L’onesta paga

L’onestà paga, sempre. Ma con assegni scoperti.

Quelli che buttano i mozziconi in terra

Comunque, ci tengo anche a dire che quei tanti (troppi!) fumatori che tranquillamente fumano le loro sigarette lungo le pubbliche vie e poi, altrettanto tranquillamente, come fosse la cosa più normale e ovvia da farsi, buttano in terra i mozziconi, fosse per me li condannerei a 5 (cinque) anni di lavori socialmente e culturalmente utili. E, in caso di recidiva, altri 5 anni che comprendano specificatamente la pulizia del suolo pubblico con la personale orofaringe anteriorela lingua, sì.

Perché proprio in forza della sua semplicità e banalità, che l’ha reso tanto automatico e istintivo, il gesto di buttare i mozziconi di sigaretta in terra trovo che sia di una maleducazione e di una inciviltà mostruose. Oltre che, chiaramente, d’una nocività estrema: la città di Ginevra, che di recente ha lanciato una campagna di denuncia e contrasto di tale inciviltà (la quale, appunto, purtroppo ha caratteri pandemici planetari, e infatti altre città si sono mosse in tal senso – ma evidentemente a molti il fumo ha dato alla testa), ha calcolato che in una sola domenica vengono gettati sul suolo pubblico cittadino 476.000 mozziconi. Se si considera che Ginevra è una città di nemmeno duecentomila abitanti (d’uno stato peraltro ben più civile di molti altri) e se dunque si prova a immaginare come quella quantità di mozziconi possa proporzionalmente aumentare, su scala globale (ve lo anticipo io: 10.000.000.000 – dieci miliardi al giorno, si veda qui), e se infine si considera che un mozzicone di sigaretta impiega anche decine di anni per decomporsi, ne esce il ritratto di una vera e propria catastrofe ambientale. Quasi invisibile dacché estremamente frammentata ma, proprio per questo, altrettanto estremamente dannosa.

Ecco.

Forse, a invocare la condanna suddetta per gli incivili che buttano i mozziconi di sigaretta in terra, sono stato fin troppo magnanimo, già.

P.S.: sì, di nuovo so benissimo che ci sono in vigore leggi punitive (troppo poco tali, forse) al riguardo, ma tanto qui quasi nessuno le rispetta e quasi nessuno le applica e le fa rispettare. Dunque, amen!

Col braccio fuori dal finestrino

Ora: so benissimo che dire a quelli che d’estate guidano la propria autovettura col braccio fuori dal finestrino che non possono ovvero non dovrebbero farlo è un po’come dire ai piccioni – o a similari specie di volatili – di non defecare sulla macchina appena uscita dall’autolavaggio. E so altrettanto bene che rimarcare a quelli che d’estate guidano la propria autovettura col braccio fuori dal finestrino che tale comportamento è punibile dal Codice della Strada comporta niente più che un’alzata di spalle, posto quanto qui ci si diverta a rispettare il meno possibile le regole civiche. Ma se a tutto ciò – ovvero a quelli che d’estate guidano la propria autovettura col braccio fuori dal finestrino infischiandosene di norme civiche, buon senso, sicurezza e quant’altro – si aggiunge pure l’andare a 35 all’ora su strade extraurbane, come se le strade stesse fossero a loro uso esclusivo e come se dietro non vi fosse una lunga colonna di altri automobilisti che vorrebbero andare un po’ più spediti, magari per proprie inevitabili ragioni di fretta, mentre quelli, del tutto imperturbabili, continuano a guidare come se fossero accomodati su una sdraio a motore sì da godersi l’arietta fresca sulle gote, beh… ecco, cari automobilisti col braccio fuori dal finestrino, sappiate che de da un lato il vostro comportamento fa cadere le braccia o, in alternativa, fa levare le braccia al cielo, dall’altro vi meritate numerose multe un tanto al braccio o, sempre in alternativa, qualcosa di più concreto elargito a pieno braccio. E non cercate alcuna solidarietà, è inutile: tanto, nel caso, ce ne resteremo con le braccia incrociate.

Ecco.

La pianta è incolpevole!

vignetta-fumetto-incidente_01Avevo davanti un tizio in auto, oggi sulla statale, che in duecento metri o poco più di strada ha commesso più infrazioni di un difensore falloso e ubriaco in area di rigore: si è immesso sulla carreggiata senza indicatore di direzione procedendo poi a 30 km/h, non ha dato la precedenza a un pedone già sulle strisce, infine ha di nuovo svoltato senza indicatore di direzione. Beh, mi è venuto spontaneo di abbassare il finestrino e urlargli di andare a schiantarsi contro la prima pianta a lato della strada.

Poi però, me ne sono pentito. Mi sono detto che no, non era giusto, avevo esagerato. La pianta non aveva fatto nulla di male, che c’entrava lei con un incivile del genere?

Un palo, ecco. O un muro, bello resistente. Meglio.