Un contadino nello spazio

[Il volto di Jurij Gagarin, disegnato dallo street artist italiano Jorit sulla facciata di un palazzo a OdincovoRussia. Foto di Jorit, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]

Molte persone sono interessate alla mia biografia. Ho letto sul giornale che alcune persone frivole negli Stati Uniti d’America, lontani parenti dei principi Gagarin, credevano fossi una specie di loro parente. Devo disilluderli. Sono un semplice uomo sovietico. Sono nato il 9 marzo 1934, dalla famiglia di un contadino di un kolchoz. Il luogo della mia nascita: regione di Smolensk, distretto di Gzhatsk, villaggio di Klušino. Nel mio albero genealogico non conosco principi o famiglie nobili e non ne ho mai sentito parlare nessuno. Prima della rivoluzione i miei genitori erano poveri contadini. Anche la generazione più anziana della mia famiglia, mio nonno e mia nonna, erano poveri contadini.

Jurij Gagarin, che esattamente 60 anni fa, il 12 aprile 1961, diventava il primo uomo a raggiungere lo spazio e il simbolo di una nuova era per la civiltà umana. Citato in Tatjana Golovkina, Anatolij Chernobajev, Космос. Время московское. Сборник документов (“Spazio. Ora di Mosca. Raccolta di documenti”), 2018.

Andare a Lucerna e Tallinn senza andarci (per ora)

La neve è forse l’elemento naturale che più di ogni altro rende affascinante qualsiasi luogo, sia esso rurale o urbano. Tra questi secondi, tuttavia, ci sono alcune città che quando vengono ammantate dalla fredda coltre bianca accrescono se possibile la loro bellezza, diventano ancora più attrattive, intriganti, accoglienti, assumendo le sembianze di luoghi emotivi, oltre che geografici. Lucerna e Tallinn vanno sicuramente annoverate tra di essi: due città bellissime in ogni momento dell’anno che però se innevate diventano veramente incantate, quasi “magiche”.

[Foto di Ilya Orehov da Unsplash.]
[Immagine tratta da luzern.com, fonte qui.]
Purtroppo la situazione sanitaria che limita chiunque a livello continentale (e planetario) impedisce al momento di poter godere appieno della loro bellezza; tuttavia, nell’attesa di poterci andare – se non le avete mai visitate – o di tornarci, be’, ci sono due libri che le raccontano in modo assai particolare e insolito:

Non sono “guide di viaggio” (sono molto di più, in realtà) ma forse, leggendoli, vi verrà voglia di viaggiare verso Lucerna e Tallinn molto più che dopo aver letto un’ordinaria guida di viaggio, appunto.

Per saperne di più sui due libri, cliccate qui e qui.

Il pachiderma sovietico di Tallinn

[Foto di Guillaume Speurt da Flickr, CC BY-SA 2.0; fonte qui.]

Linnahall. L’opposto di Raekoja plats, e di buona parte della città, almeno di quella che finora ho visto ed esplorato.
Ripercorro Pikk fino alla Grande Porta della Costa, supero i giardini pubblici e la trafficata strada che proviene dai terminal portuali e me lo ritrovo davanti, il Linnahall.
Sembra un gigantesco sarcofago, la copia di un monumento funerario di vaga genesi egizia o mediorientale, con forme approssimativamente piramidali, da ziqqurat autarchica per così dire, precipitata – anzi, fatta precipitare ‒ qui per chissà quale inopinata bizzarria urbanistica. In verità è il “dono” dell’URSS alla città di Tallinn in occasione dei Giochi Olimpici del 1980, quando la città venne scelta come sede delle gare di canottaggio. V. I. Lenini nimeline kultuuri- ja spordipalee la sua denominazione originaria, ovvero “Palazzo della Cultura e dello Sport V. I. Lenin”. Roba da era sovietica nel senso più cupo e ottenebrante, sul serio.
Non mi sorprende che i tallinesi l’abbiano fatto rapidamente andare in malora. Voleva rappresentare in maniera monumentale la grandeur del potere sovietico ma è finito per diventarne una sorta di evocativa pietra tombale. Oggi la sua enorme mole di cemento scrostato e ricoperto di graffiti e tag dona l’impressione di un ciclopico pachiderma marino spiaggiatosi appena fuori dal centro città e lì lasciato languire, senza suscitare la benché minima compassione in chiunque se lo sia ritrovato e se lo ritrovi ancora davanti. Anzi, numerosi tallinesi volevano e vorrebbero proprio toglierlo di mezzo – anche perché, francamente, lo hanno piazzato nel campo visivo di chi dalle mura cittadine spinga lo sguardo verso il mare, proibendone così la veduta, e viceversa per chi s’accosti dal mare. Altri invece, converrebbero di mantenerlo come epiteto verso un passato ancora presente e monito per un futuro libero da qualsivoglia cementificazione – del suolo e della libertà. Io credo che, alla fine, a giudicare dalla sua galoppante fatiscenza e a meno di ripensamenti storiografici, la verità dei fatti starà nel mezzo, anzi, franerà tra quelle due posizioni, compiendo così nel modo più naturale possibile la sua (fallita) missione. […]

Täpselt! (“Esatto” in lingua estone.) Anche questo è un brano tratto dal mio ultimo libro:

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più (se invece volete saperne di più sul Linnahall, date un occhio qui.)

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