Lucerna e il suo fiume | La Reuss, e la sua città

Il cuore di Lucerna sorge dove il fiume Reuss esce dal Vierwaldstättersee, dove l’ampia e docile massa lacustre d’improvviso si stringe, si comprime tra le membra cittadine e prende a ribollire, a schiumare, come se volesse dimostrare agli abitanti della città, dopo la placidità offerta ai piccoli villaggi affacciati sulle sponde del lago, di non aver perso nulla della sua originaria potenza, quella accumulata tra le rocce, le forre, i salti e le cascate del percorso alpino iniziale. E non è certamente un torrentello, la Reuss, ma anzi il suo ampio letto incide nettamente la geografia urbana lucernese, non certo così grande, appunto, diventandone presenza assolutamente primaria e viva, grazie ai tanti ponti pedonali che la scavalcano a pochi decimetri dalla superficie, avvicinandone così la massa d’acqua allo sguardo e all’impressione di abitanti e visitatori. Se piazzata in centro a Roma, insomma, ovvero a una città di milioni di abitanti, rappresenterebbe solo una minima parte del paesaggio urbano, ma qui è un elemento basilare e notevolmente vivificante.

(Tratto da Lucerna, il cuore della Svizzera: cliccate qui per saperne di più e per acquistare il libro. Se per di più volete anche restare sempre sintonizzati con Lucerna e la sua bellezza, visitate la pagina facebook del libro!)

Cosa possono essere, gli xenofobi e i razzisti

Si può essere di destra o di sinistra o di qualsiasi altra parte, si può essere nazionalisti, sovranisti, conservatori, populisti, liberali, democratici, socialisti, comunisti… sciovinisti o internazionalisti, credenti, agnostici oppure atei, socievoli o misantropi, ottimisti o pessimisti, alti bassi belli brutti… si può essere ogni cosa, insomma, basta esserlo con buon senso. Proprio per questo anche gli xenofobi e i razzisti di qualsiasi parte possono essere qualcosa: sì, carcerati.
Sic et simpliciter, già.

Con una pena esemplare, intendo, senza esagerare, tipo un 15/20 anni di lavori socialmente utili, ecco. Potrebbero bastare.

Banksy, Milano

«C’è Banksy a Milano.»
«Cioè? C’è qualche sua opera su un muro in città?»
«No.»
«Quindi non c’è, Banksy a Milano.»
«No. Però sì.»

Ecco, con questo dialogo immaginario potrei riassumere rapidamente A Visual Protes. The Art of Banksy, la mostra con la quale il MUDEC di Milano “rende omaggio” a quello che non pochi considerano il più importante e influente artista contemporaneo. Be’, “omaggio” per modo di dire a un artista per modo di dire con una mostra che lo è per modo di dire, dal momento che la retrospettiva milanese non è autorizzata dall’artista, la cui identità resta ignota, e perché la stessa non presenta “opere” di Banksy, che ovviamente sono pezzi unici sparsi sui muri di mezzo mondo, ma riproduzione a tiratura limitata (da chi, poi?) dei suoi celeberrimi stencils, oltre che altri “prodotti” creati dalla e con la sua arte – copertine di dischi e cd, magazine, posters, eccetera.

Per questo ho voluto ironizzare con quel dialogo in apertura all’articolo: quella del MUDEC è una “non mostra” – bellissima, affascinante, coinvolgente ma p/c, “per conto di” e peraltro non si sa bene di chi. Sia chiaro: la sua attrattiva sta certamente nella indubitabile genialità di Banksy (chiunque sia o chiunque si nasconda dietro questo “brand”) e di quanto raffigurato nelle sue opere e, soprattutto, nel fatto di offrire l’occasione di poterle ammirare, pur tramite riproduzioni, senza girare il mondo alla ricerca dei muri sui quali sono state realizzate. Di contro, proprio in questa offerta museale, che scaturisce da quel mercato dell’arte contemporanea contro il quale Banksy si dichiara da sempre ostile e nemico, sta pure la sua inesorabile antinomia, che ha scatenato polemiche anche parecchio feroci sia sulla mostra che su quanto di contorno: ad esempio contro il Comune di Milano, tra i principali sostenitori della mostra e, al contempo, persecutore senza riserve dei “colleghi” di Banksy che realizzano le loro opere sui muri della città.

Antinomia che d’altronde resta pure nel visitatore “consapevole”, come lo scrivente: i dubbi ce li avevo ma alla fine ci sono andato, al MUDEC, in primis perché sono d’accordo con chi ritiene Banksy un genio – dell’arte, della comunicazione, del marketing, e non mi interessa di sapere chi sia o cosa si nasconda dietro il suo nome, tanto meno se sia tutta una gigantesca montatura (in fondo è una situazione nella quale il fine giustifica ampiamente i mezzi!), eppoi perché volevo capire cosa fosse la mostra, o cosa non fosse. Ma se comprendo chi invece abbia scelto di non visitarla, so anche bene che cose del genere in fondo rappresentano situazioni assai funzionali al nome, alla fama di Banksy e alla sua “missione” antagonista tanto quanto niente affatto ottusa o disattenta nei confronti del mondo contemporaneo e dei suoi conformati modus vivendi. Insomma: a visitare una mostra non autorizzata di Banksy non si capisce bene se ci si rende più pedine dell’art system o dell’artista stesso, e pure questa è un’antinomia strettamente legata a quella prima citata e altrettanto inevitabile ovvero inesorabile. Bisogna socraticamente sapere di non sapere, questo sì: e finché non si saprà dove e quando comparirà di nuovo Banksy con qualche suo lavoro, tutto troverà un “senso”, anche se sbilenco, imperfetto e libero. O liberamente interpretabile: come dice l’artista stesso, sul suo sito, “Please treat them accordingly”, si prega di trattarle (le mostre, e tutto il resto) di conseguenza. Ecco.

Sapete perché “Milan l’è on gran Milan”? Be’, questa sera alle 21 ascoltate RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 1 aprile duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 12a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata Perché Milan l’è on gran Milan!”.

Milano, Europa. RADIO THULE vuole rendere omaggio all’unica città d’Italia veramente europea, realmente cosmopolita, al passo coi tempi, protesa al futuro, l’unica che possa essere paragonata e rivaleggiare con le altre grandi città d’Europa e del mondo. Ormai è innegabile, e viene rimarcato da chiunque, lo scatto in avanti della metropoli lombarda rispetto al resto del paese compiuto negli ultimi anni; ma, nonostante la sua contemporaneità, Milano conserva ancora tanta parte della sua storia, della sua identità peculiare, del fascino antico e delle tradizioni che hanno fatto da solida base culturale e sociale per lo sviluppo odierno. In questa puntata compiremo una breve ma intensa esplorazione della città, delle sue cose più celebri e celebrate, dei luoghi culturali che la rendono così importante, delle curiosità e dei misteri che nasconde tra le sue vie e tra le pieghe della sua storia, dell’essenza identitaria urbana che è ancora ben presente, nonostante le profonde trasformazioni degli ultimi decenni e la sua natura così cosmopolita. Perché appunto, nonostante tutto, come recita il testo di quella notissima canzone dialettale del 1939 di Alfredo Bracchi e Giovanni D’Anzi, «Lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milan!».

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 15 aprile, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!