Alle 09.30 ci si incamminerà con lui per il “percorso d’autore” intitolato In viaggio negli equilibri della Natura (a prenotazione obbligatoria: nel caso affrettatevi, di posti disponibili ne sono rimasti pochissimi. Per prenotarvi cliccate quioppure scrivete a prenotazioni@alpesorg.com oppure Whatsapp al 333.772.18.64). Dopo pranzo, alle 14.30, conosceremo meglio il personaggio, le sue imprese, i suoi libri e il suo pensiero nell’incontro/chiacchierata con Michieli che condurrò nella piazzetta di Colle di Sogno, a partecipazione libera.
Se ci sarete, vi assicuro che riporterete a casa un’esperienza affascinante e illuminante, probabilmente indimenticabile. Ecco.
Comunque, tengo calorosamente a invitarvi – in primis voi che leggete questo blog e dunque siete persone di indubbio valore 😄😁😉 – a partecipare a In viaggio negli equilibri della Natura, il percorso d’autore di domenica 17 a Colle di Sogno con Franco Michieli, secondo evento della rassegna Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare curata in loco da Alpes (potete avere tutti i dettagli al riguardo qui) – ma nel caso affrettatevi, di posti disponibili ne sono rimasti pochi: per prenotarvi cliccate qui! Oppure, se non potete o se i posti disponibili sono esauriti, vi invito all’incontro/chiacchierata post pranzo, intorno alle 14.30 nella piazzetta di Colle di Sogno.
Questo invito ve lo sottopongo perché non solo Franco Michieli è un raffinato scrittore, un coinvolgente geografo, un alpinista che può vantare più di duemila ascensioni sulle Alpi e su montagne extraeuropee nonché il più originale tra gli esploratori italiani (con numerose traversate in solitaria e in autonomia di territori estremi senza utilizzo di mappe, bussole e altri strumenti tecnologici, per dire), ma pure, e quasi direi soprattutto, perché Franco Michieli è una delle persone più belle e ricche di doti umane che potreste conoscere e incontrare, ve l’assicuro.
Ricordo che il percorso d’autore è a prenotazione obbligatoria con Green Pass, mentre l’incontro del pomeriggio è libero; c’è anche la possibilità di pranzare presso la Locanda di Colle di Sogno (ma anche qui i posti sono limitati: informazioni sulla disponibilità e prenotazione diretta al 0341/610021.)
Insomma, è l’occasione per conoscere una persona speciale veramente in grado di regalarvi un’esperienza intensa e importante, di quelle che è bene non perdere per meglio ritrovarsi, ecco.
[Il borgo semiabbandonato di Savogno, nella Val Bregaglia italiana, provincia di Sondrio.]
Borghi, così li chiama il Governo italiano nel suo Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, per brevità chiamato PNRR. Borghi che sono numeri anziché progetti, che sono fondi da spendere anziché comunità, che sono bandi da vincere invece di competenze da attivare, che sono mete turistiche in divenire e non luoghi dell’abitare. […]
Siamo al limite tra due orientamenti definitivi, da un lato una chiamata generale all’azione e dall’altro una gara tra paesi – isolati, spopolati, depressi e privi di servizi essenziali – che si contendono le risorse (50mila euro ognuno) come le vesti di Cristo, mentre si continua a parlare di imprese culturali e si applica alle aree interne un linguaggio aziendalista che poco o nulla ha a che fare con la rigenerazione degli spazi e la riattivazione delle comunità, con processi – lunghi e complessi – che hanno una finalità legata alla stessa esistenza dei cosiddetti luoghi marginali.
Li vedremo trasformati si, magari in resort per curiosi altospendenti e co-working per nomadi digitali che non vedono l’ora di tornare nella metropoli in cui sono andati a vivere dopo aver lasciato il borgo natio. Questa non è una strategia, è una risposta all’emergenza e basta.
Dal Piano Nazionale Borghi scompare la rete – l’associazione tra Comuni – e scompaiono anche gli abitanti in favore dei turisti, scompare la realtà e trionfa la rappresentazione. Mentre si cerca di mettere insieme quel sapere migliore – rappresentato da professionisti – che, a quanto pare, è valido da proporre soltanto per convegni in pixel. Un modello culturale a dir poco semplificato che si impone in barba a qualsiasi processo partecipativo, persino a quello su cui si fonda la Strategia Nazionale Aree Interne.
Sono alcuni passaggi di un articolo di Marta Fioretti intitolato Rilanciare i borghi italiani? Un miliardo e nessun Piano, secondo il Ministero della Cultura basta valorizzarne 20 per risolvere la crisi delle aree interne e pubblicato su ortìcalab.it, nel quale è ben riassunta la situazione di tali interventi di “rilancio” delle aree interne italiane, quelle dei borghi storici, gioielli di cultura ma troppo spesso trascurati. E la trascuratezza nasce in primis dalla politica e dalla forma mentis obsoleta e distorta con la quale si mettono in campo presunti piani di rinascita che, come scrive bene Fioretti nell’articolo, del “piano” – cioè del progetto, della strategia, della visione a lungo termine, dell’«insieme di regole prestabilite per condurre a termine un compito» (clic) – non hanno nulla, ma rappresentano solo un’accozzaglia di indicazioni – spesso confuse e contradditorie – per spendere qualche finanziamento pubblico le quali peraltro, a volte, sembrano scritte apposta per favorire certi e sfavorire cert’altri – lo asserisco per diretta esperienza personale, la stessa che mi ha fatto decidere di non partecipare più a tali sconclusionati piani pubblici e ai relativi bandi.
La chiusura dell’articolo di ortìcalab.it è altrettanto perfetto, descrivendo una situazione che in concreto:
È il totale scollamento delle strutture ministeriali rispetto ai territori e alle amministrazioni pubbliche che si ritroveranno a gestire i fondi europei del PNRR e – probabilmente – anche a difendere le conquiste raggiunte insieme alle associazioni, ai giovani abitanti, agli agricoltori, agli allevatori, ai produttori che hanno consentito fino a qui la salvaguardia di un paesaggio, la tutela di un patrimonio e la sopravvivenza delle energie di una comunità.
L’esperimento che dovrebbe trainare la rinascita di centinaia di borghi si riduce ad un approccio vecchio e superato dalle pratiche della contemporaneità.
No, questa al momento non è la strada da percorrere: molto meglio quella dell’iniziativa privata, che avrà pure i suoi rischi e le sue ipocrisie ma, se ben progettata, strutturata e condotta, è l’unica che in Italia può conseguire risultati benefici e virtuosi per i territori di competenza e, soprattutto, per le comunità che le abitano. Per quanto riguarda la politica, invece, e rispetto a tali situazioni, mi vengono in mente quelle celebri parole di Thoreau dalla Disobbedienza Civile:
Il governo migliore è quello che non governa affatto.