Votare per il “giusto”

Perfino votare per il giusto è non fare niente per esso. È solo un modo di manifestare debolmente agli uomini il nostro desiderio che il giusto prevalga. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né desidererà che esso prevalga attraverso il potere della maggioranza. C’è ben poca virtù nell’azione delle masse.

(Henry David ThoreauDisobbedienza civile, a cura di Franco Meli, traduzione di Laura Gentili, Milano, Feltrinelli Editore, Milano, 2018, pagg.16-17.)

Matterhorn, Gran Becca, Cervinia… e me! “Cervino’s Tales”, oggi, ore 17!

Dietro la mera e suggestiva immagine da cartolina e la simbologia ormai brandizzata in un tamburellante marketing che ha fatto della montagna il marchio dei prodotti più vari e assortiti – oltre che, a volte, più assurdi – il Cervino porta con sé storie antiche e bellissime custodite in piccoli/grandi “forzieri” della memoria secolare: i nomi, ovvero i toponimi dati alla montagna dalle genti che abitano i territori ai suoi piedi.
E il Cervino è una montagna unica al mondo anche per avere tanti nomi, ciascuno svelante storie diverse e spesso sorprendenti dalle quali si possono trarre altrettanti spunti, riflessioni, rivelazioni: ve le racconterò in Breuil, Cervinia, Cervino, Gran Becca: i nomi dei luoghi raccontano la loro storia, il mio intervento per le Cervino’s Tales a cura di Alpes oggi, giovedì 23 aprile alle ore 17.00, in streaming sulla pagina facebook Cervinia Valtournenche – Ski Paradise.

Cliccate qui per saperne di più sulle Cervino’s Tales oppure qui per vedere gli altri video della serie. Quindi segnatevi l’appuntamento per le ore 17, sottolineatelo ben bene in rosso, e non mancate!

«Niente sarà come prima»…

…«Tutto cambierà». E «tutto andrà bene», certo!

Ma con calma, eh! Che a far le cose di fretta non va bene, a cambiare tutto quanto così, d’improvviso… eh no, non si fa, non è il caso! Prima vediamo per bene se quello che si faceva prima fosse tanto sbagliato, magari non lo era, chissà, era comodo, semplice, andava bene comunque eh… poi, be’, cambiare sì, forse, ma anche no, dipende, che certe abitudini ormai sono acquisite, sono dure a morire…

Già.
Dure a morire più che un virus. Per questo, prima o poi, un vaccino lo si trova;  invece, per certi comportamenti diffusi e ormai cronici – “virus” a loro volta, e tra i peggiori in assoluto – è ben più difficile.
Ma poi, fuori il tricolore al balcone e alé, andrà tutto bene! Vero?
Ecco.

(Le immagini di corredo al post – cliccateci sopra per ingrandirle – le ho ricavate dalla pagina facebook dell’ASST di Bergamo, zona tra le più colpite dal coronavirus, come saprete, anche se poi noto sul web che il “fenomeno” è diffuso un po’ ovunque, in Italia, da Nord a Sud. C’avrei scommesso, d’altronde.)

Luis Sepúlveda

…e si perse in Patagonia, in questa parte del mondo dove non si fanno domande e il passato è semplicemente una faccenda personale.

(Patagonia Express, pag.117.)

[Foto di Elena Torre, editata da Marco Bernardini, CC BY-SA 2.0: fonte originaria qui.]
Leggo della morte di Luis Sepúlveda – che non troppo distante dalla Patagonia era nato – e me ne dispiace veramente molto. Non ho letto molte sue opere ma di sicuro Patagonia Express è stata una di quelle che ha contribuito a formare il mio sguardo e la conseguente visione di viaggiatore – geografico, mentale, spirituale – del mondo, dei suoi luoghi e degli umani che li abitano. D’altro canto Sepúlveda era tra quei personaggi di cultura e di fama sempre capaci di dire cose interessanti e sovente preziose, e di farlo con la leggerezza e la sagacia che solitamente si addice agli spiriti più grandi e illuminati.

Eppoi, in fondo, sempre su Patagonia Express, scrisse che

La morte inizia quando qualcuno accetta di essere morto.

(Pag.8)

Mi viene da credere che egli, spirito libero, anarchico e indomito, col ricordo di sé e dei suoi libri farà in modo di non accettarlo tanto facilmente. Ecco.