Fare più figli, o fare più (i) genitori?

Si discute spesso, sui media, del costante e preoccupante calo del tasso di natalità nelle società occidentali e, in particolare, in quella italiana. Giustissimo, ci mancherebbe: qualsiasi buon sviluppo futuro della società non può prescindere dalla sostenibilità demografica della società stessa, è lapalissiano – a meno di apporti immigratori ingenti che, d’altro canto, generano le ben note questioni.

Tuttavia, posto quanto sopra, consentitemi di mettere qualche “puntino sulle i” – cinicamente, forse, ma tant’é. Perché va bene il dover fare più figli ovvero mettere le famiglie nelle condizioni ideali per procreare, ma poi…

  • Ho visto madri e padri usare linguaggi terribilmente scurrili con accanto i propri figli piccoli;
  • Ho visto madri e padri accendere sigarette e sbuffare il fumo in faccia ai propri figli piccoli senza nemmeno rendersene conto;
  • Ho visto padri con accanto figli che piangevano sbottare loro cose del tipo «Non mi rompere i cog***ni!»;
  • Ho visto un padre giocare ad un video poker con il figlio piccolo seduto in terra accanto allo sgabello con in mano un cellulare, evidentemente per tenerlo occupato e “buono”;
  • Ho letto di genitori di bambini che giocavano a calcio azzuffarsi sulle tribune del campo di gioco coi figli che li guardavano sgomenti e piangenti;
  • Ho letto di genitori che hanno aggredito e malmenato docenti scolastici rei di aver dato un brutto voto ai figli, senza nemmeno chiedersi se quel voto fosse effettivamente meritato;
  • Ho visto – vedo non di rado persone a cui io non darei da curare nemmeno un criceto che “crescono” bambini, propri figli, con modalità talmente becere e rozze che nemmeno un criceto si meriterebbe.

Facciamo più figli, va bene, ma non facciamone solo una questione di “quantità”. Anzi, è soprattutto una questione di qualità, se così posso dire, dato che quei bambini saranno gli adulti di domani, i cittadini della futura società civile, i custodi della sua identità culturale e dei suoi valori, coloro i quali dovranno garantirsi e garantire alla società un buon vivere e un altrettanto buon futuro – inteso come sviluppo culturale, sociale, politico, civico – e ciò può avvenire certamente grazie alla scuola (che tuttavia non può sempre sopperire alle mancanze dei genitori) e, in primis, grazie alla famiglia e all’ambiente sociale nel quale potranno crescere. Un processo di causa-effetto che può essere sempre più virtuoso, se tale viene costruito da chi ne è parte, oppure sempre più degradato e degradante. Purtroppo, pure un processo che, in questa sua seconda derivazione, subisce una sorta di effetto Dunning-Kruger che ne aggrava tristemente la portata.

Ribadisco: sarò cinico, ma io temo che numerosi genitori non siano in grado di crescere figli nel modo migliore per i figli stessi e, appunto, di rimando per il mondo che domani abiteranno. Di sicuro non i genitori dei quali ho fatto lì sopra il piccolo e per nulla esaustivo elenco. Ecco.

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7 pensieri su “Fare più figli, o fare più (i) genitori?”

  1. Eh… la metto sullo scherzoso? Ma sì dai… Il mio unico vero rimpianto e non potere approfittare delle prossime generazioni, di non essere cioè in una posizione di rilievo tale, che mi permetta di avere vantaggi, che mi permetta cioè di sfruttare i futuri adulti, cresciuti in questi contesti.

      1. Ma non lo so, fondando un partito, divenendo iper-dirigente in qualche aziendissima e schiavizzandoli, ufficiale di alto rango e usandoli in missioni pericolose e via discorrendo, qualcosa (simpaticamente) del genere.

      2. Sì… in effetti sono idee molto interessanti e assai nobili. 😀 Io invece resto legato a quella di una “divertente” permanenza nei livelli più bassi delle miniere del Sulcis… 8-900 metri di profondità possono bastare, ecco. 😉

  2. Giusto, e molto condivisibili anche i commenti, se pur feroci. Purtroppo non è facile fare i genitori, che non ce lo insegna nessuno e ancor più purtroppo certi figli di oggi prima o poi si scontreranno con la vita vera e allora, o cambiano o Sulcis

    1. Esatto, Paola. Essere genitori è una cosa meravigliosa tanto quanto impegnativa – nel senso buono, certo, ma responsabilizzante. Stai crescendo una persona, non una pianta di fichi che, se anche non la guardi, basta che la bagni e quella cresce comunque. No, non è così, eppure ho la netta e triste sensazione che un po’ troppi genitori non se ne rendano conto. O non se ne vogliano rendere conto.

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