Le Olimpiadi 2026 in Valtellina: occasione di sviluppo o rischio di declino?

[Panorama di Sondalo. Immagine tratta dalla pagina Facebook SondaloTourism.]
Le Olimpiadi invernali: un evento bellissimo e importante su scala planetaria, oltre che vantaggioso per i territori che le ospitano. Oppure no? Dipende senza dubbio da come un evento del genere venga gestito, integrato in quei territori, nel loro ambiente e nell’economia locale e condiviso con le comunità che li abitano e vivono.

A tal proposito, come stanno andando le cose in Valtellina, che per i prossimi Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 ospiterà numerose gare e per questo è sottoposta a molti progetti e cantieri per le infrastrutture “olimpiche”? Si sta veramente avviando un volano di rigenerazione e sviluppo virtuoso della valle, nella sua interezza e non solo delle località sedi delle gare, o viceversa in quei cantieri si sta scavando la fossa nella quale rischia di finire il futuro della Valtellina e dei valtellinesi?

Sono temi, questi, che a meno di due anni dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina è necessario affrontare con crescente condivisione pubblica, partecipazione comunitaria, approfondimenti e riflessioni attente e, soprattutto, con una sensibilità altrettanto crescente e consapevole verso il territorio valtellinese, la sua gente, il suo futuro. Il quale, se ben costruito, andrà a vantaggio pure di chi la Valtellina la frequenta da turista, d’inverno e d’estate.

Di questi fondamentali temi, che al netto dell’evento olimpico interessano tutti i territori montani più o meno turisticizzati, ne parlerò martedì prossimo 21 maggio, alle ore 20.45, presso la Sala Riunioni Polifunzionale di Sondalo, insieme ad Angelo Costanzo, del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio che organizza l’incontro, a Marco Trezzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” e a Barbara Baldini, sindaco di Montagna in Valtellina, comune direttamente coinvolto nella questione olimpica in forza di un’infrastruttura da realizzarsi sul suo territorio la cui vicenda è risultata da subito alquanto emblematica riguardo l’evento olimpico in preparazione e il modus operandi attraverso cui lo si sta gestendo.

[Un altra veduta panoramica del territorio di Sondalo e della Valtellina verso Tirano. Immagine tratta dalla pagina Facebook SondaloTourism.]
Se siete della zona, o sarete nei paraggi, sono certo che l’incontro di Sondalo rappresenterà un’ottima e preziosa occasione di confronto e di riflessione condivisa sulla Valtellina olimpica nel presente e nel futuro dei suoi territori e delle sue comunità nonché, se posso dire, per poter continuare a sentirci e dirci in relazione viva con le nostre montagne, per il bene di chiunque le abiti, le frequenti e le abbia a cuore.

Altro denaro pubblico buttato per lo sci, a Piazzatorre (e su “Il Fatto Quotidiano”)

Qualche giorno fa Alberto Marzocchi ha pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” un bell’articolo dedicato a Piazzatorre e al progetto di rinnovo e ripristino del locale comprensorio sciistico, un altro di quei casi di finanziamento pubblico di infrastrutture per lo sci che appare a tutti gli effetti scriteriato perché dedicato a un territorio che non presenta più le condizioni climatico-ambientali adatte allo sci alpino.

Me n’ero occupato anch’io (qui) di questo ennesimo caso di potenziale sperpero di denaro pubblico a favore dello sci in una zona che d’altro canto abbisognerebbe di molti altri servizi primari a favore della comunità locale (e peraltro di recente ho scritto di Piazzatorre anche riguardo la devastante presenza di seconde case, ben duemilacinquecento a fronte di duecento abitazioni per i 380 abitanti “veri”); Marzocchi traccia succintamente ma con grande chiarezza espositiva la storia della località sciistica, che rende ancora più scriteriato l’investimento pubblico lombardo, e lo fa con cognizione di causa tripla: perché da giornalista si occupa principalmente di tematiche ambientali (e qui non c’è solo un problema di spreco di risorse pubbliche ma pure di salvaguardia di un territorio montano da una infrastrutturazione decontestuale e potenzialmente inutile), perché è maestro di sci, dunque coinvolto anche professionalmente in questo tema, e perché è originario proprio di Piazzatorre, quindi sa perfettamente di cosa parla.

Vi invito a leggere il suo articolo cliccando sull’immagine lì sopra, è veramente interessante e alquanto significativo. Riflessione finale: quante Piazzatorre ci sono sulle montagne italiane? Ovvero: quanti soldi pubblici vengono buttati sulle Alpi e sugli Appennini in progetti sciistici totalmente privi di senso e di futuro?

Una cosa drammaticamente anormale, sulle nostre montagne

In un servizio dell’edizione di martedì 13 marzo scorso del telegiornale di “Bergamo TV” (cliccate sull’immagine qui sopra per vederlo, dal minuto 31:10), si è parlato della mancata destinazione dei fondi IMU relativi alle seconde case nelle casse dei piccoli comuni i quali, più di altri, ne avrebbero bisogno. Intervistato al riguardo, il sindaco di Piazzatorre, in alta Val Brembana, si è lamentato che, a fronte della presenza in paese di duecento prime case e di duemilacinquecento seconde case, al comune del milione e trecentomila Euro circa di gettito IMU giungano solo 420mila Euro.

Io, a udire tali parole, confesso di essere rimasto piuttosto basito, ma non per quei soldi mancanti. Voglio dire: la cosa anormale è che a Piazzatorre manchino 800mila e rotti Euro di entrate fiscali, o è che a Piazzatorre vi siano duemilacinquecento seconde case – 2.500! – a fronte di sole duecento prime case?

Cioè che più del 90% degli stabili che formano il comune e che ne occupano il suolo sono “letti freddi”, alloggi turistici abitati solo per pochi giorni all’anno e forse nemmeno per quelli, quando come spesso accade presentano sulla porta il cartello «VENDESI» o «AFFITTASI»?

[Seconde case a Piazzatorre. Foto di Ago76, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Sinceramente, a me questa pare una follia. Quantunque sappia benissimo che sia una follia estremamente diffusa nelle località turistiche delle montagne italiane. Ma ci rendiamo conto di come per un tempo troppo lungo abbiamo trattato, edificato, cementificato, rovinato i nostri territori montani e i loro paesi?

[Veduta panoramica di una parte del nucleo di Piazzatorre.]
In verità, i numerosi problemi di natura economica, demografica, sociologica che presentano i paesi della montagna italiana nascono in primis proprio da queste evidenze, cioè dalla imperdonabile trascuratezza alla quale i territori montani sono stati sottoposti a lungo da amministratori locali drammaticamente profittatori e alienati. Solo che questa è una cosa che non si può dire, nell’ambito politico-amministrativo, forse anche perché non si ha la competenza e la sensibilità per comprenderla al meglio. Piuttosto di pensare pur legittimamente a come incassare i gettiti fiscali derivanti dalla loro presenza, bisognerebbe capire come innumerevoli quegli edifici, case, casette, villette, condomini, chalet potrebbero essere eliminati dai paesi che ancora li ospitano.

Eliminati, già. Ma temo che sia un’ipotesi del tutto fantascientifica, questa mia, e non solo per mere ragioni tecniche.

P.S.: Piazzatorre è la località che si è vista destinare di recente ben 14 milioni di Euro da parte di Regione Lombardia per rinnovare e ripristinare il proprio comprensorio sciistico, la cui quota massima sfiora appena i 1800 metri, in una zona peraltro ampiamente carente di servizi di base a sostegno della popolazione residente. Ne ho scritto al riguardo qui.

Anche per il “Sole 24 Ore” la pista di bob di Cortina è una c***ta pazzesca!

Il “Sole 24 Ore” è il quotidiano di Confindustria, cioè dell’associazione che riunisce le figure professionali che più di altre sanno perfettamente che se un’attività, un’impresa, un’opera, qualsiasi esse siano, non sono basate sul più proficuo ingegno, non hanno logica né criterio evidenti e non possono reggersi economicamente, rappresentando uno spreco di soldi e di lavoro: nessun imprenditore sano di mente le realizzerebbe.

Ecco: anche “Il Sole 24 Ore”, come vedete qui sopra, denuncia l’insostenibilità generale – cioè economica ma non solo – di molte delle opere olimpiche in costruzione per i giochi invernali di Milano-Cortina 2026 e in particolar modo della pista di bob di Cortina. Eppure, alcuni amministratori pubblici dotati di ben poca sanità mentale e ancor più di senso civico, onestà politica e sensibilità verso il territorio ampezzano stanno sprecando decine di milioni di soldi (pubblici) per costruire quella pista di bob. E tutto questo nonostante i numerosi esempi fallimentari del passato, a loro volta segnalati da “Il Sole 24 Ore” nell’articolo di spalla.

Ribadisco ciò che ho già affermato scritto più volte: se effettivamente realizzata, la nuova pista di bob di Cortina d’Ampezzo è già ora e diventerà viepiù in futuro una delle più grandi vergogne italiane in ambito di infrastrutture montane, per la quale i responsabili politici e amministrativi dovranno pagarne le conseguenze, in qualsiasi modo ciò possa avvenire. E se qualcuno obietta che molti cortinesi concordano con la sua costruzione, evidentemente è perché quei molti cortinesi hanno smarrito – inconsciamente oppure no – la relazione culturale con il territorio nel quale vivono, in forza di quei fenomeni psicosociologici di spaesamento e alienazione ben conosciuti da tempo ma dei quali la politica più becera e ottusa si approfitta per alimentare il proprio sistema di potere locale. Fine.

Il metodo più efficace per rendere “sostenibile” ogni progetto da realizzare sulle montagne

Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.

Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:

  1. Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
  2. Scriverci da qualche parte «sostenibile».

Ecco fatto!

Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.

Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!

(Per leggere l’articolo al quale si riferisce l’immagine in testa al post, cliccate qui. Per leggere invece altre considerazioni interessanti sul tema, cliccate qui.]