La strumentalizzazione politica del Monte San Primo (pur di imporvi i nuovi impianti sciistici)

È più che evidente, nei, modi, nelle parole, negli atteggiamenti (ben spalleggiati dagli enti superiori di parte) del sindaco di Bellagio, che ormai la vicenda del folle progetto sciistico sul Monte San Primo, che per la sua dissennatezza ha fatto il giro del mondo – e ovunque è stato biasimata – il primo cittadino l’abbia trasformata in una questione personale (finanziata con soldi pubblici, però!), totalmente ideologica e propagandistica. Egli a tutti gli effetti considera il San Primo “roba sua” e dei suoi sodali, pretendendo dunque di imporgli il proprio progetto pur se palesemente irrazionale sotto ogni punto di vista (ambientale, climatico, ecologico, paesaggistico, economico, turistico, politico) e destinato al fallimento, per ciò infatti negando qualsiasi confronto e interlocuzione con chiunque non stia dalla sua parte – in primis le 38 associazioni che formano il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – e al contempo continuando a fare di costoro il bersaglio di espressioni sprezzanti (le sue ospitate televisive lo hanno ben dimostrato, ma al riguardo si legga anche l’articolo qui sopra) e di considerazioni ideologicamente strumentali. Nelle quali peraltro da sempre non si riscontra alcuna plausibile giustificazione al progetto, che con tutta evidenza ritiene superflue. Oppure, obiettivamente, perché non ce ne possono essere.

Una posizione, quella del sindaco, che la dice lunga sulla “filosofia” alla base del progetto del San Primo ma pure sulla sensibilità e la relazione che egli vuole mantenere con la montagna locale: un luogo meraviglioso, ricco di bellezza e di infinite potenzialità per lo sviluppo di un turismo realmente in grado di valorizzare la montagna, dal sindaco e dai suoi sodali visto come uno spazio vuoto da riempire di cose prive di logica e da sfruttare il più possibile solo per averla vinta su tutti.

Tutti, sì: perché tutti sono contro tale dissennato progetto, cioè chiunque abbia a cuore il Monte San Primo, la sua bellezza, la possibilità di goderne pienamente senza inutili e irrazionali contaminazioni nonché, di rimando, chiunque abbia a cuore tutte le nostre montagne e il loro buon futuro.

Cose fondamentali ma che, evidentemente, il sindaco di Bellagio disdegna e considera insignificanti, purtroppo. Già, perché non ci si può che dispiacere nel constatare un atteggiamento di questo genere, così avverso alla realtà della montagna e alla sua più consona e equilibrata frequentazione. Ma che possano rinsavire, il sindaco e gli altri rappresentanti politici sostenitori del progetto sul San Primo, resta comunque la speranza. Che è l’ultima a morire, come si dice – con l’augurio che non “muoia” prima la bellezza del Monte San Primo!

N.B.: cliccate sull’immagine dell’articolo de “La Provincia” per leggerlo direttamente nel sito del giornale.

N.B.#2: per seguire l’evoluzione del “caso San Primo” e difendere la montagna dai folli progetti di infrastrutturazione turistica previsti, avete a disposizione il sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”  del quale potete sostenere le attività e parteciparvi. Invece qui trovate tutti gli articoli da me dedicati al Monte San Primo fino a oggi.

Indovina chi (non) viene a cena?

Un paese ha due modi per “risolvere” i problemi di cui soffre: eliminare chi quei problemi li provoca, oppure eliminare chi li denuncia. Nel primo caso il paese agisce da democrazia liberale, nel secondo caso da regime autoritario. Che per inciso non ha colore: nero, rosso, bianco o verde che sia, sempre di regime si tratta.

E se l’agire in un certo modo è il primo passo per diventare pienamente quel modo, averne consapevolezza culturale, politica e civica è il miglior antidoto per capire e evitare quella deriva. Di qualsiasi colore essa sia, ribadisco.

Badate bene: il programma televisivo di cui dice l’articolo lì sopra, “Indovina chi viene a cena”, non è il soggetto specifico di questi miei pensieri ma uno dei tanti che potrebbe subire la “soluzione” descritta – e che già in passato hanno subìto in Italia, paese che risulta il peggiore in quanto a libertà di stampa nell’Europa occidentale. Di contro il programma rappresenta un esempio emblematico per la questione, visti i consensi unanimi che ha raccolto circa l’alta qualità dell’informazione che propone, al punto che uno dei suoi servizi, quello dedicato alla vicenda del Lago Bianco al Passo di Gavia, in Lombardia – che chi legge questo blog conosce bene – la cui autrice è Cecilia Bacci, recentemente ha ottenuto il Premio Giornalistico “David Sassoli”.

Dunque, riassumendo: un programma televisivo che da una parte vince premi giornalistici, dall’altra viene minacciato di chiusura e nel mezzo un paese che peggiora la propria posizione nella classifica mondiale della libertà di stampa. Capite?

Speculazione finale: il servizio sul Lago Bianco di Cecilia Bacci trasmesso in “Indovina chi viene a cena” (che potete rivedere qui sotto) è dedicato a un caso non dei maggiori ma certamente tra i più emblematici circa l’uso che certa politica fa del nostro patrimonio naturale per scopi non così leciti, e ne ha dimostrato l’inqualificabile atteggiamento e l’aberrante ipocrisia. Be’, la messa a rischio del programma non sarà una vendetta alimentata anche da chi si sia sentito tirato in ballo e smascherato per il cantiere al Lago Bianco?

Ma certo, l’ho scritto… è solo una sarcastica speculazione, questa. Già.

Un premio meritatissimo e prezioso

Un’altra bellissima notizia per il Lago Bianco a sostegno della battaglia per la sua difesa: il servizio di Cecilia Bacci realizzato assieme ai ragazzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco per portare alla luce lo scempio causato dal folle progetto di captazione delle acque per alimentare i cannoni sparaneve di Santa Caterina Valfurva, andato in onda nel programma di Rai3 “Indovina chi viene a cenaha vinto il Premio giornalistico “David Sassoli in memoria dell’ex giornalista ed ex presidente del Parlamento Europeo.

Il premio è riservato a giornalisti under 40 ed il tema della prima edizione era “L’Europa e i territori”: per la sezione radio-tv e come premio assoluto la giuria ha dunque scelto il servizio di Cecilia Bacci sul Lago Bianco. È un prezioso riconoscimento dell’esemplare lavoro giornalistico e informativo svolto dall’autrice sulla sconcertante vicenda del Gavia e al contempo l’ennesimo, importante riconoscimento delle attività a difesa del Lago Bianco nonché dell’intero territorio circostante del Parco Nazionale dello Stelvio dalle scriteriate azioni che hanno dovuto subire, purtroppo con il consenso dello stesso Ente Parco.

Ora, come indica il Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, avanti così fino all’individuazione dei responsabili e al ripristino totale degli habitat iniquamente danneggiati! Prima però una domanda: secondo voi, il servizio di Cecilia è stato apprezzato per la sua altissima qualità giornalistica o anche perché le “gare” di incompetenza e di ipocrisia dei soggetti promotori del progetto, ben testimoniate nelle immagini del servizio, li hanno visti tutti quanti vincitori ex aequo e per questo meritevoli di essere “premiati”?

[Veduta della zona del Passo di Gavia con il Lago Bianco e, in secondo piano, il Lago Nero.]
Per approfondire la vicenda del Lago Bianco, oltre a seguire le pagine social del Comitato (qui e qui), potete leggere i vari articoli che vi ho dedicato nei mesi scorsi, qui.

Una bella e intensa serata a Sondrio, per il Lago Bianco

È stato un grande privilegio anche per me partecipare attivamente, giovedì sera a Sondrio, all’incontro dedicato alla causa a difesa del Lago Bianco del Passo di Gavia organizzato dal Circolo Culturale “Oltre i Muri”, che ringrazio di cuore per avermi coinvolto.

Lo è stato per diversi motivi, tutti significativi e importanti, dei quali ne voglio citare un paio: in primis perché è stato bello mettere tutti insieme in chiaro, come scritto dai referenti del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”,  che lo stralcio del progetto deciso dal Comune di Santa Caterina Valfurva – il quale formalmente pone la fine ai lavori presso il Lago – non è il punto di arrivo ma è il punto di partenza dell’azione corale che il Comitato ha guidato così bene. C’è ancora molto da fare e solo quando l’ultimo filo d’erba strappato nel territorio interessato dal cantiere sarà ricresciuto naturalmente ci si potrà veramente dire soddisfatti, anche se temo che nulla cancellerà lo sconfortato rammarico di aver visto perpetrata ad un luogo così speciale una tale scriteriata violenza ambientale, trasgredente qualsiasi norma, regolamento, legge vigente per tali circostanze eppure portata fin quasi all’inevitabile. Come rimarca il Comitato, il Parco Nazionale dello Stelvio deve tornare ad essere l’integerrimo garante di asset naturalistici inestimabili e certi scempi non dovranno più essere ripetuti, altrimenti non ha veramente più senso che esista un Parco, lassù; Regione, Provincia, Comune, Associazioni insieme al Parco stesso devono lavorare all’unisono ad una tavola rotonda per ripristinare il danno arrecato, affinché la rinaturalizzazione e la bonifica del Lago Bianco avvenga con metodi, tempi e dettagli certi ed inoppugnabili. Non ci sono alternative.

[Foto di Fabio Scola, tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia).]
In secondo luogo, è stato bello constatare che se pure a volte ci si lascia prendere dalla convinzione che certi interventi tanto impattanti e degradanti imposti alle nostre montagne siano in qualche modo motivati dalla volontà e dal consenso di una “maggioranza” turistica, speso presunta dai soggetti che promuovono quegli interventi, in verità sempre più persone, residenti in montagna o altrove, villeggianti abituali, turisti occasionali, frequentatori e appassionati in vari modi dei monti, si rendono ormai conto che certe cose non vanno più fatte, certe opere, certi progetti certe idee sullo “sviluppo” turistico ma non solo delle montagne non devono più essere prese in considerazione perché non è più il tempo di farlo, non è più il mondo nel quale tali azioni possano essere ammesse e accettate. È una maggioranza sempre più assoluta ma spesso silente e frequentate i luoghi montani meno turistificati, per questo meno visibile rispetto a quella parte minoritaria che invece, ad esempio, affolla insulsi ponti tibetani, si mette in coda alle funivie e inonda i social media di banali selfies senza nemmeno sapere il luogo nel quale stanno. Una minoranza per tutto ciò e per il resto di affine più rumorosa, quindi facilmente strumentalizzabile da chi vuole imporre alle montagne la turistificazione più bieca e impattante – ma minoranza: e lo sarà sempre di più, anche grazie all’opera esemplare dei ragazzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” e di tutta la maggioranza forse silente ma che ad esempio ieri sera ha riempito al massimo la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio, dove si è svolto l’incontro, trattenendosi poi dopo la fine per manifestare il proprio appoggio e il consenso alla battaglia per il Lago Bianco e per qualsiasi altro territorio montano (ma non solo) così deprecabilmente minacciato e assaltato.

[Il Lago Bianco lo scorso autunno, sovrastato dal Corno dei Tre Signori, in una foto tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)”.]
Dunque, come detto, il “cammino” a difesa del Lago Bianco continua e continuerà fino a che la meta finale suddetta sarà raggiunta: e speriamo di essere sempre di più a condividere quel cammino, sempre più attivi, sempre meno silenti, perché in questo modo i risultati si ottengono e anche le iniziative più scellerate devono fare i conti con la realtà effettiva delle cose, con la logica e con la giustizia. Camminiamo per ciò tutti insieme, per il bene delle nostre montagne, del loro futuro e del futuro di tutti noi.

Per leggere nella sua interezza il post sulla serata di Sondrio pubblicato dal Comitato “Salviamo il Lago Bianco” cliccate sull’immagine in testa a questo articolo, e ovviamente seguite la pagina del Comitato per restare aggiornati sulla vicenda.

Domenica sul San Primo, un monte bellissimo fuori e… dentro!

[Vista sul Pian del Tivano dall’Alpe Spessola, sulle pendici meridionali del Monte San Primo.]
Il Monte San Primo è una montagna bellissima non solo perché lo è fuori, con il suo paesaggio montano tanto speciale, ma lo è pure dentro, dove conserva un paesaggio ipogeo non meno speciale essendo tra i più vasti e affascinanti d’Italia. Per questo il San Primo merita, per così dire, una doppia considerazione e quindi una duplice attenzione, al fine di salvaguardare la sua bellezza e un valore naturalistico così grandi.

[L’Abisso dei Giganti, una delle numerose grotte del Pian del Tivano, sul Monte San Primo.]
La manifestazione di domenica prossima 5 maggio punta anche a questo, e lo fa riferendosi inevitabilmente a chi invece il Monte San Primo lo vorrebbe banalizzare e degradare attraverso un progetto di lunaparkizzazione turistica tanto impattante quanto assurdo, quello sostenuto dal Comune di Bellagio e dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano con il supporto di Regione Lombardia, che vorrebbe riportare lo sci a poco più di 1000 metri di quota, dove in forza dei cambiamenti climatici non nevica più e nemmeno vi saranno le condizioni sufficienti per mantenere la neve artificiale al suolo. Cinque milioni di Euro di soldi pubblici per una follia che avrà facilmente ripercussioni non solo sopra il San Primo ma pure sotto, dentro la montagna, come già dettagliatamente spiegato dalla Federazione Speleologica Lombarda che guiderà l’escursione di domenica alle grotte del Pian del Tivano, epicentro della bellezza ipogea del San Primo.

Parteciparvi, dunque, non è solo una bellissima occasione per accrescere la conoscenza e la considerazione nei riguardi della bellezza e delle peculiarità naturali del Monte San Primo, ma è pure un modo per rimarcare il sostegno alla sua difesa e la contrarietà a quel progetto turistico così insensato e pericoloso. Ci sarà pure bel tempo, domenica lassù, dunque non c’è che da partecipare.

Trovate tutte le informazioni utili, e i modi per averne di altre, nella locandina qui sopra riprodotta.

E, come sempre, VIVA IL MONTE SAN PRIMO!

[Alcune immagini invernali del Monte San Primo e di una delle tante manifestazioni a difesa della montagna contro il progetto sciistico.]
N.B.: per seguire l’evoluzione del “caso San Primo” e difendere la montagna dai folli progetti di infrastrutturazione turistica previsti, avete a disposizione il sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”  del quale potete sostenere le attività e parteciparvi. Invece qui trovate tutti gli articoli da me dedicati al Monte San Primo fino a oggi.