Questa sera a Carenno (Lecco), per vedere “oltre” il paesaggio

Vi rammento che questa sera, alle ore 21.00, sarò a Carenno (Lecco) per presentare il volume Oltre il confine. Narrare la Val San Martino, prestigiosa pubblicazione alla quale ho partecipato con un saggio in forma di racconto sull’esplorazione e la scoperta dell’anima peculiare e della bellezza della valle. Ve lo descriverò per cercare di mettere in luce quanto il territorio narrato dal libro sia speciale, e per questo meriti di essere il più possibile compreso e apprezzato, nonché come contenga un paesaggio per molti aspetti sorprendente il quale non va solo ammirato e goduto ma pure pensato. Anche perché contiene persino un “enigma”, che molti avranno forse intuito ma probabilmente non risolto…

Insieme a me vi saranno altri prestigiosi relatori e “colleghi di penna”: Sara Invernizzi e Matteo Nicodemo, autori di ulteriori affascinanti saggi sulla Val San Martino che il testo presenta, e i curatori del volume Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni.

Sarà una serata affascinante, ne sono certo: e lo sono perché sono assolutamente affascinanti i luoghi che vi racconteremo. Dunque se siete in zona e potete partecipare, fatelo: vi piacerà parecchio, vedrete!

Cliccate sulle immagini delle locandine per ingrandirle e saperne di più; invece qui trovate un assaggio della mia dissertazione presente nel volume.

P.S.: la presentazione di Oltre il confine è parte di questa manifestazione:

Una frase “scivolosa” (e una impegnativa)

Leggo (vedi qui sopra) del conferimento al consigliere regionale lombardo – lecchese e dunque delle mie parti – Giacomo Zamperini della carica di Presidente della Commissione Speciale “Valorizzazione e tutela dei territori montani e di confine – Rapporti tra la Lombardia e la Confederazione Svizzera”. Incarico importante e impegnativo, come segnala il nome stesso della commissione presieduta, che impone responsabilità non da poco, tanto politiche quanto culturali.

Ciò è rimarcato dal passo falso con il quale il Presidente appena eletto è partito per questa nuova avventura politica: Zamperini dichiara che «All’atto del mio insediamento, ho voluto ricordare il grande temperamento e l’autenticità della gente di montagna, la quale affonda convintamente le radici nella propria terra e nella propria comunità, radici antiche e così profonde da superare le difficoltà e gli inverni più gelidi. Così, ho voluto ricordare l’alpinista ed esploratore Walter Bonatti il quale, parlando delle nostre montagne, diceva: “Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna”. Questa sua citazione ci farà da guida per il nostro lavoro nei prossimi cinque anni».

Eh, peccato che, come i più fervidi appassionati di montagna sapranno, quella citazione non sia di Walter Bonatti ma di Felice Bonaiti, uno dei fondatori della Giuseppe e Fratelli Bonaiti di Calolziocorte che nel 1977 è diventata la Kong Spa, tra i leader mondiali nella produzione di materiali per l’alpinismo e autentica eccellenza industriale lecchese (con la quale peraltro ho avuto la fortuna e l’onore di collaborare). Fu proprio Felice a mettere in pratica le intuizioni del grande Riccardo Cassin che portarono all’ideazione del moderno moschettone da alpinismo, quella a forma di “D” che ha reso celebre l’azienda oggi con sede a Monte Marenzo (ma nata nell’Ottocento a Lecco). La frase venne poi diffusa dal figlio Marco Bonaiti, attuale presidente della Kong, su un catalogo di molti anni fa (nell’immagine in fondo al post vedete una sua riproduzione, tratta da libro sulla storia della Kong); come sia poi stata attribuita a Bonatti è un mistero, o forse è soltanto il frutto di una banale confusione tra i due cognomi simili, Bonaiti e Bonatti, nel contesto alpinistico/montano. La superficialità del “sentito dire” (e di recente i soliti social) ha(nno) fatto poi il resto, facendo credere a chi di montagna non ne mastichi granché che effettivamente fosse Bonatti l’autore di quelle belle parole.

[Estratti dal libro sulla storia della Kong, pubblicato nel 2019.]
Dunque non se ne dolga, il Presidente Zamperini, per questo appunto da me (e forse anche da altri, chissà) segnalato, che gli sembrerà pedantesco ma vuole essere innanzi tutto costruttivo, dacché è bene mantenere sempre alto il livello culturale di base nelle questioni legate alla montagna, che è appunto uno dei nostri paesaggi culturali per eccellenza ovvero quello dove il legame tra territorio e genti che lo abitano è più emblematico: in fondo da qui nascono le suddette grandi responsabilità che l’incarico politico in questione porta in sé. Fin dal nome della commissione in questione, ribadisco, ove si accostano i termini «valorizzazione» e «tutela» che non di rado, le cronache lo testimoniano, sui monti vanno in collisione: perché se generalmente la tutela della montagna comporta anche la sua valorizzazione, non sempre questa seconda ha implicato, ovvero ha previsto, la prima. Siamo sempre nell’ambito del rapporto conflittuale, ma “filosoficamente” paradossale, tra economia e ecologia, due ambiti che nascono come «fratelli» (hanno la stessa radice etimologica) ma col tempo sono spesso diventati «coltelli» e in montagna, per le caratteristiche peculiari del territorio e della presenza umana in esso, tale correlazione tra i due diventa o ancora più perniciosa oppure può essere finalmente virtuosa e benefica per chiunque, uomini e monti.

Non posso dunque che fare i migliori auguri di buon lavoro al Presidente Zamperini, nell’ottica generale di quanto ho appena affermato e parimenti rammentandogli di fare attenzione al possibile ghiaccio lungo i sentieri montani, sul quale a volte è facile scivolare malamente. Qualche buon moschettone da tenersi nello zaino, in tal caso, sarà sempre utile!

“Oltre il confine” a Carenno, domenica 23 aprile

Domenica 23 aprile, alle ore 21.00, sarò a Carenno (Lecco) per presentare il volume Oltre il confine. Narrare la Val San Martino, prestigiosa pubblicazione alla quale ho partecipato con un saggio in forma di racconto sull’esplorazione e la scoperta dell’anima peculiare e della bellezza del paesaggio della valle. Ve lo descriverò, per cercare di mettere in luce quanto il territorio narrato dal libro sia speciale e per questo meriti di essere il più possibile compreso e apprezzato.

Insieme a me vi saranno altri prestigiosi relatori e “colleghi di penna”: Sara Invernizzi e Matteo Nicodemo, autori di ulteriori affascinanti saggi sulla Val San Martino che il testo presenta, e i curatori del volume Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni.

Sarà una serata affascinante, ne sono certo: e lo sono perché sono assolutamente affascinanti i luoghi che vi racconteremo. Dunque se siete in zona e potete partecipare, fatelo: vi piacerà parecchio, vedrete!

Cliccate sulle immagini delle locandine per ingrandirle e saperne di più; invece qui trovate un assaggio della mia dissertazione presente nel volume.

P.S.: la presentazione di Oltre il confine è parte di questa manifestazione:

Il “caso San Primo” domani sera, 14 aprile, a Cantù

Bisogna ammettere che il progetto di sviluppo turistico pensato per il Monte San Primo, in provincia di Como, con il quale con finanziamenti pubblici si vorrebbero installare impianti sciistici e relativo innevamento artificiale a 1100 m di quota (dove già esisteva una stazione sciistica chiusa anni fa per mancanza di neve e per conseguente insostenibilità economica) mette d’accordo sempre più persone. Sì, d’accordo nel ritenerlo un progetto totalmente insensato e uno sperpero di denaro pubblico.

Ma è bene continuare con l’opera di sensibilizzazione al riguardo, non solo per chi ancora pensasse di poter sostenere lo scriteriato progetto del San Primo ma pure, in senso generale, per mettere in evidenza come altri interventi proposti in diverse località delle montagne italiane di simile portata e paragonabile insensatezza, per i quali quello del San Primo è un caso certamente emblematico, rappresentino una grande minaccia sia per le montagne e sia per lo sviluppo sostenibile equilibrato, mirato al futuro e realmente proficuo delle comunità residenti.

Il “caso San Primo” verrà dunque approfondito domani sera, 14 aprile, a Cantù, come potere rilevare dalla locandina qui sopra riprodotta. Per chi non conosca ancora al meglio la questione, sarà senza dubbio una serata tanto interessante quanto illuminante. Non per essere «contro lo sci» o che altro ma a favore delle nostre montagne e del loro miglior futuro possibile.

(Qui trovate l’elenco degli articoli che ho dedicato alla questione del Monte San Primo.)

Sulla strategia condivisa di sviluppo turistico per l’alto Lago di Como

Ciò che si sta attuando nel bacino dell’alto Lago di Como tra i soggetti privati locali consorziati e i comuni rivieraschi, i quali non hanno solo un meraviglioso patrimonio paesaggistico lacuale a disposizione ma pure un altrettanto spettacolare entroterra montano, conosciuto e apprezzato dal pubblico molto meno di quanto meriterebbe, per come se ne può leggere sugli organi d’informazione – cliccate sull’immagine lì sopra per leggere uno degli articoli al riguardo – mi sembra un’iniziativa tanto lodevole quanto importante, anche per la sua valenza esemplare.

L’asse costituito tra i trecento operatori economici privati riuniti nel consorzio North Lake Como – Associazione Turismo e Commercio Alto Lago di Como, e i diciannove comuni del territorio in questione, peraltro diviso tra le provincie di Como e Lecco, ha lo scopo – dichiarano i promotori – «di definire una strategia integrata, promuovere la destinazione turistica attraverso il coordinamento di azioni comuni, realizzare iniziative di informazione ed assistenza e attuare progetti specifici volti a valorizzare il patrimonio ambientale, culturale e storico dell’Altolario, per ragionare come un’unica realtà territoriale e non come una frammentazione di paesi scollegati. Questo vuole essere solo un primo passo che porti successivamente alla costituzione di un ente giuridico privato-pubblico che abbia come soci, oltre agli attuali associati di North Lake Como, anche tutte le Amministrazioni Comunali.» Credo sia la strada giusta, questa, per mettere in atto la migliore e più equilibrata (nonché condivisa) valorizzazione economica, culturale, sociale e, per diretta conseguenza, turistica dei territori come quello in questione che, per diverse ragioni e nonostante le peculiarità e le potenzialità presenti, non hanno mai, o non ancora ovvero solo marginalmente, goduto di un’efficace messa in luce delle loro valenze.

Troppe volte, in circostanze simili, si assiste ad iniziative frutto di provincialissimi e gretti campanilismi, incompetenze inesorabili, assenza di dialogo, incapacità di fare rete dettata più da egoismi e volontà di protagonismo che da ostacoli effettivi nonché, ultimo ma non ultimo, dalla scarsa o nulla conoscenza e comprensione dei propri territori, dei paesaggi peculiari, delle referenze identitarie, delle potenzialità e, cosa ancor più grave, della cognizione di dover tenere sempre al centro di tutto la comunità residente prima che qualsiasi altra cosa, compreso il turismo pur nelle sue forme più agognate. Che è fondamentale, inutile dirlo, ma solo quando messo in equilibrio con i luoghi, gli abitanti e la loro realtà, in una correlazione virtuosa e in progresso costante che generi un sostegno reciproco i cui profitti – non intendo solo quelli finanziari, ovviamente – vadano in primis a vantaggio del territorio e del suo sviluppo. Perché non bisogna dimenticare che più un territorio sta bene con se stesso – per così dire – e più farà stare bene chiunque lo visiti: affinché ciò accada, devono partecipare all’opera più soggetti locali possibili, pubblici e privati appunto, senza alcuna limitazione. La condivisione di un successo inizia dalla condivisione della sua concezione, delle scelte al riguardo e degli sforzi atti alla sua costruzione; peraltro ciò è anche un’ottima garanzia di persistenza del successo ottenuto proprio perché basato su un ampio spettro di promotori e proponenti, una rete sociale nel senso più compiuto del termine che sostiene il turismo nel proprio territorio perché sostiene innanzitutto il territorio, creando così le condizioni migliori per sviluppare un’accoglienza e un appeal turistici che saranno sicuramente apprezzati da tutti i visitatori.

Mi auguro dunque che l’iniziativa dell’Alto Lario abbia successo e sappia conseguire quei risultati che una joint venture tra pubblico e privato come questa deve saper conseguire. In tal caso, rappresenterà un modello concreto di azione virtuosa nell’ambito della promozione e della valorizzazione turistica dei territori locali, da importare e imitare con le necessarie contestualizzazioni anche in altre zone – e non serve andare troppo lontano per trovarne di bisognose al riguardo… al lato opposto della riva orientale del Lario, ad esempio. D’altro canto, ribadisco, quelle dell’alto bacino lariano sono zone veramente meravigliose e in gran parte da scoprire da parte di un turismo di qualità e non certo di quantità, lento, consapevole, che sappia riconoscere la bellezza genuina e l’attrattiva nonché scoprire le peculiarità speciali e per nulla scontate di uno degli angoli più affascinanti del nord Italia.

(Nelle immagini fotografiche, due vedute della zona dell’alto Lago di Como, tratte da routes.tips.)