La bellezza, e la salvezza

C’è così tanta bellezza assoluta nel mondo, nei suoi vari ambienti, nelle sue forme naturali – nei monti, tra le colline, nei mari, nei deserti roventi e nelle distese ghiacciate, nella volta del cielo stellato – e nel paesaggio che noi vi concepiamo ma che, io temo, troppo spesso non comprendiamo veramente e giudichiamo soltanto per meri “valori” superficiali – bello, non bello, piacevole o meno, caldo, freddo eccetera – che sarebbero ammissibili solo se poi si sapesse andare oltre – e non si fa quasi mai, appunto – insomma, c’è così tanta bellezza al mondo, dicevo, che se avessimo la facoltà e la volontà di comprenderla e di scaturirne una paritetica bellezza emotiva, culturale, intellettuale, antropologica, umana, da introiettarci nel profondo dell’animo e dello spirito rendendola la nostra (cioè di tutti) “psico-biosfera” fondamentale e imprescindibile, be’, credo che buona parte dei mali del mondo svanirebbero di colpo.

Già, subitamente.

Invece no, non ne siamo capaci. Non lo siamo ancora pur dopo millenni di evoluzione anche intellettuale ergo culturale. Continuiamo a restare indifferenti a questa bellezza così infinita, continuiamo a sottovalutarla, a osservarla come fosse qualsiasi altra “cosa” ordinaria, a ignorarla quando, non di rado, a disprezzarla e oltraggiarla. Come fossimo in un meraviglioso museo colmo di preziose, inestimabili opere d’arte e utilizzassimo i suoi spazi per giocare a pallone, con la palla che immancabilmente colpirà e rovinerà di continuo quei capolavori. Alla fine, o di fronte ai danni ormai irreparabili ci renderemo finalmente conto della nostra colossale stupidità ma, appunto, sarà ormai troppo tardi, oppure, per la nota Teoria delle finestre rotte, tutte quelle macerie ci spingeranno irrefrenabilmente a produrne sempre di più, riducendo in macerie anche la nostra essenza umana e condannandoci alla sorte più nefasta.

Ma non voglio affatto essere così catastrofista. Anche perché, affinché con la bellezza del mondo ci succeda quanto ho scritto poco sopra, ci vuole veramente pochissimo. La bellezza potrà veramente salvare il mondo, ma solo se il mondo saprà salvare – e finalmente comprendere – la (sua) bellezza. Un’azione per la cui messa in atto, ribadisco, non occorre quasi nulla: solo un po’ di occhi aperti e intelletto attivo, tutto qui.

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Libertà è “licenziarsi” dalle schiavitù (Fëdor Dostoevskij dixit)

Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.

(Fëdor Dostoevskij, La soluzione russa del problema (febbraio 1877), in Diario di uno scrittore, traduzione di Evelina Bocca e Gian Galeazzo Severi, Garzanti, Milano, 1943.)

Il “mondo attuale” di Dostoevskij, nella citazione riportata, è quello di quasi un secolo e mezzo fa, eppure l’uomo in tutto questo tempo non ha capito cosa sia la vera libertà: ha preferito godere del permesso altrui di credersi “libero”, ovvero di avere licenza di fare ciò che da altri gli viene concesso di fare. Così oggi, in base agli stessi principi, l’uomo può pure essere “libero” di non sentirsi in schiavitù: un paradosso sconcertante tanto quanto incompreso. Il dostoevskijano “mondo attuale” è (ancora) oggi: una dimensione atemporale, in pratica, dentro la quale siamo prigionieri, incapaci di vivere liberi ovvero di poter realmente dominare noi stessi, fors’anche perché, ormai, troppo abituati ad essere dominati da altri.

INTERVALLO – Latina (Italia), Anna

È un INTERVALLO parecchio particolare, questo, per una volta non dedicato a luoghi legati alla cultura e alla letteratura ma a una persona a ciò legata, a sua volta particolare: Anna, una prostituta che attende i propri clienti lungo la Strada Statale Pontina (nella zona di Latina) leggendo libri, sovente di pregio.

Al di là di qualsiasi considerazione sulla vicenda di vita di questa ventisettenne ucraina, mi piace dedicare a lei e alla sua passione letteraria questo articolo: una passione che dimostra come e quanto i libri, sappiano andare al di là di ogni condizione che l’esistenza quotidiana possa donare o imporre, rendendo il loro valore culturale qualcosa di fondamentale sempre, e altrettanto benefico, provvidenziale, salvifico, vitale.

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo (con le altre tratta da qui) per leggere uno dei vari articoli usciti in questi giorni sulla storia di Anna.

Di ispirazioni letterarie fin troppo avide (Woody Allen dixit)

Sembra che Dostoevskij scrivesse per soldi in modo da finanziare la passione per i tavoli di roulette di San Pietroburgo. Faulkner e Fitzgerald, dal canto loro, prestarono il propri talento ai rozzi magnati che stipavano il Garden of Allah di sceneggiatori portati all’Ovest col compito di sfornare fantasticherie di cassetta. Apocrifa o no, la mitigante consapevolezza che geni di quel calibro avessero temporaneamente ipotecato la propria integrità mi volteggio nella corteccia cerebrale qualche mese fa, quando squillò il telefono, mentre mi trascinavo per l’appartamento nel tentativo di sollecitare alla mia musa un tema degno di quel librone che un giorno dovrò pur scrivere.

(Woody AllenPura anarchiaBompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi, pag.39.)

woody-allen-1Beh, effettivamente in non pochi casi le “muse” di certi scrittori, più che “ninfe dei monti” – come sembra che l’etimologia originaria interpreti il termine – col tempo sono diventate ninfe dei conti! Ma, a parziale rivalsa dell’etica della categoria, bisogna denotare che di scrittori che abbiano conti da fare, nel senso pecuniario del termine e sulla colonna “entrate” del proprio rendiconto, oggi sono ben pochi! Ovvero, in parole povere: non resta che abbuffarsi di lenticchie, visto il periodo, e sperare che almeno questo funzioni…

“Le” Parole – 4, BELLEZZA

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte dal vocabolario Treccani che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana.
La parola di oggi è:

bellezza(Cliccate sull’immagine per leggere il testo completo.)

Prendo a prestito due espressioni comuni, l’una classica e celeberrima, l’altra più recente ed “editoriale”, e al proposito penso: forse sì, la bellezza potrà salvare il mondo, ma il mondo saprà salvare la bellezza?