Intanto, in USA…

…Comunque vada, sarà un disastro.

Ma, d’altro canto, “As you make your bed, so you must lie in it“. E mangi junk food, ecco.

#USA2020

Dio esiste e vive a Bruxelles

Se volete vedere un film tanto originale quanto poco conosciuto, da queste parti, eppure per molti versi notevole, provate con Dio esiste e vive a Bruxelles, del regista belga Jaco van Dormael.
Come dice il titolo (italiano, nell’originale è Le Tout Nouveau Testament), racconta di Dio che vive a Bruxelles ed è – per essere chiari – uno stronzo, un ometto rozzo, viscido e sadico la cui unica attività è causare problemi e dolori agli umani il quale per giunta, al contrario di ciò che si pensa abitualmente, non possiede nemmeno poteri “divini”, appunto. Il figlio maschio è stato crocifisso duemila anni fa, come sostengono le cronache evangeliche, mentre la moglie, pur essendo a sua volta di genesi divina, gli è del tutto sottomessa. La figlia adolescente, invece, si chiama Ea e ha un carattere ben più ribelle: rendendosi conto del sadismo paterno, prima combina un gran casino, inviando via sms a ogni essere umano la data della propria morte, poi gli sfugge (grazie a una lavatrice-teletrasporto ideata dal fratello JC – Jesus Christ, ovviamente) e, reclutando sei nuovi discepoli personali da aggiungere ai dodici del fratello, ne raccoglie le vicende umane con tutte le relative confessioni, emozioni, afflizioni e aspirazioni per compilare un “nuovo Nuovo Testamento” molto più pragmatico, terreno e umano del precedente, per la cui scrittura recluta anche un simpatico senzatetto che diventa il segretario personale della ragazzina. Eppoi c’è il finale che ovviamente non “spoilero”.

Dio esiste e vive a Bruxelles è un film estremamente originale, in certi passaggi divertente e in altri commovente, onirico, surreale, molto poetico e delicato ma altrettanto forte nell’idea offerta dell’entità divina (un’idea con la quale non posso che concordare) la quale alla fine è moooolto umana, in primis nella sua cattiveria (raffigurazione geniale, a ben vedere: l’uomo è fatto “a immagine e somiglianza di Dio”… o viceversa?), con gran fotografia e sublime colonna sonora, un’opera cinematografica che, alla fine, è talmente dissacrante da proporre un’idea di “sacro” e di “divino” molto più umana e umanistica di quelle proposte da qualsiasi religione, senza per questo risultare offensiva al riguardo, anzi, tutto il contrario. A parte che per Dio ma ciò inesorabilmente, forse.

Guardatevelo – lo trovate sulle piattaforme on demand (io l’ho visto su Prime Video) – è un’opera assai suggestiva e fuori dagli schemi che, anche solo per questo, merita senza dubbio di essere vista.

“Lucidare” le menti

Ora, per carità, servono imprescindibilmente vaccini, medicinali, cure e quant’altro per risolvere in modo definitivo la situazione in essere, ma pure un prodotto come questo per ottenere una maggior lucidità mentale io credo che sarebbe altrettanto necessario, già.
Per la stessa situazione e per innumerevoli altre della nostra realtà quotidiana, ecco.

Noi montanari

Separando con la sua enorme massa le nazioni che ne assediano i versanti dall’uno e dall’altro lato, la montagna protegge gli abitanti, solitamente poco numerosi, che sono venuti a cercare asilo nelle sue valli. Li ospita, li fa suoi, dà loro costumi speciali, un certo genere di vita, un carattere particolare. Indipendentemente dell’etnia d’origine, il montanaro è divenuto quello che è sotto l’influenza dell’ambiente che lo circonda; la fatica delle scalate e delle penose discese, la semplicità del vitto, il rigore dei freddi invernali, la lotta contro le intemperie ne hanno fatto un uomo a parte, gli hanno dato un atteggiamento, un’andatura, un gioco di movimenti molto diversi da quelli dei suoi vicini di pianura. Gli hanno dato inoltre una maniera di pensare e di sentire che lo distingue; hanno riflesso nella sua mente, come in quella del marinaio, qualcosa della serenità dei grandi orizzonti; in molti luoghi, inoltre, gli hanno assicurato il tesoro senza prezzo della libertà.

(Élisée ReclusStoria di una montagna, Tararà Edizioni, Verbania, 2008, pag.110; 1a ed.1880.)

Mi è tornata in mente questa citazione dell’imprescindibile Reclus nel sentire le “rimostranze” di un conoscente (peraltro era da un po’ che non ne ricevevo, pensavo quasi che la loro “epoca” fosse passata!) il quale, per la prima volta e per un impegno di lavoro, è salito nel comune montano dove abito. «Ah, ma dove vivi? Che strada, tutte curve, e c’era nebbia, non si vedeva nulla, poi arrivo su, non c’è in giro nessuno… ma siete sperduti nel nulla, lì!»

Fate conto che il luogo di mia residenza in questione è a meno di 10 km di strada (asfaltata, eh!) dalla iperantropizzata Brianza e a 40 minuti d’auto da Milano, mica in un vallone sperduto delle Svalbard. Ecco.

Be’, a sentire quelle sue parole, mi è tornato in mente Reclus e mi sono sentito un privilegiato, a poter vivere così “sperduto nel nulla”. Già.

Viva Halloween!

[Foto di David Menidrey da Unsplash.]
Sinceramente, fatemi dire: ebbbasta con questo solito blaterare su Halloween, che “non è una nostra festa”, che è “un’americanata”, che va “abolita” (?) e compagnia cianciante! Uff!

Al di là del fatto che la sua storia la si deve considerare determinata o indeterminata esattamente come quella di tante altre ricorrenze la cui origine si perde e sfuma nei secoli, e che criticarne così sguaiatamente la “celebrazione” dimostra un’alienazione non indifferente e parecchio molesta, io ascolto divertito mia madre ottantenne che ricorda e mi racconta di quando era bambina e il nonno – il mio bisnonno – nella notte di Ognissanti metteva al portone del cortile di casa una zucca con un lumino acceso dentro «per tenere lontani i diavoli che in quella notte vagano liberamente». Una tradizione assai diffusa un po’ ovunque, in Italia, insieme a tante altre di simile e antica natura che si rinnovavano in queste notti e poi forzatamente cristianizzate, ma senza che ciò abbia cancellato le loro arcaiche origini pagane.

In fondo, come ha scritto Stephen King (uno assai titolato a parlare di questi temi, almeno letterariamente!), Halloween

È il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell’oscurità.

(L’orrore secondo Stephen King, a cura di Tim Underwood e Chuck Miller, traduzione di Luca Guerneri, Arnoldo Mondadori, Editore, 1999, pag.60.)