L’onesta paga

L’onestà paga, sempre. Ma con assegni scoperti.

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Parole dette vs. parole scritte. Quando, per salvare l’editoria italiana, servono fatti, non (appunto) tanti blablabla…

Leggo qualche giorno fa sul Punto Informatico un articolo (QUI l’originale, firmato da Mauro Vecchio) il cui titolo logo_PuntoInformaticonon può che inevitabilmente attrarre la mia attenzione, Motori di ricerca per salvare l’editoria.Salvare l’editoria, già. Ovvero la lettura, i libri, la cultura per eccellenza, insomma – penso subito. Nell’articolo sono riportate alcune dichiarazioni del sottosegretario all’Editoria Giovanni Legnini (lo vedete ritratto nell’immagine qui sotto) che, appunto, leggo con interesse:
Una rigorosa ristrutturazione della filiera editoriale, per fare in modo che i motori di ricerca su Internet vengano sollecitati a fornire un contributo al progetto di innovazione dell’intero sistema.
E più avanti:
Sfido chiunque a trovare un capitolo di spesa pubblica che si è ridotto in maniera così drastica (…) La proliferazione incontrollata di contenuti editoriali sul web porrebbe la sfida più delicata al futuro dell’industria tricolore (…) Gli stessi motori di ricerca andranno sollecitati a fornire un contributo al progetto di innovazione del sistema editoriale.
Inoltre Legnini “vorrebbe “spiegare a tempo debito” come questi stessi motori di ricerca su Internet debbano partecipare attivamente con un contributo” (al sostentamento del comparto editoriale, n.d.s.).
Dopo aver letto tali dichiarazioni, la mia reazione primaria è stata: EH?!?
Voglio dire: lodevole l’iniziativa del sottosegretario Legnini, soprattutto quando (ri)pone l’evidenza sui drastici tagli di spesa subiti dal comparto editoriale italiano – il cui fondo, ricorda l’articolo, è calato da 700 a 95 milioni di euro dal 2005 alla fine del 2012, con quest’ultimo importo a rappresentare lo 0,01125 per cento del bilancio dello Stato – ma, appunto rimuginando su quanto letto, mi è rapidamente sorta l’impressione di essere di fronte alle solite belle parole, alle consuete ottime intenzioni e proposizioni di cambiamento, di rinnovamento, di ripartenza o che altro di simile, dietro le quali tuttavia non c’è assolutamente nulla di concreto. Nulla, solo fumo, niente arrosto. Pare suppergiù sulla mia lunghezza d’onda Massimo Mantellini il quale, nel proprio blog – anch’esso citato dall’articolo del Punto Informatico – ricorda che “La questione del comparto dei motori di ricerca (un simpatico eufemismo burocratico per dire Google) è infinitamente più complessa, ma a differenza di quanto afferma Legnini sarebbe buona cosa se il governo scegliesse di affrontarla per una volta fuori dalla accezione solita e lobbistica per cui ci sono i pirati da una parte e un comparto in crisi dall’altro.” Assolutamente d’accordo.
Insomma, pare che, almeno per il momento, un vero interesse, una premura funzionale al bene – vorrei dire un autentico amore – per l’editoria in quanto comparto generatore di cultura, valore del quale, inutile Legnini_photodirlo, c’è un disperato bisogno, in Italia, non ci sia ma, in perfetto stile istituzionale italiota, ci siano solo belle (?) parole, ovvero quanto di più inutile per l’industria editoriale italiana.
O forse c’è qualcos’altro… L’articolo del Punto Informatico così chiosa: “Dal sito giovannilegnini.it, una successiva precisazione dello stesso sottosegretario all’Editoria, che ha subito aperto agli esperti del settore per la raccolta di proposte e soluzioni. “Ci tengo a precisare che sono culturalmente lontanissimo da qualunque idea finalizzata al controllo dell’informazione – scrive Legnini – in qualsiasi forma si manifesti, soprattutto quella online”. Riflessioni e proposte potranno essere inviate all’indirizzo di posta elettronica info@giovannilegnini.it.
Ah, bene. Forse, c’è soltanto il fatto che non si sa che pesci pigliare. Un’altra “usanza” assai tipica di questo derelitto paese.
Beh, cara editoria italiana, non credo tu abbia un gran futuro, se così andranno le cose. Anzi: ne gran e ne piccolo, e ne futuro, temo. Certo, la speranza è l’ultima a morire, lo so bene – a meno che non le si faccia attraversare bendata un poligono di tiro, come pare qui accada di continuo…