Fedifraghismi (Groucho Marx dixit)

Gentile signor Marvin,
è inutile cercare sotto il letto. Se sua moglie ha un amante, probabilmente si nasconde nel guardaroba. Conosco un tizio che ha trovato così tanti uomini nel guardaroba che è stato costretto a divorziare solamente per avere spazio per appendere i suoi abiti.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Ora forse ho capito perché ci siano in giro tanti uomini – sposati – vestiti in modo assolutamente sciatto e dozzinale!

(Qui potete trovare e leggere la mia “recensione” di Letti. Gli abiti, invece, spero li possiate sempre trovare nei vostri armadi. Alla peggio compratevi un guardaroba nuovo, ecco, e non fate i soliti impiccioni nei piacevoli affari altrui!)

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Groucho Marx, “Letti”

Ci sono quelle volte in cui, dopo aver letto un libro e dovendone scrivere le personali impressioni di lettura, mi verrebbe da esclamare retoricamente: «Ma veramente volete che vi dica qualcosa, su questo libro?» e chiudere la questione così, senza andare oltre – un po’ come se asserissi: «Ma sul serio avete bisogno che vi confermi quanto il Sole sia rovente?» Questa potrebbe essere una di quelle volte, assolutamente. Insomma, stiamo parlando di Julius Henry “Groucho” Marx, uno di quelli che, con Laurel & Hardy, Buster Keaton e pochissimi altri, ha “inventato” la risata moderna e contemporanea – e per arrivare a quegli stessi livelli s’è dovuto aspettare gli anni Settanta e quei pazzi assoluti dei Monty Python (oppure uno come il Woody Allen della prima parte di carriera, ma a ben vedere “figlio comico” assolutamente legittimo di Groucho Marx); poi basta, nessuno ha saputo non solo fare di meglio ma nemmeno avvicinare tali mostri sacri della più geniale comicità.
E che può succedere quando uno come Groucho Marx si erge a ispirato e competente lettofilo, o lettista? Beh, è il delirio in pigiama, ovviamente, e Letti (Lindau, collana “Piccola Biblioteca”, 2017, traduzione e prefazione di Luca Rocca, postfazione di Franco La Polla. Orig. Beds, 1930) la relativa testimonianza scritta. []

(Leggete la recensione completa di Letti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Shakespeare, Tolstoj, e stenografe alte e bionde (Groucho Marx dixit)

Alla fine “Letti” fu pubblicato. Fu un evento memorabile, quel giorno d’autunno del 1929. Fu la più grande emozione della mia vita: un uomo dalla scarsa educazione e una stenografa alta e bionda andavano a unirsi a immortali del calibro di Shakespeare, Tolstoj e Longfellow. Riuscivo bene a immaginarmi la vita nell’aldilà, oltre il cancello di madreperla, a discutere con loro di argomenti quali le stenografe alte e bionde.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Julius Henry Marx, detto “Groucho”: uno dei più grandi geni comici di sempre. E se è vero – come è profondamente vero – che ridere è una cosa fondamentale nella vita di un individuo, e se è altrettanto vero – come è assolutamente vero – che noi ridiamo come certi grandi comici e umoristi del Novecento ci hanno “insegnato” a ridere, allora è obiettivamente vero che la nostra civiltà deve molto più a personaggi come Groucho Marx che a tanti altri (presunti) eroi, condottieri, mecenati, filantropi e simil compagnia. Ecco.

Senza umanità la vita è violenza (Charlie Chaplin dixit)

La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza e tutto è perduto.

(Charlie Chaplin alias “il Barbiere Ebreo” ne Il Grande Dittatore, 1940.)

Mi viene da aggiungere: più che un futuro, ci serve un presente, costruito su ciò che il passato insegna e in grado a sua volta di fare da solida fondamenta per un buon futuro. Un presente vero, non un’eterna sospensione come quella che viviamo, nella quale ci illudiamo di saperci “protendere” verso il futuro (solo immaginandolo, senza costruirlo concretamente) senza più bisogno del passato (dimenticando del tutto la storia, anzi) ma in realtà ci stiamo solo arrotando attorno a noi stessi e alle nostre ipocrisie: il carburante perfetto per perderci nella più barbara violenza – quella che già Chaplin denunciava nei tempi bui in cui uscì la sua celeberrima opera filmica. E se oggi abbiamo più luce di allora, vediamo di non lasciarla spegnere di nuovo, come se non peggio di allora.