l’Italia e i “ritardi” sul PNRR. O forse no.

La questione dei ritardi sui progetti finanziati dai fondi europei facenti capo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che da qualche giorno è emersa sugli organi di informazione (cliccate sull’immagine qui sopra per leggere uno dei tanti articoli al riguardo), appare come l’ennesima manifestazione del cronico deprecabile modus operandi della politica italiana, frutto di un mix di incapacità, incompetenza, superficialità, menefreghismo, quando non di vera e propria cialtronaggine, che da lustri caratterizza bipartisanamente l’operato della classe politica nostrana, i cui rappresentanti attuali non sono che i discepoli di numerosi precedenti pessimi maestri – il che, sia chiaro, non li esime dalle conseguenti responsabilità, anzi.

Ecco, verrebbe da pensare tutto ciò, nel leggere quelle notizie e i dettagli di alcuni dei ritardi segnalati.

E se invece l’italico modus operandi consueto fosse “strategico”, fatto apposta per svicolare da obblighi, vincoli, responsabilità altrimenti inderogabili? Se di “ritardi” veri e propri non si trattasse ma fosse una altrettanto solita, bieca furbata all’italiana?

È un pensiero conseguente al primo, quest’altro, che sorge nel leggere altre notizie, ad esempio questa relativa ad altre “grandi opere” in programma di questi tempi:

Uhm… non vi fa venire in mente nulla, a proposito di modus operandi?

Vi aiuto io, con un altro caso recente:

E infatti già qualcun altro ben più titolato di me ha formulato lo stesso pensiero:

Bene: ora, se leggerete, sentirete o vedrete qualche politico italiano che dice cose al riguardo, accampa scuse, si straccia le vesti, fa lo scaricabarile o promette prodigi, mi auguro che vi prenderete qualche attimo di riflessione in più per cogliere il senso reale delle sue parole.

A pensar male si fa peccato ma si indovina spesso, rimarca la nota frase pronunciata da Pio XI e resa celebre da Giulio Andreotti. Che per analizzare questioni del genere è comunque un modus operandi – anzi, modus cogitandi individuale sempre utile, questo sì.

La solita (brutta) aria che tira, in Lombardia

Martedì 21 marzo, Milano e la Lombardia hanno conseguito nuovi importanti nonché (viene da pensare) ambiti “traguardi” nella “qualità di vita” offerta ai propri abitanti. Già, perché in quel giorno Milano è stata la città più inquinata al mondo dopo Teheran per diffusione di PM2.5, e nove comuni lombardi su dieci (ma il decimo è a meno di 10 km dalla Lombardia) sono risultati i più inquinati d’Italia (fonti: IQAir e US AQI).

Tutto questo dopo che da decenni si va dicendo, dimostrando scientificamente e denunciando che la Pianura Padana è una delle zone più inquinate del mondo occidentale. Di contro, si stanno spendendo almeno 2,1 miliardi di Euro di soldi pubblici, che probabilmente alla fine saranno molti di più, forse il doppio, per le Olimpiadi invernali del 2026 con sede cittadina proprio a Milano pressoché senza la realizzazione di interventi e opere atte quanto meno a mitigare una situazione così letale (l’unica del genere verrà realizzata in Alto Adige e ne potenzierà l’offerta di mobilità sostenibile). Opere che peraltro darebbero gran lustro all’immagine lombardo-veneta nel mondo, grazie alla vetrina olimpica: ma, evidentemente, qui si preferisce nascondere pervicacemente il problema, il che equivale a negarne le conseguenze nefaste che i bollettini sanitari registrano periodicamente (gestione Covid-19 docet, d’altronde).

Però la città di Milano pianta alberi, già. E li fa morire.

Un plauso a tutti gli amministratori pubblici degli ultimi lustri, e ai loro sodali privati, protagonisti di questo grande successo (nord)italiano! Complimenti di cuore, proprio! – anche perché i polmoni ormai ce li siamo giocati e il fegato s’è roso del tutto. Ecco.

P.S.: le immagini delle classifiche le ho tratte dalla pagina Facebook di Clara Pistoni, che ringrazio molto.