“Le” Parole – 15: PROSOFOBÌA

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte da vocabolari contemporanei che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana. Trovate l’elenco completo qui.
La parola di oggi è:


[s.f. unione dei termini greci proso, “io vado avanti” e fobìa, “temere”]. – È definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata del progresso in genere.

Ovvero, una delle fobie più diffuse in assoluto, oggi, dacché ben coltivata dai “potenti” e poi imposta come modus vivendi a tutti – ovvero a chi accetta di assoggettarvisi. D’altro canto, proprio il celeberrimo, gattopardiano “tutto cambi affinché nulla cambi” è testimonianza ormai storicizzata nonché, per lo stesso motivo, effetto inesorabile d’una tale opprimente manifestazione psicopatologica, della quale soffrono in parecchi ma le cui conseguenze deleterie colpiscono tutti quanti. Nessuno escluso.

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Delle persone normali (per ribadire)

15781423_1997916837098399_2296559206324636401_nIn ogni caso ci tengo a ribadire: delle persone “normali” c’è da stare veramente molto attenti. E, possibilmente, dalle stesse pure ben lontani (in ogni senso).
Ecco.

“Le” Parole – 10, FOBÌA

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte dal vocabolario Treccani che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana.
La parola di oggi è:

fobiaE’ una vita costruita sempre più sulla base della fobìa, la nostra contemporanea, ovvero di innumerevoli paure, timori, apprensioni, terrori, allarmi – alle cui peculiarità viene ridotto tutto ciò che non è “ordinario”. Una società che impone di perseguire fini di sicurezza e di autostima pressoché assoluti – almeno tanto quanto esteriori e superficiali – di contro ha ormai da tempo attivato un meccanismo di produzione di fobìe sfrenato e inarrestabile, il quale non solo annienta rapidamente qualsiasi certezza (rendendola, ove si manifesti, parecchio ridicola) ma pure indebolisce tremendamente la società e la sua consapevolezza culturale. Ci rende simili a bambini spauriti i quali, per la paura dell’uomo nero che ci dicono sia nascosto dell’angolo più buio sella stanza, ci obbliga a ripararci sotto le coperte piuttosto che fare il gesto più semplice e logico: accendere la luce.
Ma, forse, sarebbe meglio dire ci rendono simili: perché – lo dice la definizione stessa – le fobìe obbligano a determinati comportamenti, sovente di irragionevole fuga o nascondimento dalla paura suscitata, dacché non possono essere dominate. Se non da chi le genera e le diffonde ad hoc, dominando poi di conseguenza chi ne prova il timore, naturalmente.

Se un orologio elettronico artigianale di un ragazzino americano scocca l’ora dell’inizio della fine di una civiltà (forse) avanzata

CPAFMKrUkAABI2aAhmed Mohamed è un classico teenager americano. 14 anni, piuttosto bravo a scuola, appassionato di elettronica, t-shirt della NASA di ordinanza, il sogno di diventare ingegnere. Probabilmente, per le passioni che coltiva, è contento di vivere in uno dei paesi più avanzati – tecnologicamente, almeno – al mondo.
Già, perché Ahmed è di origine sudanese, e qualche giorno fa, sperando di impressionare i suoi docenti e dimostrare le sue capacità in ambito tecnico-elettronico, ha portato a scuola una sveglia digitale costruita a casa. Un normalissimo orologio elettronico che ha saputo costruire e far funzionare da sé, roba che molti di noi non saprebbero nemmeno come iniziare a fare. Un tipo di talento Ahmed, insomma.
Beh, la scuola ha chiamato la polizia, ha fatto arrestare Ahmed il quale è stato portato via in manette e chiuso in cella (!), lo ha sospeso: tutto ciò perché quella normalissima sveglia “poteva essere un ordigno esplosivo, o avrebbe potuto servire per esso.” E nonostante la polizia – che, ormai è appurato, negli USA non è fatta di geni come è piena la NASA stessa o il MIT o altre celebri/celebrate istituzioni americane – abbia del tutto appurato che quella di Ahmed sia effettivamente una sveglia (!), continua a sostenere di poter/dover incriminare il ragazzo per la potenziale ipotetica minaccia – ovviamente intesa di matrice terroristica e integralista.
Trovate la cronaca dettagliata di quanto accaduto in questo articolo tratto dal The Dallas Morning News (in inglese, ovviamente; ne trovate anche in italiano, visto che in queste ore la notizia è stata trattata da molti organi di informazione nostrani).

Islamofobia, senza dubbio. Ma qui, ahinoi, credo si sia pure raggiunto un livello superiore – o inferiore, se vediamo la cosa in termini sociologici. Siamo al punto che una nazione avanzata, anzi, la più avanzata del pianeta sotto molti aspetti, soggiogata e lobotomizzata da anni di fobie assolutamente artificiose – ben al di là di quelle sostenibili nel post-11/09/2001, senza ora considerare nulla di più di quell’evento, che non è il caso – e rinchiusasi in una pretesa e presunta autodifesa da non-si-sa-bene-cosa di natura tremendamente manichea – “chi è come noi è amico, tutti gli altri sono nemici!”– ha forse superato il punto di non ritorno lungo la curva del degrado sociale e intellettuale, trasformando la xenofobia generatasi da quei processi di lavaggio del cervello di massa a fini geopolitici internazionali (ma non solo) in isteria e impulsività ingiustificata e autodistruttiva. Un processo che – appunto in una bieca (d)evoluzione del metro manicheo sopra esposto – mette tutti contro tutti, ognuno potenzialmente nemico dell’altro, rompe l’equilibrio dei rapporti interpersonali e fonda la correlazione tra individui non più sulla solidarietà della comunità sociale ma sulla potenziale ostilità, sul chi-va-là continuo, sul mors tua vita mea totalitario e definitivo.
Tutto ciò non rappresenta altro che la fine di una civiltà – avanzata o presunta tale. E’ il suo suicido lento, l’eutanasia involontaria ma inevitabile e letale. Ma forse, ancora prima, è la prova che questa civiltà “avanzata” e dunque presuntuosamente superiore, non è affatto tale. Anzi: nella sua compiaciuta e infondata convinzione di essere migliore di altre, ha covato in sé il germe di un’inferiorità tanto letale da risultare fatale, senza nemmeno rendersene conto.
Che poi, probabilmente, qualche pericoloso terrorista vi sarà pure, in essa, mischiato tra la gente “normale”; ma per tutto quanto sopra non saprà riconoscerlo e/o lo confonderà con tanti innocenti, moltiplicando la forza del processo di autodistruzione sociale in corso e corrompendo in maniera definitiva il senso di quel “normale” che ci fa sentire “bene” e accettati dal mondo ma dietro il quale quasi sempre nascondiamo la nostra drammatica, letale perdita di identità, di cultura e di umanità.

P.S.: ah, se non fosse chiaro, questo non è un post che tratta di cronaca o di politica, ma di cultura. Al 100%.