Urgente!

[Foto di Mohamed Hassan da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Se c’è un termine che, in tutta sincerità, sto cominciando a odiare in maniera viscerale, per come venga usato sempre più copiosamente in ambito professionale e non solo, con toni nevrotici se non a volte isterici e se possibile ancor più, questo, dopo il lock down, che indubbiamente in generale ha esasperato certi animi molto più dell’ammissibile, influendo pure su ciò, è urgente.

Oggi tutto o quasi è “urgente”. Il lavoro è urgente, la consegna è urgente, il riscontro è urgente, la risposta pure e la telefonata e appuntamento anche – ma non di rado diventa “urgentissimo”, superlativizzando l’inopinata nevrastenia che, appunto, spesso viene manifestata e palesata dall’uso del termine e che altrettanto spesso ignora la pericolosità di rendere tanto pressanti certe cose che invece abbisognano di maggior tempo (il che non significa automaticamente “lentezza”, sia chiaro) per poter essere compiute al meglio.

Ma perché, poi, è tutto così urgente? Rispetto a cosa, e a vantaggio di chi? Che bisogno c’è di tutte queste immediatezze, improrogabilità, improcrastinabilità tanto forsennate?

Non è forse che, dietro tutta questa urgenza, si voglia nascondere la sostanziale incapacità di agire diversamente, ovvero con maggior buon senso e assennatezza, oltre che quell’ansia fobico-isterica di cui ho detto sopra che affligge palesemente un po’ troppa gente? Non è, forse, pure un’ennesima manifestazione dell’incapacità di pensare e costruire il futuro, vivendo sempre e solo nel presente ovvero – come si dice – “alla giornata”, in un mondo nel quale troppe cose vengono ignorate finché diventano “emergenza” così generando, inesorabilmente, ulteriore “urgenza”?

Ecco, sono domande alle quali, io credo, servirebbe qualche buona risposta. Urgente, già.

Una cosa che non si può fare

(Foto di Giuseppe Ravera, tratta da http://www.lenuovemadeleine.com/lamore-al-tempo-del-colera/.)

Ecco, ora dirò una cosa che in realtà non si potrebbe dire, ovvero che io andrei a prendere quelli che nei giorni scorsi hanno barbaricamente svuotato gli scaffali dei supermercati in preda al virulento delirio da imminente fine del mondo, insomma, troverei il modo di recuperarne i nomi, e metterei in seria discussione i loro diritti costituzionali, sottoponendoli quanto meno a una riconferma basata su attente valutazioni civiche e culturali oltre che intellettive, ovvio.

Ma non si può fare una cosa del genere, certo, ci mancherebbe, dunque non la posso nemmeno dire. Forse nemmeno scrivere, già, ma ormai tant’è, amen.

Del “godere” della lettura di un buon libro… (Attenzione: post V.M.18!)

Forse vi sarà già capitato di conoscerlo, Hysterical Literature, vista la prevedibile vagonata di visioni sul web; in caso contrario, ecco a voi il progetto del fotografo e video maker americano Clayton Cubitt, nel quale il libro diviene esempio primario di arte (ovvero di cultura, in senso lato) ma pure di piacere culturale, per così dire, senza tuttavia essere il protagonista principale dell’esperimento – come lo stesso Cubitt definisce il progetto nel relativo sito web. Ecco, a ben vedere è il termine “piacere”, e i suoi molteplici significati, il protagonista di tutto quanto.
Per farla breve: Hysterical Literature è composto da una serie di video, aventi come “attrici” alcune donne, apparentemente scelte con modalità casuale. Qui sotto ve ne propongo uno, scelto altrettanto casualmente.

Le donne – leggo dalla presentazione del progetto nel sito – sono sedute con un libro a un tavolo, riprese in un austero bianco e nero su uno sfondo altrettanto nero. Loro stesse hanno scelto cosa leggere e come vestirsi. Quando la camera inizia a registrare, si presentano e cominciano a leggere. Sotto il tavolo, al di fuori del controllo del soggetto e nascosto alla vista, un assistente le distrae con un vibratore. Le donne smettono di leggere quando sono troppo distratte o sovreccitate o affaticate per continuare, a questo punto dichiarano di nuovo il proprio nome e quello che hanno appena letto. I frammenti video variano in lunghezza in base al tempo di risposta dei soggetti.
Non serve rimarcare dove quel vibratore sia utilizzato, no?!
Insomma, quando si dice godersi la lettura di un buon libro!
Ad un livello superficiale” spiega Cubitt riguardo il suo progetto, “voglio corto-circuitare le tipiche pose messe in atto dai soggetti ritratti dai media contemporanei. Al livello successivo voglio esplorare la battaglia tra la mente e il corpo. Ad un livello ulteriore voglio esplorare il rapporto tra la sessualità femminile e i concetti di vergogna diffusi nella società. Ad un livello finale voglio esplorare il contrasto culturale tra arte e sesso, in particolare come le persone reagiscono alla miscela tra i due. Gli ultimi due livelli avvengono nella mente e la risposta di essi riguarda lo spettatore finale. Egli reagirà agli aspetti fisici salaci del progetto (sesso) o al suo concetto e all’elemento letterario (arte)? Alcune persone reagiscono all’intero spettro dei livelli suddetti. Altri solo a quello superficiale. Anche questo è comunque parte dell’esperimento.
In ogni caso potrete conoscere ogni altro aspetto del progetto dal sito web – compreso il fatto che purtroppo, cari colleghi, non si possono sottoporre alla lettura e al piacere delle donne riprese i propri libri editi… (!)

Geniale e sagace analisi sociologica, quella di Clayton Cubitt, o classica furbata che poggia su un “tema” sempre in voga (peraltro scaltramente reso “pudico”) per attrarre attenzione e notorietà? Personalmente, mi viene da propendere più (molto di più!) per la seconda ipotesi. In fondo, lo ribadisco, di tutto quanto sono più incuriosito dalla scelta del libro come oggetto artistico-culturale, antitetico (perché insomma, non è che durante un orgasmo venga da pensare ai libri, almeno non di frequente!) e parimenti concordante (dacché in fondo lettura e sesso potrebbe pure essere intesi come sublime piacere, di forma diversa ma simile e goduriosa sostanza!) con gli scopi che Cubitt s’è prefissato di mostrarci nei video. E, appunto, credo che i venti e più milioni di utenti che sul web si sono visti tali video non fossero primariamente interessati ai libri che le ragazze stanno leggendo nelle loro performance! – ma, nel frattempo, venti e più milioni di utenti del web si ricorderanno chi sia Clayton Cubitt (e anch’io sto contribuendo a ciò, guarda caso!)
Siamo nell’era in cui tutto è marketing, no? Beh, se pure da tali strategie a dir poco ruffiane può scaturirne qualche vantaggio per i libri e per la diffusione della lettura… Speriamo di goderne tutti!!!