Domenica 15 giugno camminiamo “Insieme per la Montagna Sacra” in Valle Soana per rivendicare la necessità del limite sui monti

Eccovi il programma ufficiale e la locandina della quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal relativo progetto (del cui comitato promotore faccio parte) come simbolo di rispetto del Limite, che si svolgerà domenica 15 giugno prossimo:

Lo potete anche scaricare in formato pdf qui.

Come avevo anticipato in questo articolo, nel corso della giornata avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.

Invece, la constatazione delle condizioni di innevamento ancora abbondante in quota ha purtroppo determinato la decisione di rinviare la traversata dalla Valle di Cogne alla Valle Soana attraverso il Colle di Bardoney, pensata per congiungere simbolicamente i due versanti del Monveso di Forzo e prevista per sabato 14 giugno – della quale nella precedente newsletter vi avevamo dato alcune informazioni preliminari. La traversata verrà probabilmente riprogrammata nel mese di settembre, in data da stabilire e in concomitanza con un altro evento dedicato alla “Montagna Sacra” in corso di progettazione.

[Prime luci sul Monveso di Forzo, la ” Montagna sacra” delle Alpi italiane. Foto di Toni Farina, per gentile concessione.]
Sono ben contento di denotare che la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” vedrà la collaborazione e il supporto dell’Associazione degli Operatori Turistici della Valle Soana: una vicinanza quanto mai significativa e importante anche per come segnali l’interesse crescente dei locali al progetto e al suo portato a favore della valle. Come si può vedere nella locandina sottostante, l’associazione curerà l’accoglienza generale e nello specifico la parte enogastronomica della giornata grazie alla partecipazione dei ristoranti e degli operatori valsoanini i quali metteranno a disposizione tutto ciò che la valle sa offrire ai suoi visitatori:

Anche questa locandina la potete scaricare in pdf qui.

Per la giornata sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. Anche l’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.

Come accennato di recente, vi sono ulteriori potenziali interessanti (e prestigiose) novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: io e gli altri membri del Comitato promotore ci auguriamo di concretizzarle e dunque di darvene notizia al più presto.

Aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.

Per ogni altra informazione sul progetto:
www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/
https://www.facebook.com/montagnasacra
Info: montagnasacra22@gmail.com

Domenica 15 giugno: di nuovo in cammino ai piedi della “Montagna Sacra”

Domenica 15 giugno 2025: ecco la data nella quale anche quest’anno si tornerà in Valle Soana per la quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal progetto “Montagna Sacra – Monveso di Forzo” (del cui comitato promotore faccio parte) – come simbolo di rispetto del Limite.

Come per le scorse edizioni il ritrovo sarà alle ore 10 a Molino di Forzo: da qui si partirà per una passeggiata del tutto elementare alle borgate Boschietto e Boschettiera, un’ora e mezzo di cammino per poco più di 300 metri di dislivello positivo con momenti di informazione sul progetto e pranzo al sacco. Ritornati a Molino nel pomeriggio, alle 17 si potrà assistere al Concerto per la Montagna Sacra del gruppo musicale celtic rock LabGraal, al quale va fin da ora il ringraziamento caloroso per aver rinnovato la disponibilità a suonare per i partecipanti alla giornata.

Per la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” ci sono tre novità significative, e questo è il motivo per il quale ricevete questa newsletter con largo anticipo rispetto alla data prefissata.
La prima: all’arrivo della comitiva di camminatori a Boschietto, avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà poi installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.

(Nelle immagini soprastanti: alcune vedute di Boschietto e di Boschettiera scattate durante l’edizione 2024 di “Insieme per la Montagna Sacra”.)

La seconda novità deriva direttamente da Barbara Tutino e dalla sua idea di trasportare simbolicamente l’opera, e soprattutto ciò vuole rappresentare riguardo la Montagna Sacra, dalla Valle di Cogne alla Val Soana, così unendo i due versanti valdostano e piemontese del Monveso. Per questo sabato 14 giugno è in programma il “trasporto simbolico” dell’opera con una traversata che passerà dal Colle di Bardoney, uno dei valichi di collegamento della Valle di Cogne con la Valle Soana posto a circa 2800 metri di quota tra il Monveso e la Torre di Lavina. L’escursione, che si sviluppa in un ambiente di alta montagna grandioso e affascinante, non è difficile ma per sviluppo, dislivello e terreno è comunque riservata a buoni camminatori, che saranno accompagnati da guide escursionistiche. Come detto, alla spettacolarità del percorso si unisce il valore simbolico del transito tra i due versanti del Monveso rispetto al messaggio di fondo che il progetto della “Montagna Sacra” elabora e trasmette, il quale poi troverà una rappresentazione anche visiva proprio grazie all’opera di Barbara Tutino esposta a Boschietto.

(Nelle immagini soprastanti, alcune vedute del Colle di Bardoney: nell’ordine, il valico, il versante della Valle Soana e quello della Valle di Cogne.)

L’escursione sarà comunque da confermare a inizio giugno in funzione delle condizioni ambientali lungo il percorso, soprattutto sul versante valdostano, oltre che ovviamente di quelle meteorologiche nell’imminenza della data. Chiunque ne fosse interessato lo comunichi quanto prima: alla mail montagnasacra22@gmail.com o ai recapiti telefonici 335/7035304 (Toni Farina) e 335/1417877 (Sandro Francesconi, una delle guide escursionistiche che accompagneranno la comitiva). Per ragioni intuibili il numero di partecipanti sarà limitato a non più di dieci.

La terza novità è che in occasione delle giornate di giugno sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. L’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al nostro progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.

In ogni caso i dettagli delle giornate del 14 e 15 giugno sono ancora in via di definizione e qui vi sono solo anticipati, come denotato; più avanti verranno diffusi gli aggiornamenti e il programma definitivo.

Vi sono altre potenziali interessanti novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: l’augurio è di concretizzarle a breve e dunque di darne notizia al più presto.

Intanto, il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, in forza del suo messaggio sempre più attuale e necessario nei confronti delle realtà dei territori montani (e non solo), continua a raccogliere sempre maggiori interessi, consensi, condivisioni, citazioni da parte di persone di radici e culture diverse: alpinisti, escursionisti, naturalisti, giornalisti, scrittori, artisti, montanari, frequentatori rispettosi di ogni vita e di ogni luogo che hanno condiviso con entusiasmo la proposta e hanno aderito al progetto. Nessun conquistatore.

È un bel risultato, tuttavia, vista l’attenzione crescente che sta suscitando il progetto, ci sono ampi margini di incremento ovvero di sempre più ampia conoscenza del progetto stesso e delle sue finalità. Per questo vi invitiamo di nuovo a far aderire amici o conoscenti: ogni adesione in più è fondamentale per la nostra causa e, a ben vedere, se gli oltre millecinquecento firmatari del progetto portassero un nuovo aderente per ciascuno, la forza della “Montagna Sacra” diverrebbe ben più importante e significativa di quanto già non sia ora.

Aderire è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.

Per ogni altra informazione sul progetto:

Il primo (mini)festival de “L’AltraMontagna”, a Trento

A nove mesi dall’inaugurazione e dalla messa on line il progetto de “L’AltraMontagna”, al quale mi pregio di collaborare fin da allora, continua a espandersi tra i rilievi della Penisola, come viene ben attestato dai notevoli numeri conseguiti: dall’inizio delle pubblicazioni si contano 3,5 milioni di utenti e 8 milioni di articoli visualizzati. Ciò dimostra pure quanto sia importante, e quanto richiesto da un pubblico sempre maggiore, raccontare con attenzione il presente e immaginare con sensibilità il futuro delle terre alte, un ambito la cui imprescindibilità è riconosciuta da chiunque seppur ciò non sempre si manifesti nei modi più virtuosi.

Per quanto sopra, e per il desiderio di approfondire alcune delle tematiche principali emerse in questi mesi circa la realtà della montagna italiana, il prossimo fine settimana del 18-19-20 ottobre a Trento si volgerà il primo mini-festival de “L’AltraMontagna”: «mini» perché in realtà si tratta di una sorta di “numero zero” – allestito in collaborazione con la casa editrice People – di quello che in futuro potrebbe essere un evento più strutturato e ampio ma quest’anno già ricco di ben undici eventi con figure di grande rilievo del mondo della montagna e non solo, come vedete dal programma.

È una nuova – e per quanto possibile innovativa – occasione di parlare, conoscere, riflettere, immaginare, progettare, sognare di montagne: che per molti versi significa fare tutto ciò riguardo il nostro paese, che di montagne in gran parte è fatto!

[Foto di Lorenza Liandru, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Dunque, da venerdì prossimo appuntamento in Piazza del Duomo a Trento con “L’AltraMontagna”!

La “Montagna Sacra”, l’invasività umana e il senso del limite

P.S. – Pre Scriptum: il presente testo, che ho curato insieme al Comitato Promotore del progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, è stato pubblicato in origine nella sezione Sherpa “La Montagna Sacra” il 13 giugno 2024 e quindi ripreso il giorno successivo nel “GognaBlog” di Alessandro Gogna per l’estrema importanza attribuita al testo e ai suoi contenuti.

Lo scorso 2 giugno su “L’AltraMontagna” il professor Mauro Varotto, docente di Geografia culturale all’Università di Padova, ha pubblicato un articolo con alcune personali considerazioni intorno al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, con il quale il comitato promotore, composto da un nutrito e prestigioso gruppo di personalità variamente afferenti all’ambito della montagna, propone di considerare “Montagna Sacra” il Monveso di Forzo, posto tra Valle Soana e Valle di Cogne entro il Parco Nazionale del Gran Paradiso, invitando all’astensione volontaria alla sua come proposta culturale forte e di valore altamente simbolico: un messaggio di responsabilità, nuovo e dirompente, per la tutela della natura, per il quale l’attributo “Sacra” va inteso nella sua forma di costrutto culturale sostanzialmente laico, nel senso di “inviolabile” (come per la proprietà privata). Ovviamente non è istituito alcun divieto alla salita, com’è ampiamente ribadito nel documento progettuale e negli articoli di Farina e Mingozzi pubblicati nel volume “Sacre vette” di cui lo stesso Varotto, con Ines Millesimi, è autore. L’invito è proposto, non imposto, come un libero atto personale, emblematico e funzionale alla riflessione sulla necessità di una “transizione culturale” per far fronte alle grandi sfide globali che l’umanità è oggi chiamata a risolvere e sul ruolo che in ciò possono avere le aree protette. Due concetti sono ritenuti centrali. Il primo è quello dell’invasività umana che pervade ogni angolo del Pianeta e della necessità di lasciare spazio alla “alterità” (gli altri esseri viventi). Il secondo è quello di “limite di conquista”, in una società segnata da velocità, competizione e scellerata crescita di consumo di risorse naturali, accumulo di rifiuti e degrado degli ecosistemi. L’accelerazione dell’impronta di certe pratiche antropiche sulle vette a qualsiasi latitudine e a qualsiasi quota impone inevitabilmente delle riflessioni, un ripensamento nell’incoraggiare un nuovo modo di vivere il contatto dell’uomo con la cima e le sue valli, in una relazione più rispettosa, nonché un ripensamento dei valori sottesi alla pratica dell’alpinismo in questi ultimi anni. Dunque almeno una vetta, almeno questa volta, da lasciare libera dalla presenza umana per rendere altrove l’uomo più consapevole della relazione culturale con la realtà naturale e di quei concetti citati, di importanza tanto fondamentale quanto oggi ineludibile.

Le considerazioni del professor Varotto sono interessanti, in forza della loro articolazione e per come diano seguito a quello che è il fine principale del progetto della “Montagna Sacra”, anche prima delle proprie finalità programmatiche: agevolare il confronto e il dibattito su temi di grande importanza riguardo la frequentazione umana contemporanea e futura delle terre alte, verso i quali Varotto dimostra attenzione e considerazione alimentando l’esercizio del libero pensiero e del confronto aperto in un’epoca nella quale, troppo spesso, tale esercizio viene ridotto a uno scambio di frasi fatte pressoché prive di cognizione specifica e approfondimento.

Inoltre, Varotto riflette su alcuni degli argomenti nodali alla base del progetto, riponendone in luce il valore e così permettendone la chiarificazione, a partire dal citato «divieto» di salire la “Montagna Sacra”: non esiste alcun divieto da nessuna parte nel progetto il quale, anzi, evidenzia da subito nel proprio “manifesto” l’assenza di qualsiasi simile prescrizione all’ascesa. Il termine semplifica in maniera fin troppo radicale ciò che il progetto propone: un invito all’astenersi dal salire il Monveso di Forzo come atto simbolico – per il quale dunque un “divieto” sarebbe inappropriato – e di assunzione di consapevolezza meditata riguardo i concetti alla base, citati poco fa. Poste queste osservazioni, la domanda posta da Varotto su dove si debba considerare l’inizio e la fine della “Montagna Sacra” risulta a sua volta inappropriata ovvero espressamente legata a una lettura geografica della questione, a fronte di un invito di matrice immateriale dacché correlato non alla forma ma ai concetti che danno contenuto al progetto. Il fatto che Varotto non abbia trovato una risposta soddisfacente a tale domanda (in verità indicata nel documento progettuale: «l’intera piramide») è dunque comprensibile dacché inevitabile: non può esserci risposta, in buona sostanza, se non se ne vuole trovare una. Di contro, la sineddoche spaziale che indica Varotto è già assai evidente in senso opposto, per come il turismo di massa abbia reso una “vetta” adeguatamente brandizzata in senso lato dal marketing l’intera montagna (esempio inevitabile: il Cervino/Matterhorn), così che la conquista in senso “classico” della prima possa diventare e “giustificare” la conquista del suo intero territorio. Ma poi: si possono ancora definire montagna certi “luoghi” (virgolette quanto mai necessarie, proprio perché le parole sono importanti) in quota pesantemente antropizzati e urbanizzati al punto da non presentare più differenze sostanziali con le città? Proprio la città che conquista la montagna, paradigma ormai obsoleto per come oggi risulti massimamente pericoloso eppure ancora ampiamente utilizzato per giustificare certa infrastrutturazione turistica a dir poco pesante che intende la “valorizzazione” delle montagne come una pratica consumistica sia dal punto di vista ambientale che culturale, rappresenta uno degli aspetti che rende fondamentale la “transizione culturale” per la quale il progetto della “Montagna Sacra” si fa strumento di riflessione e di azione.

D’altro canto il perseverare di questo paradigma assai deteriorato diventa manifesto in un recente fatto che coinvolge proprio il Parco Nazionale del Gran Paradiso: la decisione di ripristinare la libera circolazione del traffico motorizzato sulla strada del Nivolet, circostanza che sta generando un notevole dibattito anche per come venga giustificata dai responsabili del Parco con motivazioni che lasciano molto perplessi. Una circostanza che sembra fatta apposta per rispondere alla seconda domanda posta da Varotto circa le finalità di un parco nazionale in quanto soggetto di tutela ambientale – sia del Gran Paradiso o qualsiasi altro – e che conferisce ancora più valore simbolico e forza concreta ai concetti della “Montagna Sacra”. Di contro, è evidente come la “Montagna Sacra” differisca ampiamente dall’idea alla base delle riserve naturali: se queste hanno il compito di tutelare materialmente i paesaggi, gli habitat e le specie nonché, più in generale, la diversità biologica che racchiudono, imponendovi regole e divieti di accesso e frequentazione libera, la “Montagna Sacra” si pone il compito immateriale e per ciò ancor più emblematico di agevolare la riflessione sulla necessità di saper riconoscere dei limiti all’invasività umana senza per questo imporre alcun divieto o prescrizione, appunto,  ma come approfondita presa di coscienza personale, dunque di valore morale e civico ben più compiuto e formalmente più efficace. Per tali motivi non sussiste alcun pericolo di “greenwashing” nel progetto, semmai è l’opposto, per come esso denunci la presenza di questa devianza in molti casi dei quali si dichiari la piena “sostenibilità ambientale” – anche riguardo certe iniziative delle stesse aree di tutela. Vedi sopra la questione delle auto al Nivolet: si direbbe ben più pratica di “greenwashing” questa! Invece, a poca distanza, un’altra valle facente parte del Parco del Gran Paradiso, la Valle Soana con la propria “Montagna Sacra”, indica che un’altra via alla frequentazione della montagna, ben più consapevole e sensibile, è possibile e da considerare. Per gli stessi motivi il progetto non agevola affatto – anzi ha già espresso i propri dubbi su alcune proposte al riguardo – l’eventuale istituzione di altre montagne “sacre”: non è la quantità di esse a dover aumentare ma la qualità del pensiero diffuso intorno ai temi cardine del progetto, per i quali il Monveso è il simbolo primario che ne conserva in sé il valore pieno.

Infine, intorno alle considerazioni dalle quali Varotto formula la sua terza domanda sulla “Montagna Sacra”, al netto del rimarcare nuovamente l’assenza totale nel progetto di alcun divieto applicato a qualcosa o qualcuno, che invece Varotto ripete basando su tale forzatura lessicale i propri appunti, così come non viene espresso alcun «giudizio universale di condanna» contro chicchessia, pare evidente che ancora si scelga di insistere sulla forma data al progetto per non considerarne piuttosto la sostanza tematica, nella quale non manca affatto la considerazione della presenza e del portato antropico – e antropologico – dell’uomo nelle terre alte. A ben vedere «quegli uomini (e donne) che si sono adoperati per addomesticare, curare, favorire la biodiversità nel pianeta, vivere in faticosa armonia con la natura» lo hanno fatto proprio praticando in maniera virtuosa la necessità di un limite evitando l’invasività eccessiva nel territorio naturale: l’armonia con esso non scaturisce proprio dall’osservanza di questa necessità? Pare evidente che queste donne (perché messe nelle parentesi?) e questi uomini che sanno ben contenere e armonizzare la propria presenza in natura, vivendoci e lavorandoci, non sono proprio paragonabili alla presenza che invece manifestano altre attività – come certo turismo di massa, ad esempio – che invece la basano sul no-limits e sulla libertà di conquista (commerciale e consumistica) di qualsiasi spazio, anche se intatto e incontaminato, quando possa essere messo a valore e (s)venduto. La natura non ha bisogno che la “valorizzi” – il valore lo ha in sé – tutt’al più necessita di essere fatta conoscere nel modo più compiuto possibile.

D’altronde, proprio se avesse voluto imporre «l’esclusione della frequenza e della presenza umana» su più vasta scala montana, il progetto della “Montagna Sacra” avrebbe scelto una vetta ben più famosa come il Gran Paradiso o il Monte Bianco: ma, come ribadito fin dalle prime uscite pubbliche del progetto – ormai due anni fa -innegabilmente questa eventualità sarebbe apparsa soprattutto come una provocazione, per nulla costruttiva, concettualmente troppo radicale, inevitabilmente divisiva e attaccabile in mille modi – giustamente, peraltro. Non avrebbe rappresentato adeguatamente le finalità del progetto, le avrebbe annacquate nell’inesorabile polemica che infine se le sarebbe rapidamente divorate annullando qualsiasi sua finalità virtuosa, materiale e immateriale. Invece, la “Montagna Sacra” non vuole provocare gli animi ma stimolare le menti, non vuole dividere i frequentatori delle montagne in fazioni contrapposte ma unirli in una riflessione il più possibile ampia e condivisa, radunarli in una palestra delle idee così da esercitarvi il libero pensiero. La “sacralizzazione laica” del Monveso è il simbolo e non il fine, è il vertice ultimo concettuale di una considerazione elaborata e strutturata sulla presenza umana nelle terre alte, di qualsiasi genere essa sia, che sappia nuovamente e consapevolmente comprendere il proprio portato sul territorio, sull’ambiente e sull’elaborazione del paesaggio nonché la necessità di armonizzarsi al luogo al quale riconoscere una “sacralità”: peculiarità originaria insita nel territorio naturale montano, come rivela l’etimo primigenia del termine e dei suoi derivati, tanto quanto «elemento della struttura della coscienza» come sottolinea Mircea Eliade. Le cui parole citate da Varotto, più che una confutazione dell’idea della “Montagna Sacra” appaiono invece come un’importante approvazione: «La società occidentale attuale ha perso la confidenza con la concezione sacra dell’esistenza: man mano che la cultura scientifico-razionale ha preso piede, progressivamente è scomparsa la presenza della dimensione del sacro che un tempo, nella vita di tutti i giorni, era presente in ogni cosa. Il sacro serve a tenere insieme il Tutto, a dare ad esso un senso trascendente. Il sacro non divide, non separa, non compartimenta Uomo e Natura: li unisce. Il sacro sta nella relazione intima con l’alterità.» Quell’alterità che l’uomo, proprio in quanto creatura dominante, intelligente e senziente, dotato in coscienza del senso di “sacro”, ha innanzi tutto il dovere di salvaguardare e tutelare, nel caso pure facendosi “altro” rispetto ad essa, lasciandovi spazio e allontanandosene – inevitabilmente, vista l’impronta umana sovente devastante per qualsiasi altro elemento ecosistemico – così da poter salvaguardare pure la relazione intima con l’alterità. Il progetto della “Montagna Sacra” sostiene proprio questo: non in modalità divisive, proibitive, compensative e men che meno retoriche, semmai sollecitando la più totale libertà di opinione al riguardo proprio perché elemento di relazione con l’alterità antropologica della quale il progetto si alimenta.

Domenica 2 giugno, come osservato anche da Varotto nel proprio articolo, si è svolta ai piedi del Monveso di Forzo “Insieme per la Montagna Sacra”, l’annuale giornata di sensibilizzazione sul progetto e sulle sue finalità. Se il professor Varotto, invece di pensare che «non sarei mai andato a vedere il Monveso di Forzo» decidesse di recarsi in Valle Soana almeno una volta, magari in un prossimo evento organizzato dal progetto, sarebbe ovviamente il benvenuto e forse, al netto della più totale libertà di pensiero e di opinione, nella contemplazione del Monveso potrebbe trovare più rapidamente che in altri modi le migliori risposte alle sue legittime domande. Sarebbe una cosa importante al pari del suo contributo qui dissertato al dibattito sulla “Montagna Sacra”.

N.B.: tutte le foto qui presenti, ovviamente, raffigurano la “Montagna Sacra”, il Monveso di Forzo.

Ines Millesimi, Mauro Varotto (a cura di), “Sacre vette. I simboli sulle cime”

Forse ricorderete la polemica scoppiata qualche mese fa intorno alla questione delle croci di vetta, cioè dei simboli religiosi posti sulle sommità delle montagne. Anzi, la non polemica, invero generata innanzi tutto dalle dichiarazioni di due personaggi politici di infima specie che hanno travisato e strumentalizzato il senso originario del dibattito scaturito dalle presentazioni del volume Croci di vetta in Appennino di Ines Millesimi.

Tuttavia, al netto delle recenti stupidaggini dei personaggi citati, il dibattito sul tema non è certamente nuovo: già da tempo se n’è discusso, elaborando dal confronto una posizione ampiamente condivisa per la quale si ritiene di preservare le croci esistenti, considerate testimonianze della cultura popolare, evitando nuovi manufatti soprattutto se imponenti, come certuni proposti di recente e obiettivamente inaccettabili sotto ogni punto di vista (al proposito mi viene in mente la croce di 18 metri che si voleva piazzare in vetta al Monte Baldo nelle Prealpi Gardesane, per citare un caso significativo).

È comunque un dibattito che periodicamente riemerge sulla superficie del pour parler mediatico e, come molte altre, spesso soffre di polarizzazioni tanto rigide quanto insulse: ma, a prescindere da queste, risulta comunque interessante e per molti versi emblematico riguardo la relazione culturale e antropologica della nostra società con la natura rispetto al momento storico nel quale il dibattito emerge. Che oggi si anima di una sensibilità, ampiamente diffusa, contraria al piazzamento di qualsiasi manufatto antropico negli ambienti naturali incontaminati (non solo croci, dunque), tanto più se in luoghi referenziali come le vette delle montagne.

Per tutto quanto fin qui rimarcato, c’era sicuramente il bisogno (e la convenienza, per molti versi) di mettere nero su bianco alcuni punti fermi intorno al tema, variegati e quanto più possibile autorevoli. Di questo compito si sono fatti carico la già citata Ines Millesimi – forte della sua esperienza al riguardo – e Mauro Varotto curando Sacre vette. I simboli sulle cime (Cierre Edizioni, 2024), volume che raccoglie numerose testimonianze sul tema, assolutamente prestigiose e qualificate, le quali nel complesso compongono del tema stesso il più articolato approfondimento disponibile. []

(Potete leggere la recensione completa di Sacre vette cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)