Gli incendi dolosi sono atti di terrorismo

Tre immagini assai eloquenti – tratte dal web – dell’incendio che nei giorni scorsi ha devastato i monti dell’alto Lago di Como, una zona che personalmente conosco benissimo. In particolare, l’immagine notturna riprende le fiamme vicine al millenario Tempietto di San Fedelino, un piccolo/grande gioiello di storia e d’arte posto sulle rive del Lago di Mezzola, appena a nord del Lago di Como.

Ciò per ribadire una cosa della quale sono profondamente convinto (già ne disquisivo qui al riguardo): il paesaggio, e il territorio naturale che ne è fonte, sono cultura, ovvero bagaglio e patrimonio culturale – con i tesori architettonici e artistici che contengono – degli abitanti di quel territorio e di chiunque possa fruire di quella bellezza, dunque di tutti. Per tale motivo, gli incendi dolosi (e sono tali nella stragrande maggioranza dei casi, ancorché colposi – ma gli avvisi di non accendere fuochi all’aperto stanno girando ovunque da giorni, impossibile ignorarli), con la terribile devastazione che provocano alla Natura, agli animali, alle persone e alle cose ma pure al paesaggio, all’identità culturale dei luoghi, alla relazione tra essi e chi li vive, devono essere considerati alla stregua di atti di terrorismo e conseguentemente puniti. Ne più ne meno.

Ribadisco ancora: sono attentati terroristici. Chi li cagiona, ancor più se consapevolmente, va punito nel modo più radicale possibile. Punto.

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A chi guida con lo smartphone in mano

Comunque, ci tengo a dire che auguro veramente di tutto cuore a quelli che guidano lungo le pubbliche strade con lo smartphone in mano* di fare un bell’incidente, sì, che si schiantino senza farsi assolutamente male – nemmeno un graffio, per carità! – ma che invece la loro auto dallo schianto ne esca completamente distrutta. Di più: che magari si schiantino contro un edificio o un monumento di particolare pregio artistico oppure una vettura d’epoca di gran valore – va bene anche una fuoriserie con un prezzo di listino da emiri arabi, sì – e che dunque a quelli con lo smartphone in mano mentre guidano tocchi di pagare pure tutti i danni arrecati.
Ma, ribadisco, senza che nessuno si faccia del male, assolutamente.
Ecco.

*: come il tizio che avevo davanti ieri sera lungo una strada extraurbana collinare al quale scorgevo il bagliore dello smartphone nella mano destra, procedente a 30 km/h e curvando l’auto a scatti.

P.S.: lo so bene che ci sono in vigore leggi punitive (troppo poco tali, forse) al riguardo, ma tanto qui quasi nessuno le rispetta e quasi nessuno le applica e le fa rispettare. Dunque, amen!