L’onestà paga, sempre. Ma con assegni scoperti.
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Forti con i deboli, deboli con i forti

LA CORNACCHIA E LA PECORA
Un’odiosa cornacchia planò sulla schiena di una pecora.
Affondando i suoi artigli affilati sul dorso lanoso dell’ovino, la prepotente si fece portare a lungo nel cammino.
La pecora, dopo un po’ si girò verso l’uccellaccio, e disse:
“Se ti fossi posata sulla schiena di un cane lupo, avresti visto! Devi solo ringraziare gli dei che non ho i denti affilati e i riflessi del lupo”.
Ma la cornacchia rispose:
“Mia cara, distinguo bene i deboli dai forti. Scelgo chi posso sfruttare, so chi devo blandire e ne approfitto di conseguenza.
Per questo vivo mille anni.
(Gaio Giulio Fedro, Favole. Tratta da La Rivista Culturale, qui.)
P.S.: sì, Fedro è nato più di due millenni fa in Tracia, non in tempi recenti in Italia. Anche se si direbbe, già.
La libertà dell’individuo non può essere delegata a nessuno
Ritengo che non ci sia libertà politica senza libertà intellettuale. La libertà non può essere delegata, tanto più alle esigenze del potere, quali esse siano. Quando si lascia il potere decidere dove comincia la libertà dell’uno e dove si ferma quella dell’altro, si è quasi sicuri che le decisioni verranno prese a scapito di chi, di libertà, ne ha già poca. “Ciò che conta” diceva ottimamente Boris Vian, “non è la felicità di tutti, è la felicità di ognuno”. Idem per la libertà. Per quanto mi riguarda, misuro il valore di una società sulle possibilità che offre a ciascuno di essere libero, a partire dal momento in cui non si muore più di fame o di freddo. Dire, senza precisazioni, che siamo “liberi” nelle nostre società di democrazia liberale è una semplificazione molto vicina a una menzogna. Quel che si può dire è che molti individui, ma non certo tutti, anzi, hanno maggiori opportunità di essere liberi nelle nostre società occidentali che in altre. Non è poco, ma non basta per atteggiarsi a coscienza morale ed esemplare davanti al resto del mondo.
(Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, Milano, 2007, pag.206.)
Quando le “persone per bene” difendono i criminali
I femminicidi e le violenze di genere, il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo (ri)crescente ma pure la corruzione così diffusa, il malaffare, l’impunità di così tanti comportamenti illegali, la mafia ma pure, più nel “piccolo” quotidiano (ma solo nella sostanza, non nel principio) la maleducazione, l’inciviltà… Quasi sempre, quando sui media escono notizie riguardanti le questioni appena elencate e la molteplici altre simili, si punta – ovviamente – il dito contro i colpevoli, a volte contro i mandanti (se non siano degli “intoccabili”, ahinoi) e così si pensa di “risolvere” la cosa, a prescindere che dai suoi sviluppi ne possano uscire conseguenze giuridico-penali. Quasi mai, invece, ci si sofferma sul fatto che, se certe situazioni di illegalità più o meno gravi si generano e continuano a manifestarsi, è anche – se non soprattutto – grazie ad un clima sociale e “culturale” (virgolette obbligatorie) favorevole alla loro manifestazione e perseveranza. Un clima di disinteresse, menefreghismo o di assenza di senso civico e di dignità morale, di ignoranza, di dissonanza cognitiva, di chiusura mentale – oppure, forse, di consonanza mentale.
Un caso palese al riguardo accade a Serina, piccolo paese in provincia di Bergamo, nel quale si manifesta vicinanza e appoggio e si avvia una petizione a favore di un prete pedofilo che violentò più volte e per lungo tempo una bambina di sei anni, crimine ignobile per il quale è stato condannato in via definitiva a 6 anni. Colpevole, insomma, senza più alcun dubbio. Ma parte degli abitanti del suo paese si schierano al suo fianco. Sono suoi complici, parlano di “ingiustizia”, evidentemente approvano la pedofilia di siffatto omuncolo al punto da far sentire colpevole la vittima. Peggio che “semplici” bigotti della più profonda e buia provincia italica: sono virtualmente pedofili pure loro.
Ecco: sono tali situazioni, così diffuse in una società culturalmente degradata come quella italiana, a fare in modo che certe illegalità, certi abusi, certi crimini spesso ignobili ed efferati continuino ad accadere senza che nessuno o quasi sappia porvi un freno.
Ah, ovviamente a quella lista in testa all’articolo metteteci pure la pedofilia clericale, appunto. Che per molti “fedeli” (oltre che per la chiesa stessa, nonostante l’ipocrita blablabla mediatico) non esiste o è una “diceria maligna ispirata dal demonio”.
P.S.: cari serinesi promotori di quella petizione a favore del vostro ex curato, ve lo dico da conterraneo: mi fate pena e ribrezzo.
Fare più figli, o fare più (i) genitori?
Si discute spesso, sui media, del costante e preoccupante calo del tasso di natalità nelle società occidentali e, in particolare, in quella italiana. Giustissimo, ci mancherebbe: qualsiasi buon sviluppo futuro della società non può prescindere dalla sostenibilità demografica della società stessa, è lapalissiano – a meno di apporti immigratori ingenti che, d’altro canto, generano le ben note questioni.
Tuttavia, posto quanto sopra, consentitemi di mettere qualche “puntino sulle i” – cinicamente, forse, ma tant’é. Perché va bene il dover fare più figli ovvero mettere le famiglie nelle condizioni ideali per procreare, ma poi…
- Ho visto madri e padri usare linguaggi terribilmente scurrili con accanto i propri figli piccoli;
- Ho visto madri e padri accendere sigarette e sbuffare il fumo in faccia ai propri figli piccoli senza nemmeno rendersene conto;
- Ho visto padri con accanto figli che piangevano sbottare loro cose del tipo «Non mi rompere i cog***ni!»;
- Ho visto un padre giocare ad un video poker con il figlio piccolo seduto in terra accanto allo sgabello con in mano un cellulare, evidentemente per tenerlo occupato e “buono”;
- Ho letto di genitori di bambini che giocavano a calcio azzuffarsi sulle tribune del campo di gioco coi figli che li guardavano sgomenti e piangenti;
- Ho letto di genitori che hanno aggredito e malmenato docenti scolastici rei di aver dato un brutto voto ai figli, senza nemmeno chiedersi se quel voto fosse effettivamente meritato;
- Ho visto – vedo non di rado persone a cui io non darei da curare nemmeno un criceto che “crescono” bambini, propri figli, con modalità talmente becere e rozze che nemmeno un criceto si meriterebbe.
Facciamo più figli, va bene, ma non facciamone solo una questione di “quantità”. Anzi, è soprattutto una questione di qualità, se così posso dire, dato che quei bambini saranno gli adulti di domani, i cittadini della futura società civile, i custodi della sua identità culturale e dei suoi valori, coloro i quali dovranno garantirsi e garantire alla società un buon vivere e un altrettanto buon futuro – inteso come sviluppo culturale, sociale, politico, civico – e ciò può avvenire certamente grazie alla scuola (che tuttavia non può sempre sopperire alle mancanze dei genitori) e, in primis, grazie alla famiglia e all’ambiente sociale nel quale potranno crescere. Un processo di causa-effetto che può essere sempre più virtuoso, se tale viene costruito da chi ne è parte, oppure sempre più degradato e degradante. Purtroppo, pure un processo che, in questa sua seconda derivazione, subisce una sorta di effetto Dunning-Kruger che ne aggrava tristemente la portata.
Ribadisco: sarò cinico, ma io temo che numerosi genitori non siano in grado di crescere figli nel modo migliore per i figli stessi e, appunto, di rimando per il mondo che domani abiteranno. Di sicuro non i genitori dei quali ho fatto lì sopra il piccolo e per nulla esaustivo elenco. Ecco.
