Tanti auguri, Pippi!

“Non voglio diventare mai grande” disse con decisione.
“Nemmeno io” fece eco Annika.
“Davvero, non c’è da augurarselo” approvò Pippi: “le persone grandi non si divertono mai. Hanno solo molto da lavorare, abiti buffi, i calli e le tasse cumunali”.
“Tasse comunali, si dice” corresse Annika.
“Fa lo stesso, tanto s’intende sempre la stessa robaccia” disse Pippi. “E poi sono pieni di superstizioni e di fisime: credono per esempio che succeda chissà cosa, magari tagliarsi, se ci si infila il coltello in bocca, e così via”.
“Non sanno nemmeno giocare” disse Annika. “Che noia, dover diventar grandi!”

(Pag.266)

Ecco, per dire che quest’anno Pippi Calzelunghe compie 75 anni: la prima edizione del libro di Astrid Lindgren venne infatti pubblicata nel 1945 per Rabén & Sjögren, casa editrice svedese di libri per bambini e ragazzi che infatti la sta festeggiando come necessario sul proprio sito web. E anche per dire che, secondo me (che non ho mancato di visitare Vimmerby, la cittadina nella quale Astrid Lindgren nacque, nel mio ultimo viaggio in Svezia), e per ribadire ciò che ho detto/scritto più volte, io a Pippi darei l’incarico di formare un nuovo governo (del pianeta, magari, ma va bene anche solo di qui, che peraltro ne abbiamo bisogno certamente ben più che gli svedesi), dacché se fossimo tutti un po’ più Pippi Calzelunghe nell’animo e nelle azioni quotidiane, vivremmo in un mondo molto migliore di quello che abbiamo. Ecco.

“Il giorno in cui mi capiterà di sentire un bambino che si rattrista all’idea di arrangiarsi da solo, senza l’intrusione dei grandi, giuro che imparerò l’intera tavola piragotica all’inverso!”

(pag.230)

Una (tele)intervista su “Tellin’ Tallinn”

Ed eccovi qui la “teleintervista” – non solo nel senso di video- e non tanto di tv, semmai di intervista a distanza! – sul mio ultimo libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, edito da Historica Edizioni, con il giornalista e scrittore Simone Giraudi.
La trovate anche sul canale Youtube (viene da lì, in effetti) e sulla pagina facebook dell’Associazione SalutarMente, che ringrazio di cuore – soprattutto grazie a Francesca Monoli, di nuovo – per aver organizzato l’intervista, con il supporto di ArtIcon che cura la promozione del libro, e avergli concesso una così alta considerazione.

Buona visione e, per sapere ogni cosa sul libro, cliccateci sopra:

Il codardo

Conquistare quel maledetto villaggio, che da tempo resisteva ad attacchi d’ogni sorta, era ormai diventato essenziale per vincere la guerra. Per questo il Generale era lì, per ciò aveva preso il comando delle operazioni – egli, famoso per il pugno di ferro, la risolutezza e l’audacia prive d’ogni indulgenza, la pugnace spietatezza: l’uomo giusto per quelle situazioni particolarmente sporche, ove c’era da accantonare ogni pur raffinata strategia per badare al sodo, senza fare calcoli e tanto meno avere scrupoli.
Nel suo tipico stile, stivali in pelle nera, elmetto in testa con simboli pirateschi, medaglie in mostra sul petto e spada in resta, il Generale aveva urlato il via all’assalto, tallonando a pochi metri la prima linea incurante delle esplosioni e dei proiettili fischianti tutt’intorno, e seguito da un giovane attendente impegnato oltre ogni modo a nascondere l’evidente terrore al proprio comandante, il quale invece pareva divertirsi un mondo a berciare ordini di fuoco, di distruzione, e incitamenti alla «nessuna pietà», imprecando ogni qualvolta un soldato fosse colpito e dovendone superare il cadavere sporco di sangue e fango col rischio di imbrattare i lucenti stivali. Ma tal ferrea risolutezza aveva effetto, senza dubbio: sostenute dall’artiglieria battente le truppe avanzavano in un villaggio ormai del tutto diroccato, trovandovi sempre più scarse resistenze. Il Generale urlava di gioia e, forse per questo più che per tutto il resto, ora il giovane attendente non riusciva proprio a cancellare la terrea espressione di sgomento stampata sul viso poco più che imberbe, nonostante la battaglia stesse diminuendo d’intensità.
Quelle urla, di lì a poco, divennero sonore risate, quando con un plotone l’alto ufficiale penetrò in un cortile tra un gruppo di case annerite dal fuoco, trovandovi alcuni combattenti nemici malamente nascosti in un crocchio di donne e bambini accucciati ad un angolo dello spiazzo.
«È così, eh? Bene, allora ammazzateli tutti, questi vermi schifosi!» ordinò il Generale, e dovette farlo più volte ad un plotone visibilmente smarrito per quell’ordine così efferato. Dal plotone un soldato arretrò, guardando il Generale e facendogli: «No, signore! Io non posso uccidere questi innocenti!» Il Generale lo fulminò con gli occhi, poi disse, rivolto al suo attendente: «Nessun codardo ci deve essere tra di noi! Tenente, uccida questo miserabile!» Il giovane tenente s’impietrì per alcuni secondi, poi si illuminò in volto, guardò quel soldato e quindi il suo comandante, finché senza mutare la rigida espressione assunta sguainò la propria pistola d’ordinanza, sparando con rapidità inusitata.
Un solo colpo alla nuca, preciso: il Generale cadde al suolo, senza emettere alcun gemito.

(P.S.: è un racconto, questo, al momento ancora inedito come la raccolta di cui è parte, composta di testi molto molto molto particolari – ho detto “molto”, sì. Forse sarà pubblicata, prima o poi – ho detto “forse”, già. Voi seguite il blog oppure il sito e può essere che tra un po’ ne saprete di più al riguardo, chissà.)