Novanta-virgola-tre milioni di dollari

Portrait of an artist (pool with two figures) di David Hockney è l’opera d’arte di un artista vivente più costosa di sempre, essendo stata battuta oggi all’asta da Christie’s a New York per la cifra record di 90,3 milioni di dollari (80 milioni di Euro). Alla sua prima vendita, nel 1972, il suo gallerista a New York lo aveva venduto per 18.000 dollari: facendo un calcolo molto rozzo, si può dire che da allora a oggi abbia reso più del 10.000% all’anno.
Dunque non solo l’arte fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno, come diceva Flaubert, ma a ben vedere è pure quella che rende veramente di più. E, in fondo, non solo finanziariamente.

Cliccate sull’immagine dell’opera per ingrandirla oppure qui per visitare il sito web di David Hockney. Per verificare invece se anche voi potete permettervi l’acquisto di un’opera del genere dovete controllare il saldo del vostro conto corrente bancario, o eventualmente contare i soldi nascosti sotto qualche piastrella di casa o in altro nascondiglio similare. Io non posso aiutarvi, in tal caso. Ecco.

Berlino, 9 novembre

Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente.

Così dichiarava, proprio il giorno 9 novembre del 1989, Günter Schabowski, membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR. La fine del Muro di Berlino, insomma, il quale “cadeva” esattamente 29 anni.

Berlino è una città bellissima e affascinante, ricca di arte, cultura, luoghi storici fondamentali, angoli meravigliosi, musei, gallerie d’arte, locali unici al mondo. Ma, io credo, chiunque dovrebbe recarsi almeno una volta a Berlino per entrare direttamente in contatto – un contatto fisico e insieme spirituale – con la storia del Muro di Berlino, una delle più sconcertanti follie mai messe in atto dal genere umano. Chiunque dovrebbe recarsi in città, magari in uno di quei luoghi ove qualche brandello del muro originario sia ancora in piedi, e toccarlo, sentire la ruvidezza del suo cemento sulle mani, cercare di percepire cosa ancora quei pezzi diroccati di sbarramento abbiano da raccontare – ed è ancora tantissimo, io credo. E magari spendere ancora una mezza giornata in un museo o in uno spazio culturale che conservi in modo vivido e attivo la memoria di quella follia assoluta e di tutto ciò che ne conseguì fino a quel 9 novembre di ventinove anni fa.
Una follia talmente assoluta da non poter (purtroppo) mai diventare superata, nel suo senso profondo: sempre didattica, sempre illuminante, sempre ammonitrice.
Andateci, dunque, a toccare con mano e spirito il Muro berlinese: vi servirà moltissimo.