La “Dol dei Tre Signori” vi aspetta in edicola!

Be’, a quanto pare, come accaduto con la prima uscita dello scorso dicembre insieme a “L’Eco di Bergamo” anche in questa seconda uscita in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco” la guida “DOL dei Tre Signori” è andata a ruba!
Ciò senza dubbio conferma due cose: che è la migliore guida sulla Dorsale Orobica Lecchese che ci sia in circolazione (ok, è anche l’unica, e il fatto che sia tra i suoi autori forse rende questo fatto un po’ immodesto, ai vostri occhi) ma, soprattutto, che la guida ha il pregio e la fortuna di narrare la il territorio, l’ambiente, il paesaggio, la storia, le genti, i cammini, i luoghi e la bellezza di una delle zone più affascinanti e spettacolari della montagna lombarda se non – e questa non è affatto cosa immodesta ma certamente oggettiva – di tutte le Alpi italiane.

Dunque, se non ve la siete ancora accaparrata, ricordatevi che dallo scorso giovedì 11 marzo, e fino a esaurimento delle copie,  la guida “DOL dei Tre Signori” è disponibile in tutte le edicole di Lecco e provincia in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco”, a Euro 11,50 più il prezzo del quotidiano. Abbinati alla guida ci sono la mappa in scala 1:40000 del territorio della Dorsale Orobica Lecchese e il codice QR per accedere all’app “Orobie Active” con la quale esplorare anche in modo “tecnologico” il percorso della DOL.
Conviene che vi affrettiate se volete trovarne ancora qualche copia, e vi garantisco: è una fretta che vi ripagherà alla grande!

Giovedì 11/03: la guida “DOL dei Tre Signori” torna in edicola!

Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto“, dice quel noto motteggio. Be’, in questi giorni di restrizioni pandemiche che impediscono a tanti appassionati di andare in montagna, e nello specifico sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, allora la DOL viene – anzi, torna agli appassionati, cioè in edicola! Infatti, dopo la prima uscita dello scorso dicembre in allegato al quotidiano “L’Eco di Bergamo” – un’uscita che «ha colpito nel segno con tantissime copie vendute», come attesta l’articolo al riguardo sull’ultimo numero del mensile “Orobie” – da giovedì 11 marzo la guida “DOL dei Tre Signori”, della quale mi pregio di essere autore insieme a Sara Invernizzi e Ruggero Meles, uscirà di nuovo in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco” nel relativo territorio provinciale, a 11,50 Euro più il prezzo del quotidiano. Abbinati alla guida ci saranno la mappa in scala 1:40000 del territorio della Dorsale Orobica Lecchese e il codice QR per accedere all’app “Orobie Active” con la quale esplorare anche in modo “tecnologico” il percorso della DOL.

Una nuova occasione da non perdere, insomma, per conoscere e farsi affascinare da uno degli itinerari escursionistici più spettacolari delle Alpi italiane, non solo lombarde: per la varietà e la particolarità di ambienti, territori, paesaggi e valenze naturalistiche, per la ricchezza dei tesori artistici, culturali, storici che offre, per l’insuperabile gamma di panorami e orizzonti che regala e non ultimo, per il piacere e il divertimento che dona il suo tracciato vario e sempre agevole, mai troppo difficile o pericoloso, in alcuni tratti percorribile anche nei mesi invernali.

La guida “DOL dei Tre Signori” è realizzata da “Orobie” e Italcementi-Heidelberg Cement Group con la cura di Moma Comunicazione e la collaborazione di ERSAF-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e Regione Lombardia.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più sulla guida (oppure anche qui) e, amici di Lecco e provincia ovvero, inutile dirlo, chiunque voglia raggiungere la zona (Covid permettendo) per accaparrarsene una copia: da giovedì 11 ci si trova in edicola, eh!

Mal d’Intelvi

Solo qualche giorno fa (maledette Poste Italiane!) ho ricevuto il “cadeau natalizio” 2020 di Hortensia, realizzato da Vittorio e Pietro Peretto che ringrazio di tutto cuore, e come ogni anno (a prescindere dal ritardo – dannate Poste Italiane!) aprire la busta e scoprirlo è un piacere raro, dacché altrettanto raro è trovare qualcosa di così apparentemente semplice eppure tanto profondo, per diversi aspetti.

Quest’anno i Peretto di Hortensia hanno realizzato un libricino fotografico dedicato alla Val d’Intelvi, loro abituale buen retiro (e non solo) nonché zona tra le più belle e particolari delle Prealpi Lombarde, le cui immagini assai suggestive sanno narrare in modo intrigante la peculiarità del territorio intelvese e dei suoi numerosi angoli di sublime paesaggistico e naturale.

Così si legge, nella prefazione di Mal d’Intelvi (titolo significativo tanto quanto programmatico, per così dire!):

Si può interpretare il camminare come un prendersi cura dei luoghi. La frequentazione, la conoscenza ed il riconoscimento, sono parti di una stessa esperienza che si alimenta di mappe cartacee e mappe mentali oltre che di suole consumate.
Entrare in un bosco, di cui la Val d’Intelvi è ricca, vuol dire attraversare il tempo, ritrovare gesti, camminare su piste di cervi, immergersi nel profumo dei maggiociondoli, scoprire macchie di equiseti.
Valle particolare, con due fiumi che scendono su versanti opposti, ricca di testimonianze d’arte soprattutto di quell’epoca straordinaria di globalizzazione ante litteram che fu l’età Barocca.

Un altro piccolo/grande gioiellino di poetica visiva, insomma, manifestazione d’affetto profondo per la Val d’Intelvi ma pure, in fondo, per tutta quella montagna morfologicamente meno spettacolare e non così turisticamente patinata eppure dotata d’una delicata e al contempo fremente bellezza e di un fascino sospeso nel tempo ma capace di imprimersi a fondo nell’animo di chiunque sappia percepirne e recepirne l’essenza.

Potete scaricare Mal d’Intelvi in formato pdf da qui.

Come gli anni scorsi, in occasione di queste pubblicazioni “natalizie”, per ogni copia Hortensia devolve un contributo all’Ospedale San Carlo Borromeo – Progetto Pediatria, per la comunicazione e promozione delle attività ludico-didattiche della Scuola in Ospedale.
Se desiderate dare il vostro contributo: Cooperativa sociale arl Onlus AllegroModerato, Codice Iban IT33T0335901600100000062050, c/c 1000/62050 presso Banca Prossima.
AllegroModerato è un’associazione di disabili che opera nel reparto di pediatria del San Carlo da anni e si adopera per il bene dei pazienti attraverso la musica. L’associazione ringrazierà personalmente per ogni donazione (anche se piccolissima): basta indicare il vostro nome.

L’autunno dentro

Il bello dell’autunno, e di vivere i suoi momenti, è che a volte ti dà una sensazione come quando fuori tira un vento freddo e ti ripari in una baita entro la quale il fuoco che danza e crepita in un bel caminetto diffonde un gradevole tepore e una delicata ma vivace luminosità. Solo che il tepore e la luce te li fa percepire dentro quando sei all’aperto – ad esempio di fronte a visioni come quella lì sopra, nella placida quiete d’un pomeriggio montano.

P.S.: sì, quest’anno mi sento particolarmente affine all’autunno e mi viene da scriverne spesso. Chissà perché.

Apocalypse Now (al Rifugio Gherardi, sulle Alpi Bergamasche)

Eccoli, sono tornati! Non avevo dubbi che sarebbero ricomparsi!

Chi sono?

Sono quelli che «Ah, noi amiamo e valorizziamo la montagna!» Ah sì? Con gli elicotteri?

Quelli che «Suvvia, una domenica ogni tanto!» ma già nella sola bella stagione in corso l’elenco delle elicotterate si sta allungando… l’anno prossimo quante saranno, e in quanti posti?

Quelli che «raggiungere i rifugi ed esplorare le nostre montagne con l’elicottero significa rispondere adeguatamente alla nuova domanda del turismo 2.0», già, come no, due-punto-zero, con un mezzo rumoroso e inquinante che distrugge qualsiasi relazione culturale con il paesaggio montano – che poi, suvvia, quella dichiarazione lì sopra fa ridere anche senza nemmeno commentarla!

Quelli che «l’esperienza visiva e sensoriale di poter vedere il nostro territorio dall’alto è impressionante!» Ah, bene, allora distruggiamo le vette dei monti, che tanto non servono più! C’è l’elicottero per salire più in alto e vedere meglio, no?

Quelli che «In silenzio, sostando sulle rive del laghetto si può sentire il “respiro” delle montagne» e pensano veramente di essere seri e sembrare credibili, a dirlo pubblicamente.

Quelli che «così in montagna ci possono andare anche anziani e gente che fatica a camminare», ma intanto sulla locandina lì sopra non l’hanno nemmeno indicata, questa possibilità, ben sapendo (più o meno consciamente) quanto sia falsa.

Quelli che, dopo l’elicotterata, «al rifugio troverete pizzoccheri fatti a mano!» Che è un po’ come invitare a guidare l’auto superando tutti i limiti di velocità e passando ai semafori col rosso ma poi fermarsi con tutta calma a lavarla e lucidarla di fino. Una roba senza alcun senso, suvvia!

Quelli che, per di più, credono di rivalutare e salvaguardare in questi modi le montagne, mentre invece le degradano e ne sviliscono la bellezza, la conoscenza, il valore culturale e la consapevolezza ambientale.

Quelli che pensano di portare più gente al proprio rifugio con l’attrattiva degli elicotteri, e invece ne perderanno un sacco. Ad esempio ci sono io, che tante volte sono stato nel rifugio in questione, e che me ne guarderò bene dal tornarci, per parecchio tempo.

Quelli che sono rifugi del CAI, un associazione che si dice “ambientalista”. Eh già, proprio vero!

E poi ci fu quello che, tempo fa, disse:

«Un viaggiatore che parta per la montagna lo fa perché cerca la montagna, e credo che rimarrebbe assai contrariato se vi ritrovasse la città che ha appena lasciato.» [1]

Era Amé Gorret, un personaggio che credo non abbia bisogno di presentazioni per chiunque frequenti i monti, e scrisse quelle parole più di un secolo fa. Aveva già capito come certi “amanti e custodi della montagna” l’avrebbero ridotta, la montagna.

Lo sapranno, quelli del rifugio in questione, chi era l’Abbé Gorret? Sapranno leggere e soprattutto meditare quelle sue parole?

Per il bene presente e ancor più futuro della montagna, c’è solo da augurarselo.

[1] L. Colliard (a cura di), Abbé Amé Gorret: autobiographie et écrits divers, Valtournenche, 1987, pag.145. Citato in E. Camanni, La nuova vita delle Alpi, Bollati Boringhieri, 2002, pag.83.