Ancora una volta, applausi a Paolo Nori (dal cui sito ho tratto entrambe le immagini).
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La distanza tra Italia e Ucraina
Credo che agli appassionati di geografia e cartografia come me, quando sentono qualcuno disquisire degli eventi bellici in corso in Ucraina cogliendo nelle parole proferite una sensazione di distanza fisica da essi anche più che di distacco culturale, come se l’Ucraina fosse un paese ben lontano da noi, venga da riflettere un attimo. Dunque, se pur quella sensazione sotto certi versi può essere comprensibile – ma per ragioni storiche e storiografiche più che geografiche – (mi) sorge la curiosità di verificare quanto siamo realmente ovvero materialmente distanti da quella guerra e dalla geografia politica e umana che sta subendo e subirà le conseguenze future del conflitto.
Così, con una accuratezza non estrema ma accettabile per come è quella offerta dalle mappe on line, si evince facilmente che distano quasi meno i confini orientali italiani (che ho identificato, anche per ragioni viabilistiche, nel valico di Coccau) da quelli occidentali ucraini rispetto a quanto distano Torino e Napoli, e la distanza diventa ancora inferiore se calcolata in linea d’aria (cliccate sulle immagini per ingrandirle):
Insomma: ciò per rimarcare, simbolicamente ma non troppo, che quanto sta accadendo in Ucraina non può essere considerato troppo distante da noi nemmeno dal punto di vista geografico, figuriamoci da quello storico, politico, culturale, umano.
8 marzo


Un’opinione legittima
E comunque l’uomo, dominatore incontrastato del pianeta Terra del quale da secoli e in modo crescente si riserva il diritto di fare ciò che vuole, come è ben chiaro da qualche giorno a questa parte a poca distanza da noi (ma è l’ennesima ripetizione della solita storia, come si sa), sarebbe bene che imparasse a comprendere e ascoltare con maggior frequenza e attenzione altre opinioni, legittime esattamente come la sua – la nostra – ma che pur dopo millenni di evoluzione intellettuale e culturale ancora non riesce a capire:
Ecco. Messaggio forte e chiaro, no?
(L’immagine l’ho tratta dalla pagina Facebook di Elisa Eliselle Guidelli.)
Altre montagne che “svaniranno” presto?

Come c’è simbolicamente* da temere per l’Hoverla, la maggiore sommità dell’Ucraina della quale ho scritto qui, saranno questa e tutte le altre dell’isola asiatica le prossime montagne a “svanire” dalla mappa del mondo libero dacché assoggettate alla dittatura che potrebbe soggiogare il paese libero e democratico di Taiwan se venisse aggredita dalle truppe del regime autoritario cinese, sulla falsariga dell’alleato russo ai danni dell’Ucraina?
*: lo scrivo perché qualcuno sui social mi ha dato del “patetico” e “catastrofista”, quando ho scritto delle montagne ucraine, non capendo il pungolo geopolitico e culturale delle mie parole. Ma le dittature, qualsiasi esse siano, uccidono la libertà in generale, non solo quella delle terre assoggettate ad esse: qualsiasi luogo di quelle terre, da questo punto di vista, è veramente come se svanisse simbolicamente (e non solo, forse), perché verrebbe drammaticamente mortificata la libertà di poter godere della bellezza del loro paesaggio.






