Con l’arte ci vuol pazienza

«Buonasera avvocato, oh scusi, professore».
«Salute».
«Già che la vedo mi permetto di chiederle che cosa pensa di queste sculture. Il posto è bello nevvero?»
«Bello, si, molto. Non tutte son brutte».
«Ma venga qua, mi dica lei che se n’intende, guardi quella roba lì, quel sasso lì. C’è scritto Maternità. Io sarò un tarlucco qualsiasi, ma dico: dov’è la maternità? Mi aiuti lei a vederla».
«A dir la verità non la vedo tanto neanch’io. Ma forse tra un po’. Ci vuol pazienza con l’arte».
«Se è cosi vado in pace. Arrivederci avvocato, eh, professore».
«Arrivederci».
Le sculture stavano nel verde ritrovato e quasi magico di Piazza del Sole, a Bellinzona. All’aperto, dunque, per cui l’autore della Maternità, nel timore che gliela rubassero, di notte se la portava a casa, lasciando nel prato il solo piedistallo, di buona pietra, ben squadrato, un bel ceppo materno.

(Giorgio OrelliPomeriggio Bellinzonese e altre prose, Edizioni Casagrande, 2017, pag.54. Cliccate sull’immagine per leggere la personale “recensione” al libro.)

La lettura rende il mondo più mondo

Allora, avevo sei anni, leggevo libri da bambini, non me ne ricordo uno, mentre mi ricordo, cinque anni dopo, il primo libro da grandi che ho letto; sono passati più di quarant’anni e io, di quel momento lì che ho scoperto i libri da grandi, quante cose ci possono essere dentro un libro senza figure, mi ricordo tutto: mi ricordo dov’ero, sotto il portico di casa nostra in campagna, mi ricordo il cantar di mia nonna dalla cucina, mi ricordo che passava mio babbo con dei secchi di cemento, mi ricordo la sedia arancione dove ero seduto, mi ricordo la polvere che c’era nell’aria, mi ricordo la sensazione stranissima dovuta al fatto che io, incantato dal libro, non ero per questo incanto estraniato dal mondo, ero dentro, nel mondo: leggere produceva un effetto stranissimo, faceva diventare il mondo più mondo.

(Paolo Nori, La grande Russia portatile, Salani Editore, 2018, pagg.12-13.)

George Orwell e la libertà

[Foto di Cassowary Colorizations – George Orwell, c. 1940, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=73550374.%5D

Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.

(George Orwell, che lasciava questo mondo esattamente settant’anni fa, il 21 gennaio 1950. La citazione è tratta dalla prefazione de La fattoria degli animali, traduzione di Guido Bulla, Mondadori, Milano, 2011; 1a ed. Animal farm, 1945.)

Il nuovo libro

E finalmente eccovi, in anteprima, la “prima” e la “quarta” di copertina del mio nuovo libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, che sarà pubblicato a giorni da Historica nella collana dei “Cahier di Viaggio”.

Molto presto, appunto, potrete sapere tutto quanto al riguardo. Se volete invece già conoscere qualche dettaglio in più, date un occhio qui.

Operai e impiegati son canaglie

L’aiutocasaro è sdraiato sul muschio umido sotto un pino al margine del bosco di Stavonas Sut, con il suo libro e il suo bravo sigaro cubano. Le mosche gli ronzano attorno alla testa nella quiete del pomeriggio estivo. Sul libro c’è scritto: da qualche anno sta prendendo piede la richiesta di ridurre l’orario di lavoro. Quasi la metà degli operai non lavora più di sabato. E cosa fa questa gente nel tempo libero? Un contadino: la sera dopo il lavoro si trovano all’osteria, quando i contadini hanno ancora ore e ore da lavorare. Passano tutto il sabato e la domenica all’osteria. Stan lì a far politica da ubriachi e danno il cattivo esempio ai contadini. Quelli che al giorno d’oggi fanno ancora i contadini son brava gente, gente seria. Operai e impiegati son canaglie.

(Arno Camenisch, Sez Ner, Edizioni Casagrande, 2009, pagg.41-42.)