Determinismi 2.0 #3: web e imbecilli

Ma poi… è “Internet che dà diritto di parola a legioni di imbecilli” (Eco, 2015) o sono legioni di imbecilli che, proprio in quanto tali, rivendicano (più di altri) il diritto di parola su Internet?

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Gli stupidi non esistono!

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A mio parere, di principio non esistono persone stupide – sostanzialmente non possono esistere. Esistono semmai persone che ignorano o dimenticano di essere intelligenti – a volte non lo fanno per loro colpa, ma per colpa altrui – e ancor più non si rendono conto che, con quanto poco utilizziamo le nostre facoltà cerebrali, basterebbe veramente niente per esserlo (c’è pure una roba che fa miracoli in tal senso: si chiama cultura). Quasi sempre basta meno – anche in termini di sforzo necessario – di quanto occorra per mostrarsi stupidi.

Internet, promesse e delusioni (Brian Eno dixit)

La grande promessa di Internet era che più informazioni avrebbero portato a decisioni migliori. La grande delusione è che in realtà più informazioni comportano maggiori possibilità di confermare le credenze di ciascuno. È una trappola cognitiva detta “pregiudizio di conferma”. Cambiare idea è una fatica mentale che, istintivamente, cerchiamo di evitare. Tra migliaia di fonti, selezioniamo quelle che confermano i nostri preconcetti. Tra due versioni, ricordiamo meglio quella che ci dà ragione.

(Brian Eno)

brian-enoSono sempre di più le voci culturalmente autorevoli e prestigiose (e Brian Eno è tale senza alcun dubbio) che si levano contro la rete, o meglio contro l’uso di essa e l’effetto di tale utilizzo palesemente improprio su troppe persone. Certo, la libertà “assoluta” (invero apparentemente tale) di cui si può godere sul web in tema di informazione (e dis-) inevitabilmente contempla – fosse solo per mera statistica – la presenza di imbecilli (Eco docet): di sicuro, sempre più la potenza della rete appare come quella di una potentissima fuoriserie il cui volante, in molti casi, sia nelle mani di chi prima “guidava” tutt’al più una bicicletta e faceva spostamenti di pochi metri, mentre ora si creda di poter girare il mondo andando però a sbattere contro ogni pur minimo ostacolo. E, naturalmente, senza ritenere che sia il caso né di fermarsi da un carrozziere a sistemare i danni, né tanto meno di fare un buon corso di guida – anzi, pretendendo di dare lezioni persino a chi è pilota professionista.

In fondo, a mio modo di vedere, la grande delusione non è nei confronti di internet – ovvero non direttamente ed esclusivamente, ma nei confronti di certa (sempre più) ampia parte del genere umano. Ennesima delusione.