Un asilo di mocciosi troppo cresciuti

A volte il mondo degli adulti – che poi è ciò che viene ordinariamente identificato con “la società” – in verità mi sembra un asilo pieno di bambinetti mocciosi, viziati, stupidi e insolenti troppo cresciuti. Un asilo dal quale le maestre siano fuggite via dalla disperazione, così che quelli, privi di controllo, possano dire e fare tutto ciò che gli pare, ovvero quello che la loro “mocciosaggine” li fa credere e sentire liberi di poter fare.

P.S.: e a quanto pare non è solo una mera impressione, la mia.

Armonie urbane

Le città, in fondo ancora più che gli spazi naturali, devono basarsi sull’armonia – e non solo urbanisticamente o architettonicamente.
Se il paesaggio in Natura è il frutto della percezione culturale di un territorio già formato e semmai solo modificato dall’uomo, il paesaggio in città deve rappresentare la percezione – comunque culturale – del territorio che l’uomo può e deve formare, e che la Natura può solo ingentilire.
Quando ciò accade, le città possono essere luoghi autenticamente vitali. Altrimenti la sciatteria e il caos urbani sono dietro l’angolo di ogni loro edificio.

I geni, e gli stupidi

Continuo a essere convinto che, salvo rari casi (ovvio pensare a Leonardo da Vinci, viste le celebrazioni in corso) non siano esistiti e non esistano geni a questo mondo – e intendo, col termine, gente che fa cose di valore e utilità fuori dall’ordinario a favore del nostro mondo, semmai sono sempre esistiti e continuano a esistere fin troppi stupidi. Che abbassano la media, deprimono il livello di discrimine (condizione che nulla c’entra con il tasso di istruzione, ça va sans dire) e, di conseguenza, rendono “geniali”, ovvero considerati tali, individui di ragguardevole ma non insuperabile ingegno. Posti i veri, grandi, indubitabili geni, ribadisco, che sono comunque (e a prescindere da qualsiasi relativizzazione) eccezioni.

Sia chiaro, la mia non è una riflessione con la quale voglio sminuire il valore di tali ingegnosi individui, anzi, per fortuna – per il mondo e l’umanità, appunto – che ve ne sono. Al contrario, è una riflessione con la quale vorrei evidenziare quanta stupidità ci sia, al mondo. E niente affatto fortuita e involontaria, sovente conscia, indotta, ben “coltivata” e pervicacemente praticata. Insomma, nel suddetto processo diffuso di degradamento e confusione intellettuale, la persona capace di mostrarsi ingegnosa spesso vede inesorabilmente depotenziata la propria possibile genialità – e i benefici da essa derivanti, di conseguenza – rischiando pure la disconoscibilità. Forse di “geni” – di persone capaci di fare cose importanti e preziose – ce ne potrebbero essere anche di più, in pratica, se il suddetto livello fosse in generale più alto e molta meno gente non ambisse a manifestarsi e mostrarsi tanto stupida, ergo dannosa per il mondo in cui vive – in cui tutti noi, vicini o lontani, ingegnosi o meno, viviamo.

Un test

Sto pensando a dove si potrebbero installare aggeggi come quello raffigurato nell’illustrazione qui sopra e, pur meditando a fondo e a lungo, mi viene sempre in mente un luogo, principalmente, solo che se lo dicessi/scrivessi poi sicuramente qualcuno finirebbe per darmi del sovversivo e allora, beh… allora no, non ve lo dico che li metterei accanto ai seggi elettorali condizionando al “risultato” la partecipazione al voto. Già
Ma appunto, scordatevelo proprio che lo scriva. Ecco.

Il paradosso della tolleranza

La tolleranza, al pari della libertà, non può essere illimitata, altrimenti si autodistrugge. Infatti la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.

(Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici. Volume I: Platone totalitario, Collana «Filosofia e problemi d’oggi», Armando Editore, 1a ed. 1973, ultima ed. 2004. N.B.: l’affermazione citata è anche conosciuta come paradosso della tolleranza.)