«Solo da noi hanno rispetto per la poesia» osservò ad Anna Achmatova il suo amico Mandel’štam, «visto che uccidono in suo nome. In nessun altro paese uccidono per motivi poetici.»
Le Alpi si trasformano nel ventesimo secolo in modo definitivo; il mutamento porterà una rapida quanto indelebile alterazione sociale e quindi formale dell’assetto dei villaggi, divenuti i protagonisti di un tempo insolitamente breve; le Alpi e i suoi villaggi in quota da elemento cerniera tra i popoli si trasformano in una barriera posta fisicamente tra la città e la montagna, una sorta di realtà di frontiera che ha dato vita a due mondi assolutamente contrapposti di vivere in quota e dove il cittadino dell’altra sfera entra a forza in questo mondo separato, sul quale viene gettato uno sguardo ammirato e al tempo stesso compassionevole.
N.B.: approfitto di questa citazione tratta da Abitare molto in alto, del quale ho dissertato qui, per dirvi che, in occasione dell’uscita del nuovo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale invece vi ho detto qui, ALPES (di cui Bolzoni è direttore culturale) propone un illuminante percorso di lettura e di esplorazione della realtà antropica e architettonica delle Alpi moderne e contemporanee che include anche Destinazione Paradiso. Lo Sporthotel della Val Martello di Gio Ponti, pubblicato nel 2015, altro notevole testo al riguardo: il tutto al prezzo dedicato di 35,00 euro + spese di spedizione. Un’occasione da non perdere – in primis perché realmente illuminante, lo ribadisco, e per questo assolutamente importante.
Per informazioni e acquisti potete scrivere a info@alpesorg.com.
(Nell’immagine in testa al post: “batteria” di ecomostri al Passo del Tonale, a oltre 1800 m di quota.)
[…] Se folletti, troll, draghi e creature misteriose varie abitano soprattutto la Natura più incontaminata – da noi la cerchia alpina è un ambito perfetto in tal senso, pullulante di innumerevoli entità arcane – ancor più affollato di questi esseri sovrumani è il Nord Europa, che nei secoli ha maturato una mitografia unica e tutt’oggi ineluttabile legata anche ad una notevole conservazione dell’antico retaggio pagano e panteista presente nelle culture nordiche (mentre da noi il cattolicesimo ha sempre soffocato tali credenze popolari, spesso con la violenza). Al così intenso rapporto che lega uomini del Nord e entità misteriose della Natura la grande scrittrice svedese Selma Lagerlöf (l’autrice di uno dei personaggi per l’infanzia più “leggendari” di Scandinavia ma ben conosciuto dai bambini di buona parte del mondo, Nils Holgersson) ha spesso dedicato i suoi scritti – a volte inevitabilmente, narrando la vita, i costumi e le tradizioni della sua terra e, dunque, trovandosi ad avere a che fare quelle creature: Uomini e Troll (Iperborea, 2018, traduzione di Andrea Berardini e Emilia Lodigiani) raccoglie alcuni di questi racconti, tratti da due differenti versioni (una del 1915, l’altra del 1921) del suo libro Troll och Människor […]
(Leggete la recensione completa diUomini e Trollcliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Qualche secolo fa viveva nella parrocchia di Jösse, nel Värmland, un pastore di raro rigore e severità che cercava con tutte le sue forze di rendere i suoi parrocchiani devoti e timorosi di Dio. Non solo voleva liberarli dall’abitudine di bere e fare a botte, di darsi al contrabbando con la Norvegia e altre simili nefandezze – come del resto avevano già provato molti altri preti prima di lui – ma proibiva loro anche di temere e adorare gli esseri che regnavano sui campi, sui boschi e sui corsi d’acqua, argomenti che i preti normalmente si guardavano bene dal toccare.
I pastori che l’avevano preceduto avevano certo pensato che, dal momento che era un dato di fatto che ci fossero spiriti nei boschi, näck nelle acque e folletti nelle fattorie, non si poteva proibire alla gente di proteggersi dai loro malefici offrendo sacrifici o stringendo con loro qualche tipo di patto, ma quell’ultimo venuto non voleva neanche sentirne parlare. Dio e la sua Parola erano le uniche cose si cui gli uomini dovevano contare e, attenendosi a questo, non c’era nessun bisogno di credere che ci fosse qualcos’altro che aveva il potere di portare danno e perdizione.
Era chiaro fin dall’inizio che, per quanto il prete fosse un ottimo predicatore, ogni discorso che faceva contro quegli esseri sotterranei andava sprecato. La maggior parte dei fedeli cominciava a temere che potesse irritare gli spiriti della natura contro di loro e sorse una tale ostilità nei suoi confronti che non riusciva a ottenere alcun successo, neanche in tutte le altre cose che gli stavano tanto a cuore. E andò a finire che tutto quello contro cui lui combatteva veniva riverito e onorato, mentre la causa di Dio non faceva che peggiorare ogni giorni in più che lui restava nella parrocchia. […]
(Selma Lagerlöf, L’acqua di Kyrkviken in Uomini e Troll, Iperborea, 2018, traduzione di Andrea Berardini e Emilia Lodigiani, pagg.97-98.)
Ogni volta che ho l’occasione di rivedere e riascoltare Giorgio Gaber, resto sorpreso, sbalordito come la prima volta, meravigliato come se non l’avessi mai sentito infinite altre volte e come se non percepissi il bisogno di risentirlo altrettante volte. Accade di rado, e accade con quei personaggi dei quali capisci da subito il valore umano, la grandezza intellettuale, la genialità sagace e illuminante, la dote rara di ammaliarti e intrigarti facendoti ridere tanto quanto pensare, divertire e riflettere, svagarti e concentrarti, aprirti il cuore, lo spirito, la mente… Tutti elementi, questi, di un’energia vitale imperitura e intramontabile, quella che proprio i più grandi personaggi sanno emanare perennemente ed elargire a chiunque. Presenti sempre, fortunatamente; assenti giammai, necessariamente; rarissimi, tuttavia, per questo ancor più preziosi.
Oggi, Giorgio Gaber avrebbe compiuto 80 anni. Più che un grande personaggio, più che una figura oltre modo necessaria, un uomo, un artista, una voce, un intelletto essenziali: ieri, oggi e sempre.