Groucho Marx, “Letti” (Lindau)

Ci sono quelle volte in cui, dopo aver letto un libro e dovendone scrivere le personali impressioni di lettura, mi verrebbe da esclamare retoricamente: «Ma veramente volete che vi dica qualcosa, su questo libro?» e chiudere la questione così, senza andare oltre – un po’ come se asserissi: «Ma sul serio avete bisogno che vi confermi quanto il Sole sia rovente?» Questa potrebbe essere una di quelle volte, assolutamente. Insomma, stiamo parlando di Julius Henry “Groucho” Marx, uno di quelli che, con Laurel & Hardy, Buster Keaton e pochissimi altri, ha “inventato” la risata moderna e contemporanea – e per arrivare a quegli stessi livelli s’è dovuto aspettare gli anni Settanta e quei pazzi assoluti dei Monty Python (oppure uno come il Woody Allen della prima parte di carriera, ma a ben vedere “figlio comico” assolutamente legittimo di Groucho Marx); poi basta, nessuno ha saputo non solo fare di meglio ma nemmeno avvicinare tali mostri sacri della più geniale comicità.

E che può succedere quando uno come Groucho Marx si erge a ispirato e competente lettofilo, o lettista? Beh, è il delirio in pigiama, ovviamente, e Letti (Lindau, collana “Piccola Biblioteca”, 2017, traduzione e prefazione di Luca Rocca, postfazione di Franco La Polla. Orig. Beds, 1930) la relativa testimonianza scritta. “Non ci volle molto perché gli editori facessero la fila per la mia prima opera. Dissi al primo arrivato che stavo scrivendo di un argomento caro al cuore di chiunque!” (pag.12) scrive Groucho nell’introduzione al suo libricino in un modo che pare quasi una comica minaccia verso un bene d’uso quotidiano al quale ogni uomo è (antropologicamente, in fondo) legato da sentimenti invariabilmente positivi – sfido chiunque a sostenere che nel proprio letto non ci si senta bene, rilassati, rassicurati, sereni ovvero, nei momenti d’inquietudine, che non lo si ritenga una sorta di rifugio dalle avversità delle ore diurne. Ma poi, appunto, arriva la comicità debordante e delirante, sovversiva e anarcoide di Groucho Marx e pure il letto ne viene travolto con, ovviamente, chi ci sta sopra. Da una assai fantasiosa spiegazione dell’etimologia del vocabolo bed (letto), all’analisi delle vicende da letto di una miriade di personaggi più o meno famosi – oltre alle proprie, naturalmente, agli immancabili (ma, inutile dirlo, marxianamente folli) consigli contro l’insonnia e per dormire meglio, Marx si diverte a ridicolizzare attraverso l’oggetto-letto la quotidianità dell’americano medio, a rendere traballanti le certezze della società che osserva intorno a sé, a mettere in evidenza che non c’è nulla, nel mondo e nella vita delle creature che lo abitano, che non contenga in sé lo spassoso, il ridicolo, il grottesco. Ovvero quella forza comica irrefrenabile che riesce a relativizzare ogni cosa, e che in ciò risulta fondamentale nel mantenere ogni elemento che costruisce la quotidianità comune al suo giusto posto, peraltro senza risentire del tempo che passa: in effetti la comicità non invecchia mai, semmai invecchiano i soggetti bersaglio delle sue battute ma la sua forza no, non ha tempo e nel tempo non perde nulla della propria energia.

Anche per questo un libricino come Letti mantiene tutt’oggi inalterata la sua anarchica dirompenza. E probabilmente per via di questa qualcuno non riuscirà a comprenderlo – un po’ come successe all’originale, che uscì nel 1930 con ben poco successo tanto da venir ristampato solo nel 1976. “Per i successivi quarant’anni la gente non volle neanche sentire parlare di “Letti”. Famiglie intere dormivano in piedi. […] E poi un editore mi contattò per una nuova edizione di “Letti”, era completamente sbronzo, in quel momento. E non era il solo” (pagg.14-15): è lo stesso Groucho a commentare così, nell’introduzione, la scarsa fortuna iniziale del libro, con la sua immancabile comicità. Ma si sa che certa genialità sopraffina non viene mai còlta e compresa nel momento della sua manifestazione ma solo dopo, a volte molto tempo dopo. Va pensata, assimilata, capita: bisogna dormirci sopra un bel po’, insomma! Anche per cogliere la battuta nascosta nel titolo dell’edizione italiana, a ben vedere: perché il libro s’intitola Letti, e “cosa sono” i libri tra le mani dei loro lettori? Sono letti, appunto!
Ma stiamo parlando di Groucho Marx, ribadisco. Dunque, veramente volete che vi dica ancora qualcosa su questo suo libro?
Ecco. Portatevi Letti nei vostri letti, e dormirete il miglior sonno possibile! Beh, sempre che in quei vostri letti non ci troviate qualche sconosciuto… “Vi ho già raccontato di come certa gente nutra un affetto straordinario per il proprio letto e di come si infuri quando vi scova degli sconosciuti. Ho sentito – diavolo! Ci sono passato! – di sconosciuti che sono saltati dalla finestra del terzo piano dopo essere stati scoperti nel letto preferito di qualcuno!” (pag.47).

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