Fare mattina leggendo Foscolo

(Gogol’ ritratto da Dmitriev Mamonov, 1840 circa.)

Una sera di luglio del 1845, Dostoevskij, che ha 23 anni, va a trovare un suo amico e si mettono a leggere Gogol’ e lo leggono fino alle 4 del mattino.
«Allora succedeva così, tra i giovani: si riunivano in due, tre e: “Se leggessimo Gogol’, signori?”, e si sedevano e leggevano», ricorda Dostoevskij.
Come se dei ragazzi italiani, ventitreenni, si trovassero e si dicessero, «E se leggessimo Foscolo, cosa dite?».
E tirassero fuori I sepolcri e facessero mattino a leggere e rileggere I sepolcri.

(È un articolo dell’1 novembre nel sito/blog di Paolo Nori, che trovo sempre fenomenale da leggere – il sito e lui come autore pure, certo, infatti lo cito spesso, qui. Leggetelo pure voi, vi delizierà parecchio.)

Incipit (del nuovo libro)

Sono le prime quattro pagine del mio nuovo libro, del quale vi ho già parlato più volte nei giorni scorsi sul blog – da qui all’indietro. Ormai manca pochissimo alla sua pubblicazione ma non vi svelo ancora il suo titolo, che contiene pure il nome del luogo in cui si svolge la storia narrata – un luogo, ovvero una città, tra le più sorprendenti d’Europa… Però vi svelo il sottotitolo, che a sua volta racconta molto della storia senza in verità svelare nulla…

Storia di un colpo di fulmine urbano

Ecco.
A prestissimo, con il libro pubblicato!

N.B.: ovviamente, cliccando sulle immagini potete aprire e leggere le pagine in un formato più grande.

Esopo rulez!

Le celeberrime favole di Esopo sono quasi sempre considerate, oggi, come testi per bambini in forza della loro matrice didattica e morale. In verità, e proprio oggi più che in passato, quando mi capita di rileggerne qualcuna mi sembrano ben più adatte per gli adulti che per i bambini, e per gli stessi motivi, oltre che ben rappresentative di certe realtà contemporanee la cui sostanza è, evidentemente, atemporale. D’altro canto è parecchio evidente che molti (troppi) adulti si comportino in modi assolutamente infantili e necessitino di una rieducazione morale – in primis, ma non solo da tale punto di vista  – dunque, ribadisco, i componimenti favolistici dello scrittore greco sono quanto mai attuali ed emblematici.
Ad esempio, quello che vi propongo qui sotto mi fa pensare – a me che mi occupo di tematiche relative – alla storia del rapporto tra la città e la montagna e alla trasformazione di certi villaggi alpini ai cui abitanti è stato fatto credere che se si fossero trasformati in piccole città montane la vita sarebbe magicamente migliorata, e non solo dal punto di vista economico. Invece no, purtroppo per qui montanari non è andata esattamente così.
Insomma, leggiamolo Esopo, noi adulti, che non ci può far altro che bene.

Il topo di città e il topo di campagna

Una volta, un topo di città e un topo di campagna si incontrarono. Cominciarono a parlare e a raccontarsi l’uno con l’altro quello che facevano; il topo di campagna disse al suo amico di città: “Beato te, che hai tanto da mangiare! Qui in campagna c’è sempre così poco da mettere sotto i denti”.
E l’altro: “Ma io mangio sempre di corsa, scappando dai cani e dai gatti che mi inseguono nelle case! Beato te, che qui in campagna puoi mangiare con calma”.
I due topi ebbero un’idea: si sarebbero scambiati tra loro; il topo di campagna sarebbe andato in città e avrebbe preso il posto dell’amico mentre il topo di città si sarebbe trasferito in campagna. I primi tempi le cose andarono alla grande: il topo di campagna si abbuffava di formaggio e quello di città mangiava le sue briciole con una calma tale che si metteva a tavola a mezzogiorno e finiva al tramonto.
Presto, però, cominciarono a rimpiangere la vita che facevano prima: il topo di campagna tornò a desiderare la sua tranquillità e quello di città l’abbondanza di cibo. E così, quando si incontrarono la volta successiva, decisero di tornare alle proprie vecchie case e alle vecchie vite.

Un pezzo di Italia al di là del Gottardo

(Immagine tratta da https://twitter.com/Rigi_CH)

Da Lucerna ad Erstfeld, ma sostanzialmente potremmo dire da Lucerna ad Amsteg, attraversiamo un paesaggio che non rivela la benché minima traccia di quella che sarà poi l’impervia zona del Gottardo. Anzi, dal punto di vista climatico, e quindi anche dal punto di vista della vegetazione, la zona tra Lucerna e Amsteg ha pochi paragoni nella Svizzera tedesca. Si potrebbe quasi dire che si tratta di un pezzo di Italia scaraventato al di là del Gottardo. Certo, non proprio l’Italia vera e propria, però qualcosa di affine.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.36; orig. Der Gotthard, 1897.)

P.S.: e se non credete che la zona di Lucerna, cuore del cuore di Svizzera, sia ben più mediterranea di quanto si potrebbe credere, provate a leggere questo libro!