L’infinito a portata di sguardo (reload!)

P.S. (Pre Scriptum): pubblicavo il post sottostante poco più di un anno fa, qui sul blog, e credo sia assolutamente consono anche all’evento astronomico di questa sera, seppur mi auguro che il suo invito possa sempre essere “consono” – per un necessario bisogno “antropologico”, ecco. Buona congiunzione Luna-Marte!

Spero proprio che gli esseri umani non perdano mai la preziosa capacità di restare incantati ad osservare il cielo stellato. Probabilmente alcuni la stanno già smarrendo, forse in certi casi non è colpa loro ma di mancanze altrui. Fatto sta che da sempre la volta celeste dona la più potente visione che l’occhio umano possa cogliere, una visione la cui intensa, soverchiante bellezza sa rimetterci al nostro posto – noi uomini sovente troppo dissennati e arroganti qui, su questo granello di roccia sperso nello spazio – e al contempo sa regalarci un’irresistibile, esaltante, incommensurabile sensazione di immensità, che possiamo percepire e sentire spandersi direttamente nel cuore, nell’animo e nello spirito. Null’altro sa darci tutto ciò e, ne sono convinto, niente altro è ugualmente prezioso e utile.

Incantatevi, a osservare le stelle, regalatevi questa emozione insuperabile. Sintonizzatevi sull’infinito, e vedrete che accadrà una sorta di prodigio: resterete coi pieni ben saldi a terra ma nella testa avrete la luce delle stelle.

Lo scandalo infinito

Intanto lor “signori” intonacati, in barba agli ormai incalcolabili casi da tutto il mondo dei quali ogni giorno di più si hanno notizie (ovviamente pressoché ignorate da molti media italiani) e dei relativi procedimenti giudiziari, ma di contro forti della sostanziale impunità garantita loro dalle gerarchie ecclesiastiche – a partire dal capo supremo, quello che molti definiscono “rivoluzionario” – oltre che dalla viltà dei loro fedeli, continuano a palesare tutta la loro pericolosa devianza mentale e morale, da un lato credendosi (e facendosi credere) depositari della parola di Dio in Terra, e dall’altro rendendosi protagonisti di tali ripugnanti episodi (e non solo di questi).
Non resta che sperare che si realizzi al più presto la loro inesorabile sorte, quella di “soffocare” nell’immoralità da essi stessi creata nei secoli. Sarebbe la prova migliore e più concreta dell’esistenza di una “giustizia divina” e, forse, l’unica possibile salvezza per la fede di cui sono così abietti rappresentanti, già.

Questo è il lato più atroce dell’insegnamento morale quale è impartito dai papi e dal clero: che esso sviluppa i lati più vili della natura umana.

(Gaetano Salvemini)

Shakespeare, Tolstoj, e stenografe alte e bionde (Groucho Marx dixit)

Alla fine “Letti” fu pubblicato. Fu un evento memorabile, quel giorno d’autunno del 1929. Fu la più grande emozione della mia vita: un uomo dalla scarsa educazione e una stenografa alta e bionda andavano a unirsi a immortali del calibro di Shakespeare, Tolstoj e Longfellow. Riuscivo bene a immaginarmi la vita nell’aldilà, oltre il cancello di madreperla, a discutere con loro di argomenti quali le stenografe alte e bionde.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Julius Henry Marx, detto “Groucho”: uno dei più grandi geni comici di sempre. E se è vero – come è profondamente vero – che ridere è una cosa fondamentale nella vita di un individuo, e se è altrettanto vero – come è assolutamente vero – che noi ridiamo come certi grandi comici e umoristi del Novecento ci hanno “insegnato” a ridere, allora è obiettivamente vero che la nostra civiltà deve molto più a personaggi come Groucho Marx che a tanti altri (presunti) eroi, condottieri, mecenati, filantropi e simil compagnia. Ecco.

Di nuove riviste, e del piacere di leggerle

Se c’è una cosa che mi genera lo stesso sublime piacere del ricevere libri – per acquisto personale o dono altrui – probabilmente è il ricevere riviste di pregio, al punto che la stessa irrefrenabile bulimia letteraria che manifesto acquistando di continuo libri, la paleso pure nella forma del continuo abbonarmi a tali riviste. E di esse in circolazione ce ne sono parecchie, anzi: per certi aspetti, non ultimo quello letterario, la produzione editoriale di periodici culturali è molto più attiva e di qualità rispetto a quella di libri – ad esempio ne parla al riguardo questo interessante articolo de Il Libraio.

Ecco, lì sopra di belle riviste ne potete vedere due, ricevute dal sottoscritto in tempi recenti: a destra il nuovo numero di Walden, magazine dal nome assolutamente programmatico del quale vi ho già detto altre volte; a sinistra l’ultimo numero di Nuun, rivista che ha come sottotitolo un altro ben programmatico slogan: Stile glocale.

Sono entrambe ottimi esempi della notevole creatività editoriale, tematica, letteraria, narrativa che sovente (e con le solite, dovute eccezioni) si può trovare tra le produzioni indipendenti italiane (rispetto poi alla sempre più degradata e demenziale produzione mainstream), e delle quali vi dirò prossimamente, quando al sublime piacere dato dalla loro ricezione nella mia cassetta della posta seguirà quello, primario e imprescindibile, della relativa lettura.

“Una Montagna di eventi”, vetta raggiunta! Cronaca di un successo oltre ogni previsione.

“Vetta raggiunta!”. Così, utilizzando in modo metaforico il linguaggio alpinistico, si potrebbe esclamare in merito a “Una Montagna di eventi”, la rassegna culturale realizzata dalla Pro Loco di Carenno, e curata da Luca Rota, al fine di dare il via alla rivalorizzazione della montagna carennese e del suo grande patrimonio di bellezze paesaggistiche e tesori culturali attraverso un calendario di prestigiosi appuntamenti dedicate all’arte e alla cultura umanistica. Una “vetta” di pubblico, di consensi, di interesse, di divertimento, anzi quattro diverse vette, quanti sono stati gli appuntamenti della rassegna, dedicati a quattro espressioni artistiche diverse in altrettanti luoghi di pregio del territorio montano carennese. Si è partiti alla grande il 22 giugno con più di duecento persone convenute presso lo storico Oratorio di San Domenico, all’imbocco della boscosa Val Fracetta che sale verso le bastionate dolomitiche della Corna Camozzera, per la proiezione all’aperto e in notturna de “I Tesori della DOL”, il film di Carlo Limonta con i testi di Ruggero Meles che racconta le innumerevoli bellezze dei monti della Dorsale Orobica Lecchese, ove corre l’omonimo itinerario escursionistico e della quale anche la montagna carennese fa parte. Il 1 luglio le arti protagoniste dell’evento sono state la musica e il canto lirico, con l’emozionante concerto di arie nobili e da camera del Settecento e Ottocento (ma pure con incursioni musicali novecentesche) del celebre baritono Giuseppe Capoferri, accompagnato al piano dal maestro Samuele Pala e presentato dal musicologo professor Valerio Lopane, che ha colmato l’interno e il sagrato della chiesa della Madonna della Cintura a Forcella Bassa con tanto di meritatissima standing ovation finale. Domenica 8 luglio è stato invece il bellissimo borgo di Colle di Sogno a far da scenografia – ideale come non mai – alla presenza prestigiosa di Roberto Mantovani, scrittore, giornalista, tra i massimi esperti di montagna in senso assoluto in Italia: ed è stato veramente sorprendente vedere la piazzetta del borgo stipata di pubblico (oltre 130 persone) per ascoltare e farsi coinvolgere dalla illuminante narrazione di Mantovani circa il presente e il futuro della montagna nonché delle migliori pratiche per la resilienza e la rigenerazione dei territori montani, un tema quanto mai fondamentale per chiunque abiti ovvero frequenti le montagne delle Alpi e degli Appennini. Infine, domenica 15 luglio, un altro luogo profondamente significativo della montagna carennese come l’ex albergo del Pertusino è stato l’affascinante palcoscenico – è il caso di dirlo, qui – per il gran finale della rassegna: il teatro-canzone dell’attore Luca Radaelli con “Ma mi voeuri cuntà”, un concerto/spettacolo che tra canzonetta e letteratura, tra teatro e divertissement, tra satira e nostalgia, ha rievocato l’eccitante atmosfera della Milano degli anni ’60/’70 ovvero dei vari Jannacci, Gaber, Dario Fo, Nanni Svampa, Giorgio Strehler, facendo parecchio ridere, cantare e divertire gli oltre cento presenti – in un luogo, è bene ricordarlo, raggiungibile solo a piedi e con la concomitanza della finale dei mondiali di calcio. Un successo oltre ogni previsione, insomma.

“Vetta” raggiunta, dunque, per una rassegna come “Una montagna di eventi” dall’esito certamente non scontato: per via dell’originalità delle proposte, delle tematiche trattate, delle location scelte e delle relative difficoltà logistiche da affrontare. Ma non solo l’entusiasmo, la passione e l’efficienza (doti ammirate e lodate da tutti, in primis dagli stessi protagonisti degli eventi) dei membri della Pro Loco di Carenno hanno saputo realizzare al meglio ogni singolo evento: si può ben dire che lo stesso fine primario alla base della rassegna, quello di rivalorizzare la bellezza e il patrimonio culturale della montagna carennese, sia stato realizzato nel modo migliore possibile. In fondo fu proprio uno dei più celebri “conquistatori” di vette montane, il grande Walter Bonatti, ad affermare che “Le montagne – come lo sport, il lavoro e l’arte – dovrebbero servire come mezzo per far crescere l’uomo che è in noi.”: infatti la montagna è cultura, è un patrimonio culturale di inestimabile valore che abbisogna di essere goduto e, ancor più, di esser apprezzato in modo approfondito e consapevole perché in grado, come pochi altri ambiti, di elevare l’animo dell’uomo, altimetricamente tanto quanto spiritualmente. E se il numeroso pubblico accorsi agli eventi della rassegna da ora vedrà la montagna carennese con sguardo più attento e conscio della sua bellezza e delle proprie peculiarità uniche, si potrà certamente affermare che grazie a “Una montagna di eventi” è stata raggiunta pure questa preziosa, fondamentale “vetta”.