Viva Camenisch, “LO” scrittore di montagna per eccellenza (che ha vinto il 50° Premio Itas)!

Mi fa molto piacere leggere che Arno Camenisch e il suo Anni d’Oro, pubblicato da Keller Editore, hanno vinto il 50° Premio ITAS per il Libro di Montagna, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta ieri a Trento, nell’ambito del Trento Film Festival.

Mi fa piacere perché di Camenisch ho letto tutto ciò che è stato tradotto in italiano e fin da subito mi è sembrato uno degli autori che più di altri, forse meglio di chiunque altro, si possa autenticamente definire scrittore di montagna. Camenisch non è uno scrittore che parla di montagne, è uno che le montagne le fa parlare e poi sa mettere nero su bianco in modo mirabile le loro narrazioni, quand’esse coinvolgano donne e uomini che in montagna vivono le proprie esistenze. Ma, sempre e comunque, scritte e raccontate dal punto di vista delle montagne, come se ogni gesto, azione, parola, dialogo, atteggiamento dei protagonisti dei suoi libri fosse mediato, in un modo o nell’altro, dalla presenza e dall’essenza delle montagne.

Dunque, Gronds cumpliments Arno Camenisch! Un premio assolutamente meritato! E (nuovamente) complimenti a Keller Editore per l’altissima qualità delle sue proposte editoriali: un altro bell’esempio concreto di come fare ottima e costruttiva cultura letteraria e non solo, quanto mai necessaria in Italia. Chapeau!

Se volete saperne di più su tutti i libri di Camenisch editi in Italia, qui trovate le mie “recensioni”.

Una “Montagna sacra” che cresce sempre di più

[Il Monveso di Forzo, la “Montagna sacra”.]
Il progetto della “Montagna Sacra, dibattuto, criticato, disapprovato, da qualcuno osteggiato ma sempre, quando ciò è accaduto, per un’analisi troppo superficiale (se pur legittima, ma tant’è) dell’idea, con il tempo sta guadagnando invece sempre più consensi, cognizioni, condivisioni. Lo ha dimostrato bene la recente ospitata su Rai3, nel programma “Quante Storie” condotto da Giorgio Zanchini, dell’amico Enrico Camanni, una delle più prestigiose figure della cultura di montagna italiane, in qualità di autore de “La Montagna Sacra” (Laterza), il suo ultimo libro dei cui temi ha discusso con Paolo Cognetti, altra rilevante figura del mondo della montagna. Camanni è anche componente del comitato promotore del progetto, insieme ad altre prestigiose figure e, inopinatamente, a chi scrive.

Potete vedere la puntata di “Quante Storie” cliccando sull’immagine qui sotto.

Sta guadagnando sempre più approvazioni, il progetto della “Montagna Sacra”, in forza dei suoi concetti fondanti principali (dei quali il libro di Camanni offre una notevole dissertazione): quello dell’invasività umana che pervade ogni angolo del pianeta e della conseguente necessità di lasciare spazio alla “alterità” (gli altri esseri viventi), pena il degrado irrefrenabile dell’ecosistema globale; il secondo è quello di conquista, insito nella natura umana ma non più sostenibile, per far laicamente prevalere, per una volta, e almeno in un luogo almeno, l’idea dell’astensione e la necessità di determinare un limite, certamente simbolico ma altrettanto sostanziale nel suo senso, capovolgendo modelli culturali (da no-limits a off-limits) che sulle montagne e non solo lassù hanno cagionato e cagionano impatti non più accettabili. Concetti che sono ben difficilmente confutabili e i quali, sarà evidente, vanno ben oltre la mera discussione superficiale sulla “forma” del progetto, la cui simbolicità provocatoria serve proprio per innescare il dibattito e costringere alla riflessione su temi così importanti eppure largamente sottovalutati.

Per essere chiari, è simbolicamente “Montagna Sacra” il Monveso di Forzo, la vetta protagonista del progetto, ma nei concetti sopra indicati è “sacro” cioè bisognoso di non subire ulteriore invasività antropica e di determinare un limite al suo sfruttamento (dunque in tal senso inviolabile: a ciò richiama la provocazione suddetta mirata al Monveso di Forzo) il Vallone delle Cime Bianche, il Monte San Primo, il Lago Bianco del Passo di Gavia, il Monte Tonale Occidentale, il Sassolungo, il Passo della Croce Arcana, il Sasso Tetto di Sarnano e ogni altro territorio minacciato da progetti di infrastrutturazione turistica e commerciale palesemente scriteriati e perseguiti soltanto per fini meramente affaristici. Territori da non più violare oltre quanto è già stato fatto e il cui delicato, prezioso, meraviglioso ambiente non può sopportare.

[Il cantiere al Lago Bianco del Passo di Gavia. Foto di Simone Foglia.]

In tal senso il progetto della “Montagna Sacra” propone un rapporto forma-funzione (consentitemi di utilizzare questa definizione, che trovo calzante) profondamente efficace sollecitando la riflessione e la presa di posizione al riguardo. Per questo, appunto, sta ottenendo sempre più consensi e approvazioni. Il dibattito non è più sull’essere favorevoli o contrari ma su come poter concretamente sostenere i suoi concetti di fondo, così necessari, così improcrastinabili per il bene presente e futuro delle nostre montagne e dei territori naturali.

Per saperne di più su “La Montagna Sacra” cliccate qui, mentre per conoscere più approfonditamente il progetto – oltre che attraverso la lettura del libro – e sottoscriverlo potete visitare questa pagina.

Le tre montagne

AMICI!
Rispondete d’istinto, senza pensarci troppo:

QUALI SONO LE TRE MONTAGNE DEL VOSTRO CUORE?

Cioè le tre che quando sentite il termine “montagna” vi vengono subito in mente, rimarcando con ciò quanto siano in un modo o nell’altro importanti per voi – siano rinomate o meno, alte o basse, delle Alpi, degli Appennini o altrove.

Non c’è bisogno che motiviate la scelta: il solo nominare le tre montagne che vi verrà spontaneo citare è un palese buon motivo al riguardo. Di contro posso immaginare che di montagne citabili ne avreste innumerevoli ma fa nulla, le prime tre sono quelle che contano.

Grazie fin d’ora a chi risponderà!

P.S.: queste le mie tre:

[Il Monte Tesoro.]
[Il Pizzo Tambò.]
[Il Gran Zebrù / Königsspitze.]