Leggete la recensione completa de La Valletta dell’Eremo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)