Se una cosa è di destra, non va bene alla sinistra.
Se una cosa è di sinistra, la destra protesta.
Destra, sinistra.
Sinistra, destra.
La sicurezza è di destra, il clima è di sinistra,
gli immigrati di sinistra e la Madonna di destra.
Sinistra, destra, destra sinistra.
Una bella minestrina è di destra, il minestrone è sempre di sinistra (cit.).
Gli operai erano di sinistra, oggi son di destra.
I “padroni” erano di destra, oggi son di sinistra.
Abbassare le tasse è di sinistra e pure di destra, ma sia la sinistra che la destra non le abbassano.
Il culatello è di destra, la mortadella è di sinistra (cit.).
Eccetera.
Ma veramente ancora oggi, nel 2019, siamo qui a dibattere di politica in questo modo che non solo è ormai retorico e anacronistico, ma pure – vista la realtà dei fatti – francamente idiota?
Non è forse che (come già osservavo qui) proprio questa presunta “alternanza”, che ci viene fatta credere come la quintessenza della democrazia, sia invece diventata il suo più pericoloso cancro? Non ci sarebbe bisogno, pure qui, di un bel cambio di paradigma, di molta più concretezza oggettiva e molta meno puerile retorica?
Quando esprimete un’opinione personale su certe cose della politica e quelli di destra pensano che siete di sinistra mentre quelli di sinistra pensano che siete di destra, la realtà è che molto probabilmente siete nel giusto.
E siete pure molto più avanti rispetto a quelli. Ecco.
Marzola (Trento), l’orso M49 immortalato da una fototrappola lo scorso 16 luglio.
E così M49, l’orso più ricercato d’Italia se non di tutte le Alpi, il feroce, pericoloso, aggressivo, terrificante M49 che quest’estate seminava il panico per tutto il Trentino e il Südtirol e per questo aveva (o pareva avere) alle calcagna le guardie ecologiche, i Carabinieri Forestali, la Protezione Civile, mezzo esercito con l’artiglieria campale, i Marines e i Samurai del periodo Edo oltre che, ovviamente, tutti i cacciatori dei territori tridentini, pronti a fargli fare la più brutta fine possibile, ha fatto «marameo!» a tutti quanti e rimanendo uccel di bosco (lo so, tale locuzione potrebbe apparire inadatta per un plantigrado) se n’è andato in letargo, chissà dove e chissà fino a quando, certamente almeno fino alla prossima primavera.
Be’, non si può non restare affascinanti tanto quanto divertiti e compiaciuti dalla fuga di tal bestione che si sta dimostrando ben più furbo e scaltro di chissà quanti suoi inseguitori umani e, ancor più, dei detrattori che lo volevano (e lo vorrebbero ancora, io temo) morto perché “pericoloso”.
Pericoloso, già.
«È prevista l’uccisione dell’animale in caso di pericolosità per l’uomo o avvicinamento alle case»: così, più o meno, recitava l’ordinanza emessa dalle autorità trentine. Cosa significa, secondo voi? Quali sono quei “casi di pericolosità”? Quanto si doveva (o non) avvicinare alle case per non essere abbattuto, o viceversa? E poi l’uomo, proprio l’uomo autoproclamatosi Sapiens, proprio lui, si arroga il diritto di stabilire se una creatura selvatica nel suo habitat naturale deteriorato dalla presenza antropica sia “pericolosa”, dopo secoli di distruzione della Natura e di massacri dei suoi abitanti animali?
«È prevista l’uccisione dell’uomo in caso di pericolosità per gli animali o avvicinamento alle loro tane». Ve lo immaginate, se un principio del genere dovesse venire applicato in ottemperanza alla realtà storica dei fatti? No, ovviamente, non ce lo immaginiamo. Sarebbe una malvagità assoluta.
Eh, lo sarebbe, sì. Per altre creature no. Per noi sì. Già.
Caro M49, buon letargo! Goditi una gran bella dormita, riprenditi, recupera le energie fisiche e mentali, così che per la prossima primavera tu possa tornare a beneficiare della tua naturale libertà, alla faccia di quegli umani che non capiscono proprio cosa significhi tanto il termine “libertà” quanto il vivere armonicamente con la Natura e i territori abitati. Ma non lo capiranno nemmeno in futuro, temo, dacché non avranno mai la tua intelligenza e la tua furbizia, sicché non impareranno nulla dalla “lezione di vita” sui monti che stai dando loro. E speriamo che con te le Alpi siano sempre protettive e accoglienti, come lo sono da sempre per chiunque sappia sintonizzarsi con la loro ancestrale essenza e la sublime bellezza vitale.
Buon riposo, M49, arrivederci alla prossima bella stagione!
(Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più su M49 e la sua storia.)
Io però, sinceramente, spiace dirlo, un po’ di pena la provo per tutti questi poveri giornalisti costretti ogni “benedetto” giorno, inevitabilmente, inesorabilmente, ineluttabilmente, giorno dopo giorno, a dover riferire, scrivere e dissertare dei politici italiani e di ciò che fanno – di tutto ciò che di sostanzialmente meschino “fanno” e dicono… sempre, tutti i giorni, dover fare la cronaca delle loro “azioni”, degli eloqui e degli sproloqui e poi pure commentarci sopra inventandosi ogni volta qualcosa di nuovo, di gradito a quelli o al proprio direttore (ovvero a entrambi) oppure di disapprovante (e idem ma al contrario con il direttore)… Ben sapendo d’altro canto che quegli stessi giornalisti in molti casi, ove non costretti a sottostare a queste imposizioni redazionali, siano persone dotate di ben maggiori capacità narrative oltre che di lucidità intellettuale e altrettanta indipendenza di pensiero e d’opinioni. Doti invariabilmente soffocate – dacché pure francamente inutili – quando essi debbano redigere i propri monotoni, ridondanti, vacui (loro malgrado) articoli quotidiani.
A suo modo una vitaccia, insomma, considerando il livello infimo (e col tempo in costante degrado) del dibattito scaturente da quell’ambito politico nostrano. E pensare che una volta quello del commentatore politico – poi anche definito politologo, in modo piuttosto altisonante – era uno dei ruoli più illustri e ambiti nelle redazioni! Oggi invece, nella sostanza, equivale a quello d’un corrispondente di (mal)costume o d’un commentatore di spettacoli teatrali di bassissimo livello, costretti a riferire e arzigogolare di cose che il più delle volte risulterebbero vuote di senso persino per un giornaletto scolastico.
Ma invariabilmente gli tocca, visto come pare che sia un dogma teologico a imporre che gli organi di informazione debbano sempre e comunque occuparsi con gran profusione di parole, prima di ogni altra cosa seppur ben più importante, delle avventure di lorsignori politici!
Suvvia, caro Maestro! Va bene che è sempre stato un gran mattacchione, ma ora non si metta a giocare a nascondino con la vita, che se finisse che non la trovassimo più, in giro per il mondo dei libri e non solo lì, sarebbe realmente una grande tristezza! Ecco, si ripigli (scusi la terminologia, ma è per capirci al meglio), lei e il posto luminosissimo che le compete nella cultura italiana: deve restarvi ancora a lungo, il più a lungo possibile. D’altro canto ho letto che ha ancora un sacco di cose da realizzare e una volta, ancora qualche anno fa, disse pure che la morte la trova «disdicevole», quindi: che lei faccia così «unn’è muru pi Alcamu», come dicono dalle sue parti. Non è cosa possibile.
Forza, dunque, che ci dobbiamo “rivedere” presto. Assolutamente.