Una libreria che è anche una galleria d’arte, un archivio, un luogo per esposizioni artistiche di varia natura, di incontri pubblici e seminari. La Gallibreria è il multiforme spazio aperto da giugno 2018 a Firenze dal Centro Di – Centro di Documentazione Internazionale sulle arti, fondato nel 1968 da Alessandra e Ferruccio Marchi e divenuto, tra le altre cose, una delle più rinomate case editrici italiane di volumi d’arte, architettura, arti decorative, archeologia, cataloghi di mostre e libri d’artista, con un archivio di oltre 25.000 titoli ora reso fruibile proprio grazie alla Gallibreria. Nei suoi ambienti, accanto alla vendita dei volumi, è proposta una serie di mostre tematiche sui libri con i libri: sei esposizioni all’anno, allestite partendo da una speciale selezione di volumi dall’archivio storico e da collezionisti privati a cui si aggiungeranno nuove edizioni nazionali e internazionali, con il preciso intento di comporre una ideale bibliografia del tema proposto, partendo dal passato e arrivando fino agli esiti più recenti.
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La libertà dell’individuo non può essere delegata a nessuno
Ritengo che non ci sia libertà politica senza libertà intellettuale. La libertà non può essere delegata, tanto più alle esigenze del potere, quali esse siano. Quando si lascia il potere decidere dove comincia la libertà dell’uno e dove si ferma quella dell’altro, si è quasi sicuri che le decisioni verranno prese a scapito di chi, di libertà, ne ha già poca. “Ciò che conta” diceva ottimamente Boris Vian, “non è la felicità di tutti, è la felicità di ognuno”. Idem per la libertà. Per quanto mi riguarda, misuro il valore di una società sulle possibilità che offre a ciascuno di essere libero, a partire dal momento in cui non si muore più di fame o di freddo. Dire, senza precisazioni, che siamo “liberi” nelle nostre società di democrazia liberale è una semplificazione molto vicina a una menzogna. Quel che si può dire è che molti individui, ma non certo tutti, anzi, hanno maggiori opportunità di essere liberi nelle nostre società occidentali che in altre. Non è poco, ma non basta per atteggiarsi a coscienza morale ed esemplare davanti al resto del mondo.
(Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, Milano, 2007, pag.206.)
Selma Lagerlöf, “Uomini e Troll”
[…] Se folletti, troll, draghi e creature misteriose varie abitano soprattutto la Natura più incontaminata – da noi la cerchia alpina è un ambito perfetto in tal senso, pullulante di innumerevoli entità arcane – ancor più affollato di questi esseri sovrumani è il Nord Europa, che nei secoli ha maturato una mitografia unica e tutt’oggi ineluttabile legata anche ad una notevole conservazione dell’antico retaggio pagano e panteista presente nelle culture nordiche (mentre da noi il cattolicesimo ha sempre soffocato tali credenze popolari, spesso con la violenza). Al così intenso rapporto che lega uomini del Nord e entità misteriose della Natura la grande scrittrice svedese Selma Lagerlöf (l’autrice di uno dei personaggi per l’infanzia più “leggendari” di Scandinavia ma ben conosciuto dai bambini di buona parte del mondo, Nils Holgersson) ha spesso dedicato i suoi scritti – a volte inevitabilmente, narrando la vita, i costumi e le tradizioni della sua terra e, dunque, trovandosi ad avere a che fare quelle creature: Uomini e Troll (Iperborea, 2018, traduzione di Andrea Berardini e Emilia Lodigiani) raccoglie alcuni di questi racconti, tratti da due differenti versioni (una del 1915, l’altra del 1921) del suo libro Troll och Människor […]
(Leggete la recensione completa di Uomini e Troll cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Una società di persone sole
Quando viaggiavo regolarmente per l’Artico, di solito chiedevo agli Yupik, agli Inupiat e agli Inuit come avrebbero definito la gente della mia civiltà. Una risposta che mi sentivo dare con sconsolante frequenza era «soli». La cura per la solitudine non è socializzare di più. È costruire e mantenere amicizie intime.
(Barry Lopez, Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione, Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, pag.120. Al proposito, nel mio piccolo-piccolo, ne ho scritto qui. Cliccate invece qui per leggere la personale “recensione” del libro di Lopez.)
Mentire è l’opposto di raccontare
Oggi siamo abituati a pensare alla “verità” come a una cosa che si può affermare esplicitamente piuttosto che evocare in maniera metaforica al di fuori della scienza e della cultura occidentale. La verità non può essere ridotta ad aforismi o formule. È qualcosa di vivo e impronunciabile. Le storie creano un’atmosfera nella quale essa diventa distinguibile in quanto forma. Se chi narra una storia insiste su relazioni che non esistono, sta mentendo. Mentire è l’opposto di raccontare.
(Barry Lopez, Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione, Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, pag.39. Cliccate sulla copertina del libro qui accanto per leggerne la mia “recensione”.)
Mentire è l’opposto di raccontare. Quanto è fondamentale questa affermazione di Lopez per la nostra epoca contemporanea, dove tutti “raccontano” tutto ma sempre meno sanno realmente qualcosa! Forse proprio perché di frequente non si raccontano cose vere ma “verità” presunte e di comodo, e molto spesso solo attraverso formule preconfezionate (ovvero slogan) prive di alcuna argomentazione e tanto meno di riscontri effettivi? La domanda è retorica, sia chiaro, la risposta è già in essa.
