“Cronache da Thule”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 22 ottobre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 2a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule”!

Pronti ad ascoltare la radio come fosse una rivista da leggere, dalle pagine ricche di rubriche con i più svariati argomenti? E’ giunta l’ora, questa sera, di “sfogliare” RADIO THULE e disquisire di libri, eventi, musica, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno serie oppure no… Insomma: una rivista intitolata Cronache da Thule, ovvero il numero 1, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!
In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà… di un grande scrittore recentemente passato a miglior vita, di cambiamenti climatici e di certe riflessioni al riguardo, di un affascinante libro da poco uscito e di una prossima presentazione dello stesso altrettanto affascinante, di un imminente festival culturale a Milano, di una band degli anni ’80 tra le più originali, di mozziconi di sigaretta… e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 5 novembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Vajont, 55 anni

Siamo arrivati a Longarone che soltanto da un’ora il Toc era calato nel lago al di là della diga… Poca la gente e gli automezzi… Dei vigili del fuoco con qualche ambulanza, una jeep dei carabinieri, il furgone della polizia stradale. Su questo un milite gridava ostinato, nel microfono, l’identico messaggio: che suonassero le campane di tutti gli abitati, che accorressero tutti, presto, presto, per l’amor di Dio. Di Longarone non erano rimaste che macerie e i feriti dovevano contarsi a centinaia. Furono lo sgomento e il concitato esprimersi di quell’agente ad offrirci l’intuizione della tragedia… Ci accorgemmo allora del biancore che vagolava entro la conca oscura del Piave, del vento che tirava, come impedito da nessun ostacolo, del buio nel quale stava immerso lo spazio per solito animato dalle luci del paese […] ci accodammo a due della stradale… Procedevamo sul legname, la melma, i calcinacci… Entravamo ogni tanto nelle abitazioni alzando grida acute. Nessuno rispondeva. Lo scorrere del faro svelava stanze vuote, spogliate da ogni masserizia. Tutte coi pavimenti colmi di terra limacciosa, le pareti schizzate d’acqua e fango nero… Intanto, qualcuno che si avvicinava, ci urlò che nelle case era inutile cercare. Che si corresse avanti, avanti, dove i feriti aspettavano d’essere aiutati… Oltrepassato l’immobile del cinema, di botto cessarono le file delle costruzioni. E ci trovammo davanti il vuoto: un vuoto oscuro ed irreale. Fu un attimo percepire che bisognava credere nella sparizione del paese…

(Testimonianza tratta da http://www.vajont.net/)

9 ottobre, ore 22.53. Mai dimenticare, dacché la memoria è una delle forme fondamentali di civiltà, forse l’unica a poter vincere il tempo di lassù, sotto al Monte Toc, fermatosi per sempre a quell’ora. Dopo 55 anni come oggi o dopo 100, 200 o 500 anni: sono sempre le 22.53, al Vajont.

(Foto di Mirko Torresani, http://www.fotomiktor.com/?gallery=vajont)

Franco Brevini, “Simboli della montagna”

Puntualmente ogni anno, in vista della bella stagione ovvero del periodo più classicamente deputato alle vacanze, sui media compaiono quei soliti sondaggi coi quali si chiede se sia il mare o la montagna la propria meta vacanziera preferita. Se a quelli che rispondono di preferire la montagna si chiede anche un motivo per tale scelta, facilmente in molti citano la bellezza del paesaggio montano, con tutti gli annessi e connessi. Risposta del tutto giustificata e condivisibile, d’altro canto; tuttavia, al riguardo, non si può non osservare che il concetto di “paesaggio” è in realtà travisato dai più, che con tale termine vogliono in realtà intendere le forme del territorio (ovvero la materialità di esso) e le loro peculiarità “di superficie” – vette innevate, boschi maestosi, laghi, cascate, eccetera – mentre il “vero” paesaggio è la concezione (immateriale, dunque) che in noi si genera del territorio che osserviamo, basata sul proprio bagaglio socioculturale, intellettivo, emozionale e percettivo, semmai mediato sui canoni estetici (principalmente, ma non solo) conformatisi nel tempo e condivisi. Tali canoni formano dunque un immaginario collettivo che finisce per determinare poi la percezione generale di ciò a cui si riferiscono, diventando esso stesso riferimento, “regola” e memoria.
In tema di montagna, l’immaginario collettivo di riferimento è piuttosto recente, costituitosi sostanzialmente dall’Ottocento in poi ovvero quando nacque l’alpinismo e, al seguito, il turismo. Buona parte di questo immaginario montano, paradossalmente, si formò ed è conformato tuttora su stilemi concepiti lontano dalle montagne, spesso in città, dacché per lungo tempo quei turisti che vagabondavano per le Terre Alte – le Alpi soprattutto – erano cittadini benestanti nordeuropei, che si potevano permettere viaggi della durata di qualche mese con i quali “scoprire” (e inventare, appunto) il paesaggio montano. Ai montanari, invece, l’elemento estetico (ovvero ricreativo, sportivo o scientifico) delle loro montagna non interessava per nulla: non esisteva nemmeno un concetto di “bellezza” dei territori in quota (quindi nemmeno di “paesaggio”), che dovevano soltanto essere funzionali alla sussistenza di quei montanari.
Ma oggi, a poco più di duecento anni dalla “scoperta” delle Alpi e dalla generazione del relativo immaginario collettivo, possono essere individuati dei simboli che, a loro volta, sappiano identificare in maniera tanto materiale quanto immateriale ovvero concreta e inequivocabile la montagna? È questa, in buona sostanza, la domanda che si è posto Franco Brevini, e la risposta – anzi, le risposte, sono nella dissertazione che compone Simboli della montagna (Il Mulino, 2017), ultimo lavoro saggistico prodotto dal professore milanese. Sì, è possibile identificare alcuni simboli montani “assoluti”, fondanti il suddetto immaginario collettivo e profondamente integrati nell’excursus storico e sociologico relativo al punto che – come si dice – “basta la parola” sì che subito chiunque inevitabilmente pensi alla montagna, alle terre alte, alle vette e al loro paesaggio []

Franco Brevini

(Leggete la recensione completa di Simboli della Montagna cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Pronti… partenza… THULE! Questa sera, ore 21, RCI Radio!

Questa sera, otto ottobre duemiladiciotto, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, ricomincia RADIO THULE! E’ la prima puntata della nuova stagione 2018/2019, la XV per il magazine radiofonico da me curato e condotto, e in quanto tale come tutti gli anni è un po’ come il primo giorno di scuola: ci si ritrova – io e voi, ci si conosce se non ci si conosceva già prima, ci si racconta quello che si ha intenzione di fare, le idee, i progetti, le aspirazioni, ovviamente il tutto in un clima da “primo giorno di scuola” appunto, allegro, rilassato, e con il sottofondo (ma poi non troppo fondo e non troppo sotto!) di ottima musica: la tradizionale selezione musicale di alta qualità, appunto, una delle peculiarità fondamentali di RADIO THULE – ecco perché non è e non sarà mai un semplice “sottofondo”! Ma non mancherò già di darvi qualche interessante notizia, qualche spunto di riflessione o buon consiglio – in effetti RADIO THULE nasce per questo: per dare motivo di pensare, di cose leggere e divertenti tanto quanto di temi articolati e profondi – e, naturalmente (spero!), vi darò pure molti ottimi motivi per diventare fedeli ascoltatori della trasmissione, se non lo siete già!
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!