Mentre stavo scrivendo queste pagine, in una fredda giornata di gennaio sono arrivati a Lucerna due bambini italiani, fratellino e sorellina, con scarpe e calze tutte rotte e i vestiti a brandelli. Da dove venite? «Da Torino». E per che strada? «Abbiamo percorso il Gottardo, a piedi». Da soli? «Si, da soli». E perché mai? «Il papà e la mamma sono morti. Ci hanno messo in mano qualche lira, ci hanno fatto voltare in direzione del nord e ci hanno detto: “Andate in Svizzera, là ci sono persone di buon cuore”. E adesso eccoci qui».
(Carl Spitteler, Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.207; orig. Der Gotthard, 1897.)
Ettore Castiglioni non è stato solo uno dei più grandi alpinisti italiani di sempre, decorato della medaglia d’oro al merito alpinistico, ma pure un uomo di grandissimi e nobilissimi valori, al punto da essere riconosciuto Giusto tra le nazioni per la sua attività di salvataggio di centinaia di antifascisti, tra i quali Luigi Einaudi, ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali fasciste, che egli accompagnava oltre confine, in primis verso la Svizzera, proprio grazie alla sua esperienza di montagna.
Di Castiglioni ho scritto qualche tempo fa qui sul blog in merito a una brutta vicenda a suo danno, perpetrata da individui di specie del tutto opposta a quella del grande alpinista milanese, tuttavia poi “risoltasi” in maniera tanto fortunosa quanto significativa e, in fondo, positiva. Scrivo “milanese” perché Castiglioni era di famiglia meneghina ma in verità egli nacque in Val di Non, a Ruffré: e proprio la “sua” valle natia, anche in seguito a quando accaduto e da me riferito nell’articolo del blog sopra citato (per questo mi viene in fondo di parlare di “risoluzione positiva” della vicenda), renderà omaggio a Ettore Castiglioni il 24 e 25 agosto prossimi, come indicato nella locandina in testa al post. È un ottima occasione per conoscere ovvero approfondire la conoscenza – e l’ammirazione intellettuale e umana, ne sono certo – di Castiglioni, personaggio tutt’oggi emblematico e capace di suscitare emozioni e sentimenti di grandissima, preziosa umanità, quanto mai necessari nel presente che viviamo.
P.S.: ringrazio di cuore Paolo Vita, nònese grande estimatore di Castiglioni e promotore della posa di un cippo commemorativo del legame del grande alpinista con la Val di Non, che mi ha dato notizia delle iniziative di cui vi ho detto.
La città svizzera di Biel/Bienne, grazie al lavoro dell’artista Thomas Hirschhorn, ha dedicato una monumentale installazione a Robert Walser, nato proprio a Bienne, uno dei più grandi scrittori elvetici e tra i maggiori del Novecento europeo, la cui opera ancora oggi suscita innumerevoli suggestioni, considerazioni, riflessioni, emozioni.
L’installazione artistica di Hirschhorn – in pratica una “micro-città walseriana” dentro la città di Bienne – è eretta davanti alla stazione ferroviaria di Bienne ed è aperta al pubblico fino all’8 settembre, tutti i giorni dalle 10:00 alle 22:00. L’entrata è gratis. Si estende su una superficie di 1300 metri quadrati ed è presentata come un’imponente struttura lignea che poggia principalmente su pallet. L’obiettivo è di invitare la popolazione a scambiare riflessioni sull’opera e la vita di Walser, anche attraverso un ricco calendario di manifestazioni culturali che ogni giorno prevede oltre trenta eventi. Dentro l’installazione, proprio come in una città ordinariamente abitata, si possono trovare una biblioteca, un asilo nido, uno studio televisivo, la redazione d’un giornale interno dedicato a Walser, residenze per scrittori, numerosi spazi di incontro e lavoro, una mensa-bar e molti altri servizi.
La Robert-Walser-Sculpture di Bienne rappresenta senza dubbio uno dei più originali e intriganti omaggi mai riservati a uno scrittore, peraltro capace, con la sua natura multiforme, di ben esprimere la complessità e la profondità dell’opera walseriana. Se entro l’8 settembre siete di passaggio da Bienne (città peraltro molto bella), se siete fan di Walser o ancor più se non lo siete e volete conoscerlo partendo da un punto di vista del tutto originale, visitatela: è certamente un’esperienza intensa e assai affascinante.
P.S.: cliccando qui potete leggere un articolo di “Swissinfo.ch” dedicato all’installazione, nel quale vedere anche un servizio video al riguardo.
Vi ho già parlato di più volte di Alex Dorici, qui sul blog, e di quanto la sua ricerca artistica sia originale, particolare, innovativa e capace di relazionarsi con i luoghi in cui si manifesta in modi tanto suggestivi quanto intriganti, generando riflessioni sagaci e profonde nonché molteplici spin off tematici e speculativi che ne ampliano la portata artistica.
Ovvero, in parole povere, è bravo assai Alex Dorici, e lo dico non certo perché ho la fortuna di conoscerlo e dunque ne parlo bene; semmai, al contrario, la fortuna è quella di conoscere un artista così interessante e, per simile fortunata conseguenza, di poter scrivere dei suoi lavori.
Sì, Alex Dorici è lui!
In ogni caso, quello che sarà inaugurato pubblicamente il prossimo 2 settembre alle 18.30 a Lugano è un lavoro che esplica perfettamente quanto ho appena affermato sull’arte di Alex Dorici: sarà un’opera che trasformerà un ordinario tunnel pedonale, quello di Besso, in un cervello artificiale con tanto di neuroni e sinapsi in grado di interagire con i passanti. L’installazione – permanente – si chiama NeuralRope#1. Inside an Artificial Brain, è stata pensata da Luca Gambardella, direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale e, grazie alla realizzazione di Dorici, combina ricerca artistica e scientifica, fra arte contemporanea e intelligenza artificiale. Il progetto vede la luce nell’ambito della piattaforma L*3-Lugano Living Lab, che riunisce le istituzioni cittadine, USI e SUPSI oltre ad aziende attive nelle nuove tecnologie.
L’installazione sarà costituita da fonti luminose (si tratta di sedici schermi LED quadrati) e settecento metri di corde rosse e fluorescenti; si snoderà lungo i cento metri del sottopassaggio in modo che «Entrando nel tunnel, si entrerà in una rappresentazione digitale del cervello», come ha spiegato Gambardella. In pratica, NeuralRope#1. Inside an Artificial Brain è una rete neuronale artificiale: si tratta di un sistema digitale composto da neuroni e connessioni che riproduce alcune funzionalità del nostro cervello ed è in grado di imparare concetti a partire da esempi. L’installazione osserva ciò che avviene all’interno del tunnel, interpreta i gesti della mano e impara dalle immagini che i visitatori scelgono di mostrarle, per poi restituirne una nuova versione.
Insomma, da vedere, visitare, vivere.
E nel frattempo le opere di Alex Dorici sono visitabili anche in altre esposizioni d’arte: date un occhio al suo sito per saperne di più. Cliccate invece sull’immagine in testa al post per visitare il sito web dell’opera.
Sia noto dunque a tutti, che gli uomini della valle di Uri, la comunità della valle di Svitto e quella degli uomini in Untervaldo, considerando la malizia dei tempi ed allo scopo di meglio difendere e integralmente conservare sè ed i loro beni, hanno fatto leale promessa di prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone come delle cose, dentro le loro valli e fuori, con tutti i mezzi in loro potere, con tutte le loro forze, contro tutti coloro e contro ciascuno di coloro che ad essi o ad uno d’essi facesse violenza, molestia od ingiuria con il proposito di nuocere alle persone od alle cose. Ciascuna delle comunità promette di accorrere in aiuto dell’altra, ogni volta che sia necessario, e di respingere, a proprie spese, secondo le circostanze, le aggressioni ostili e di vendicare le ingiurie sofferte. […]
Dal Patto confederale o Lettera di alleanza (in tedesco Bundesbrief) che documenta l’alleanza eterna o lega dei tre cantoni forestali (in tedesco Ewiger Bund der Drei Waldstätten), ovvero l’unione dei tre cantoni dell’odierna Svizzera Centrale che si formò ai primi di agosto dell’anno 1291. Viene chiamato anche Patto del Grütli, dal nome del luogo dove venne stipulato, e convenzionalmente sancisce la nascita della Prima confederazione elvetica.
Insomma, ciò per dire che oggi è il 1 agosto, festa nazionale: auguri Svizzera!*
(*: e, mi permetto di rimarcare, posso ben dirlo io che sulla Svizzera e su una delle sue città più emblematiche c’ho scritto un libro!)