Tra pochi giorni, esattamente sabato 19, Matera sarà ufficialmente eletta (insieme alla bulgara Plovdiv) Capitale Europea della Cultura per l’anno 2019.
Auguro di gran cuore alla città, e a chiunque abbia lavorato negli anni scorsi per ottenere tale riconoscimento e lavorerà per portare a termine il programma nel migliore dei modi, che quest’anno anno sia un grandissimo e memorabile successo. È un’occasione di importanza ineguagliabile per Matera e lo è ancor di più per l’Italia intera, un paese che ha un disperato bisogno di cultura, di rinascita, rinnovamento, re-invenzione culturale, un paese che deve smetterla finalmente di frapporre al proprio cammino di sviluppo culturale (che è sinonimo di altrettanto sviluppo civico) infiniti ostacoli ideologici, politici, burocratici, sociali e quant’altro di affine, e che deve invece cogliere questa preziosa occasione per tornare a rendere carburante fondamentale e irrinunciabile del proprio progresso l’unico elemento, forse, realmente in grado di costruire il miglior futuro possibile per il paese e per la sua società civile: la cultura, appunto. Quella cultura di cui l’Italia è ricchissima come pochi altri paesi al mondo e che è sempre fonte di bellezza: la bellezza del sapere, della conoscenza, della scienza, delle arti, del buon vivere, della più armoniosa socialità. Quella bellezza che salverà il mondo per la quale Matera mi auguro sia durante tutto l’anno in corso un esempio e una fonte possenti, insuperabili e inesauribili anche negli anni futuri.
(Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.)
Se la democrazia, anche la più compiuta e apparentemente solida, si priva della cultura – o ne viene forzatamente privata – in tempi molto rapidi si trasformerà inevitabilmente in una dittatura. Dacché la prima si alimenta innanzi tutto di cultura, prima che di politica, di economia o di altro, la seconda si alimenta di ignoranza, trovando la sua primaria ragion d’essere e di sussistenza proprio nella negazione più assoluta della cultura. Quindi, se in un paese dichiaratamente democratico la cura nei confronti della cultura – in ogni sua forma – viene meno, la strada verso il totalitarismo e l’oppressione è ampia e spianata. Ancor più se la società civile non se ne rende conto – d’altro canto una conseguenza ineluttabile, questa – della suddetta mancanza di cura verso la cultura. Conseguenza strategicamente voluta: è bene tenerlo presente, finché ci si riesce.

