Italia: superpotenza culturale con i piedi d’argilla

In questa sezione del sito, dal titolo così significativo, troverete citazioni, estratti, testi, spunti, riflessioni, osservazioni, analisi, opinioni utili, a mio modo di vedere, a fare di questo mondo un posto almeno un poco migliore di quanto sia ovvero, almeno, ad agevolare il pensiero sulle sue realtà, culturali e non (ma in fondo tutto è cultura, no?). Cliccate sull’immagine per leggere tutti i contributi presenti nella sezione, e buona lettura ovvero buone meditazioni!

“La gestione dell’emergenza Covid presenta due facce, che sono di fatto complementari e non facilmente distinguibili l’una dall’altra: la creazione di reti di sicurezza per evitare la disgregazione di fatto del tessuto produttivo della cultura e della creatività, e le strategie di rilancio e sviluppo strutturale per questi settori, che si inseriranno a loro volta nel quadro di quelle per l’intero sistema-Paese.
In primo luogo, abbiamo bisogno di una governance intelligente dei processi di innovazione a base culturale e creativa. Il futuro della cultura non dipende soltanto dal consolidamento e dall’espansione della base di pubblico pagante per le mostre, gli spettacoli e lo streaming digitale, ma anche, e per certi versi soprattutto, dalla capacità di riconoscere e facilitare la crescente interrelazione tra la cultura e le più importanti sfide sociali del nostro tempo: dalla salute alla coesione sociale all’ambiente. È questo l’indirizzo chiaramente espresso dalla Nuova Agenda Europea della Cultura, il fondamentale documento alla base del nuovo ciclo di politica culturale europeo, pubblicato nel 2018, che fa già sentire i suoi effetti nei primi indirizzi del ciclo di programmazione 2021-27, ad esempio nella struttura e nei temi del programma quadro Horizon Europe. La cultura può contribuire a un nuovo sistema di welfare, come già suggerito dal rapporto pubblicato del dicembre dello scorso anno dal WHO e come documentato ormai da una miriade di esperienze e sperimentazioni in corso in tutto il mondo.
La cultura è fondamentale nell’affrontare i grandi temi della coesione sociale, come quello della costruzione di una società inclusiva e multiculturale – e non a caso Horizon Europe dedica alle problematiche legate alla dimensione sociale delle migrazioni una parte importante del Cluster 2, significativamente denominato Cultura, creatività e inclusione sociale. La cultura potrà fare molto anche per le sfide legate al cambiamento ambientale, che richiedono in primis un cambiamento negli atteggiamenti e nelle modalità di uso delle risorse, ad esempio nello sviluppo e nell’adozione di veri modelli di economia circolare.
Tutte queste nuove prospettive, che nel linguaggio della Nuova Agenda Europea della Cultura vengono definite come crossover culturali, ovvero come sintesi generative tra elementi diversi, non diversamente da quanto accade nella determinazione del corredo genetico del nuovo individuo a partire da quello dei genitori, aprono evidentemente la strada a nuove forme di sostenibilità della cultura, a nuove figure professionali e a sviluppi che siamo in grado di anticipare oggi soltanto in parte. Ma per dare vita davvero a un sistema di welfare culturale o a una nuova socialità culturale inclusiva c’è bisogno di andare oltre la logica delle mille piccole sperimentazioni dal basso (che pure hanno e avranno un ruolo fondamentale), per iniziare a integrare questi temi in una vera agenda politica nazionale.”

[Pier Luigi Sacco, Italia: superpotenza culturale con i piedi d’argilla, su “Artribune” #55 – maggio/agosto 2020. Potete leggere il saggio nella sua interezza qui.]

L’accappatoio nuovo

P.S. (Pre Scriptum)per chi ancora non ne fosse edotto, Loki è il mio segretario personale a forma di cane.

«Come “non si può andare”?!?»
«No, Loki, te lo ripeto: alle terme, spa, piscine e quant’altro di simile non ci si può andare
«E perché?»
«Norme anti-Covid.»
«Covid? Cos’è, qualche altra razza di gatti rompipalle?»
«No, Loki, i gatti non c’entrano, qui.»
«Ma io mi sono comprato apposta questo accappatoio fighissimo

«Veramente te l’ho comprato io.»
«Vabé, dai, non essere sempre così puntiglioso.»
«Eh!»
«Dunque non se ne fa nulla? Proprio nulla?»
«Nulla.»
«Ma mondo cane!»
«E se lo dici tu…»

P.S. (Post Scriptum): attenzione! Tenete sempre presente che i cani non parlano! Quello qui riportato è un dialogo di presumibile natura telepatica, provata dal fatto che non si possa provare che non lo sia (oltre che da qualche bicchiere di ottimo liquore alle erbe alpine, forse. 😄)

Un augurio (alternativo) per il nuovo anno

[Foto di silviarita da Pixabay.]
Un buon augurio, dal mio punto di vista, per il nuovo anno?

Be’, a parte quello ovvio e ineludibile sulla situazione sanitaria e sulla sua definitiva risoluzione, direi che sarebbe bello, e me lo auguro, se nell’anno appena iniziato la gente cominciasse a credere di più all’esistenza degli elfi e dei folletti nei boschi oppure alle antiche leggende di draghi e creature misteriose o, che ne so, all’apparizione del Diavolo presso certi ponti particolarmente impressionanti eccetera, e credesse molto meno a politici e politicanti, opinionisti farlocchi, “fakenewsisti” professionisti, imbonitori mediatici d’ogni sorta, influencer social da strapazzo e tutti quegli altri personaggi opinabili, ridicoli, grotteschi, biechi e non poco pericolosi ai quali viene data troppa importanza acuendone l’influenza, con risultati a dir poco agghiaccianti.

Ecco, se ciò accadesse, credo che il nostro mondo nel 2021 potrebbe diventare un posto ben più posato, concreto, realista, coi piedi per terra e la mente libera da traveggole di quanto invece ad oggi è. Con gli elfi e i folletti e tutto il resto, sì: cose molto più “attendibili”, per molti versi, di quei personaggi appena citati e delle tante scempiaggini di varia natura che vogliono far credere. Già.

Insomma: auguri, che questo nuovo anno possa esservi in un modo o nell’altro proficuo. Tanto, poi, «Se qualcosa può andare storto, lo farà». La Legge di Murphy varrà anche nel 2021 come in ogni altro anno trascorso, statene certi! 😄

 

Una società della cura

[Immagine tratta da fanpage.it, cliccateci sopra per leggere l’articolo originario.]
Ieri una nevicata “d’altri tempi” (espressione fin troppo banale e abusata ma non priva di un suo senso sincronico) ha coperto molte parti del Nord Italia e, come al solito, tutto si è bloccato, dimostrando una volta ancora la cronica inefficienza nazionale in situazioni del genere, peraltro stavolta ampiamente annunciate e (strano ma vero!) correttamente.

Si è trattato di neve, appunto, eppure mi viene inesorabilmente da correlare quell’inefficienza pubblica recente alla ben più annosa, ampia e critica questione della gestione pubblica generale del territorio, che parimenti ad ogni evento meteorologico fuori dall’ordinario – poco o tanto che tale si manifesti – si palesa in tutta la sua deprecabile inadeguatezza. Basta un acquazzone o un temporale un po’ più forte del solito e subito l’elenco dei danni e dei dissesti s’allunga in modo sconcertante: è così da decenni – ne parlai già più di sette anni fa, qui sul blog, da buon ultimo (allora) ma non ultimo – senza alcuna apparente miglioramento nella situazione.

Al riguardo ho trovato molto belle e significative le parole di Luca Calzolari, direttore (tra le altre cose) di “Montagne360”, la rivista del Club Alpino Italiano, che ha affrontato la questione nel suo editoriale del numero di novembre. Quello che vi offro qui sotto è un estratto dell’articolo, che potete leggere nella sua interezza qui, mentre il periodico lo potete interamente leggere su Issuu, qui. Ringrazio molto Luca per l’assenso alla pubblicazione del suo testo.

[…] Intervenire in tempo ordinario con adeguate opere idrauliche, l’attenta gestione dei piani e dei regolamenti urbanistici e paesaggistici, la manutenzione del territorio e la salvaguardia dell’attività agricola e forestale basterebbero di per sé a migliorare di gran lunga lo stato di conservazione e protezione dei territori montani troppo spesso vessati dall’incuria umana. E tanta prevenzione non strutturale, che altro non è che formazione per conoscere i rischi a cui siamo sottoposti da fenomeni di questo genere e adottare i comportamenti adeguati per diminuirli (concetto che fa parte dello zaino culturale di chi va in montagna). Le parole chiave restano mitigazione e adattamento. Sul tema dei comportamenti autoprotettivi la pandemia ci ha insegnato quanto essi siano fondamentali per la resilienza individuale e della società. E allora bisogna insistere sulla costruzione di una società della cura. Una cura però che sia preventiva, non conseguente ai disastri. Una cura capace di generare valori, comportamenti e ricchezza, sia culturale sia economica. Azioni preventive e terapeutiche. Perché intervenire quando ormai è troppo tardi significa perdere per sempre (o quasi) storia, abitudini, tradizioni e relazioni sociali. […]

L’unico (buon) senso del Natale, alla fine

P.S. – Pre Scriptum: questo è un articolo che pubblicai qui già due anni fa ma che in fondo mi pare dotato di valore imperituro. Anche nel mondo attuale, sì, seppur così stravolto dalla pandemia in corso – o forse anche di più, proprio per tale motivo.

Se “Natale” dev’essere, almeno che lo sia nel senso più alto (e forse unico) possibile: fate pure regali a destra e a manca, spendete ciò che volete ma, per quanto vi è possibile, donate qualcosa a chi è meno fortunato, a chi soffre, a chi una sorte avversa sta imponendo disagi e sofferenze. Un dono materiale o immateriale, un po’ del vostro tempo e della vostra considerazione, la solidarietà tra esseri umani – alla fine, ricchi o poveri, fortunati o meno, quello siamo e quello restiamo, tutti quanti indistintamente – quella semplice tanto quanto fondamentale vicinanza che può far sentire ogni individuo, anche il più solitario, parte di una vera, solidale, rispettosa, evoluta civiltà. Peraltro, inutile dirlo, di occasioni per donare ovvero di situazioni di difficoltà ce ne sono fin troppe in questo nostro mondo: un mondo che spesso crediamo tanto bello, avanzato e ricco di tante cose ma non dell’elemento più importante di tutti, di umanità.

Sarà forse retorico e banale dire che la fortuna che oggi arride a qualcuno domani può improvvisamente svanire tramutandosi in sventura oppure, in modo ancor più vernacolare, che la fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo. Ma, posto ciò, e se è vero come è vero che la base etica di ogni società, a prescindere dal grado di coesione tra i suoi membri, è data anche dalla reciprocità solidale e dal mutuo sostegno, il migliore e più fruttuoso modus vivendi di cui ci si può rendere protagonisti, soprattutto quando fortunati nella propria quotidianità, è quello che non dimentica mai di donare a chi così fortunato non è. In primis, perché un dono del genere rappresenta un regalo a se stessi; secondo, perché donare in questo modo migliora la società e una società migliore per quei doni assicura la mutualità. Oggi a te e domani a me, insomma; e se domani a me non serve tanto meglio, in fondo lo scopo primario e morale del donare è nel donare stesso, più che nel dono. È così, ben più che in qualsiasi altro modo, che il “Natale” può tener fede alla sua etimo: una nascita, o ri-nascita, di autentica e civile umanità.

Ecco, ci tenevo a dirlo, per quel che possa contare che io lo dica.