Col terrore non si ottiene nulla

Col terrore non si ottiene nulla da nessun animale qualunque sia il suo grado di sviluppo. L’ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore.

[Bulgakov studente universitario, nel 1910. Autore sconosciuto, pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4492533 ]
(Michail Bulgàkov, Cuore di cane, traduzione di Giovanni Crino, Sansoni Editore, ed.1979. pagg.33-34.)

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

[Foto di Sampinz, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75742140.%5D
(José Saramago, Viaggio in Portogallo, traduzione di Rita Desti, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2011-2015.)

I vigliacchi

I vigliacchi devono avere il potere, altrimenti hanno paura.

[Foto di Jan Popłoński – tratta da “Ty i Ja monthly”, Warsaw May 1966, pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6586473.%5D
(Stanisław Jerzy Lec, Altri pensieri spettinati. Aforismi in margine a tovaglioli di carta, traduzione di Pietro Marchesani, Bompiani, Milano, 1999.)

Ecco condensata da Jerzy Lec, in una sola frase di poche ma perfette parole, buona parte della storia politica moderna e contemporanea. Già, perché è una storia che continua e, anzi, pare ancora più rafforzarsi nella sua sostanza – di circolo vizioso e tremendamente deleterio per la civiltà e per qualsiasi società che non vi si opponga in modo culturalmente fermo e solido.

Consigli di lettura: Tim Ingold, “Antropologia”

Ovvero: di libri che non ho ancora letto ma so per certo – cioè per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – che siano interessanti e importanti da conoscere subito. E che ovviamente leggerò presto.

Antropologia. Ripensare il mondo, di Tim Ingold, a cura di Matteo Meschiari, traduzione di Gaia Raimondi, Meltemi Editore, 2020.

L’umanità si trova a un bivio. Le crescenti disuguaglianze, l’acuirsi della violenza a livello politico, i fondamentalismi in conflitto e una crisi ambientale di proporzioni planetarie rappresentano l’attuale scenario cui far fronte. Come modellare un mondo che abbia spazio per tutti, incluse le generazioni future? Quali le possibilità per un vivere collettivo? A queste urgenti questioni cerca di rispondere l’antropologia, mettendo in campo la saggezza e l’esperienza delle persone, indipendentemente da background e percorsi di vita. L’autore ripercorre le tappe di sviluppo di questo campo di studi; nato per supportare gli ideali del progresso, crollato tra le rovine della guerra e del colonialismo, rinasce oggi come disciplina della speranza, destinata ad assumere un ruolo centrale nel dibattito sulle impellenti questioni intellettuali, etiche e politiche contemporanee. Con appassionate argomentazioni, Tim Ingold dimostra perché l’antropologia è importante per tutti noi. (Dalla presentazione dell’editore.)

Aggiungo: libro assai interessante da un autore prestigioso, con un altrettanto prestigioso curatore, su una materia che diventa sempre più fondamentale, nella comprensione del mondo e della civiltà umana, almeno quanto diventi sempre più ignorata da chi invece dovrebbe fare dell’antropologia il principale strumento di visione della realtà e di gestione dei suoi meccanismi sociali.

Cliccate sull’immagine della copertina del libro per saperne di più.

Una luce nel buio

È passato ormai un secolo da quando Darwin ci dette un primo assaggio dell’origine delle specie. Oggi sappiamo ciò che era sconosciuto a tutte le carovane delle precedenti generazioni: che nell’odissea dell’evoluzione gli uomini non sono che i compagni di viaggio delle altre creature. Questa nuova conoscenza dovrebbe averci dato, in questo lasso di tempo, un sentimento di fraternità con le altre bestie: un desiderio di vivere e di lasciar vivere, un senso di meraviglia per la vastità e la durata dell’impresa biotica.
Soprattutto avremmo dovuto sapere – un secolo dopo Darwin – che l’uomo, sebbene ora sia il capitano di questa nave avventurosa, non e certo l’unico oggetto della sua ricerca, e che le sue precedenti convinzioni in merito erano semplicemente dettate dall’umano bisogno di trovare una luce nel buio.
Avremmo dovuto pensare a tutto questo. Purtroppo, temo che pochi di noi lo abbiano fatto.

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.121; ed.orig.1949.)