Leggere senza leggere

C’è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda.

(José Saramago, La caverna, traduzione di Rita Desti, Einaudi, 2000/Feltrinelli, 2016.)

P.S.: cliccate sull’immagine per visitare il sito web della Fundação José Saramago.

Lo sviluppo intellettuale? Merito di Dürrenmatt!

Charlotte Kerr, la seconda moglie di Friedrich Dürrenmatt, un giorno di gennaio del 1992 telefonò a Mario Botta: «Sarebbe disposto a venire a Neuchâtel? Ho deciso di regalare la casa di Dürrenmatt e il terreno per costruirvi un museo. Mi mancano i soldi per la costruzione, ma sono certa che li troveremo… Allora, che ne dice? Perché non viene a dare un’occhiata?» «Che c’entrano i soldi quando si tratta di Dürrenmatt? A lui devo il mio sviluppo intellettuale. Certo che vengo.»

(Conversazione citata da Donata Berra nella postfazione de La Valletta dell’Eremo, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2002, pag.83. Il “museo” in questione è il Centre Dürrenmatt Neuchâtel, al quale fa riferimento l’immagine in testa al post: cliccateci sopra per saperne di più, oppure cliccate qui per visitarne il sito web.)

“Silentium”

Uno dei più bei cadeau che abbia mai ricevuto – in occasione dello scorso Natale ma, a ben vedere, dal valore indipendente rispetto a qualsiasi ricorrenza, e chiedo venia se ne scrivo solo ora – è Silentium, di Vittorio Peretto e della sua Hortensia: un libricino sublime nel quale i disegni montani di Peretto e le citazioni di personaggi celebri, del passato e contemporanei, del mondo delle arti, della letteratura, della scienza e della montagna, formano tanti piccoli istanti visivi dedicati al silenzio. Una parola magica, scrive l’autore nell’introduzione, che nel mondo troppo rumoroso di oggi assume funzioni riparatrici, balsamiche, al punto da rendere altrettanto tali gli ambiti nei quali ancora si manifesta e si “conserva”: in primis tra le montagne, appunto, nelle foreste, tra le valli, sulle vette. Un elemento magico anche per come sia fatto apparentemente di “assenza” quando al contrario è ciò che spesso dà pienezza di senso alle cose – non a caso la condizione contraria, quella del rumore caotico così tipico del mondo umano contemporaneo, è frequente rivelatrice di grande insensatezza.

Come scrive Davide Sapienza, che impreziosisce Silentium di un suo breve scritto intitolato Bagliore stellare, noi uomini di oggi abbiamo perso la cognizione del silenzio e del suo prezioso valore dacché «vestiti di rumore», ma quando invece riusciamo a riattivare quella cognizione e la relativa capacità percettiva, come ad esempio può accadere sui monti, allora possiamo nuovamente “scorgere”, il silenzio «In una buia notte nel cuore della foresta l’ho visto avanzare con me, a ondate: nell’oscurità illuminava ogni forma, come se sgorgasse dai miei occhi. Compresi allora che il silenzio è la meditazione dell’universo e io una sua stella.»

In occasione della pubblicazione di Silentium, per ogni copia Hortensia devolve un contributo a favore della Cooperativa Sociale Onlus Allegro Moderato per il Progetto Pediatria presso l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.

Per saperne di più su Silentium e su come contribuire alla raccolta fondi, cliccate sull’immagine in testa al post.

Dio e la sua Parola vs folletti e spiriti del bosco

Qualche secolo fa viveva nella parrocchia di Jösse, nel Värmland, un pastore di raro rigore e severità che cercava con tutte le sue forze di rendere i suoi parrocchiani devoti e timorosi di Dio. Non solo voleva liberarli dall’abitudine di bere e fare a botte, di darsi al contrabbando con la Norvegia e altre simili nefandezze – come del resto avevano già provato molti altri preti prima di lui – ma proibiva loro anche di temere e adorare gli esseri che regnavano sui campi, sui boschi e sui corsi d’acqua, argomenti che i preti normalmente si guardavano bene dal toccare.
I pastori che l’avevano preceduto avevano certo pensato che, dal momento che era un dato di fatto che ci fossero spiriti nei boschi, näck nelle acque e folletti nelle fattorie, non si poteva proibire alla gente di proteggersi dai loro malefici offrendo sacrifici o stringendo con loro qualche tipo di patto, ma quell’ultimo venuto non voleva neanche sentirne parlare. Dio e la sua Parola erano le uniche cose si cui gli uomini dovevano contare e, attenendosi a questo, non c’era nessun bisogno di credere che ci fosse qualcos’altro che aveva il potere di portare danno e perdizione.
Era chiaro fin dall’inizio che, per quanto il prete fosse un ottimo predicatore, ogni discorso che faceva contro quegli esseri sotterranei andava sprecato. La maggior parte dei fedeli cominciava a temere che potesse irritare gli spiriti della natura contro di loro e sorse una tale ostilità nei suoi confronti che non riusciva a ottenere alcun successo, neanche in tutte le altre cose che gli stavano tanto a cuore. E andò a finire che tutto quello contro cui lui combatteva veniva riverito e onorato, mentre la causa di Dio non faceva che peggiorare ogni giorni in più che lui restava nella parrocchia. […]

(Selma Lagerlöf, L’acqua di Kyrkviken in Uomini e Troll, Iperborea, 2018, traduzione di Andrea Berardini e Emilia Lodigiani, pagg.97-98.)