In Italia con la cultura si continua a non (poter) mangiare

L’apertura al pubblico di tre importanti poli culturali del territorio della Valle Camonica, una delle vallate alpine più ricche di storia e di palinsesti antropici millenari inscritti sui fianchi delle sue montagne – incluso il ben noto Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, riconosciuto dall’UNESCO nel 1979 “Patrimonio mondiale dell’umanità” (sito n. 94 “Arte Rupestre della Valle Camonica”, primo sito italiano iscritto) – è garantita dalla presenza di 11 lavoratori “esterni” il cui contratto prevede una paga oraria lorda di 6,25 euro l’ora.

Già, avete letto bene: sei-virgola-venticinque, lordi. E si consideri che in occasione dell’ultimo rinnovo dell’appalto di gestione del Parco, a fine 2022, i lavoratori si sono visti sottoporre un contratto peggiorativo rispetto a quello precedente da parte della cooperativa che si era aggiudicata il bando regionale. Ovvero una proposta iniziale fissata a 5,37 euro lordi all’ora, i quali poi, dopo parecchie proteste dei lavoratori, sono stati aumentati (!) ai suddetti 6,25 euro l’ora. Il tutto, nella provincia della “Capitale Italiana della Cultura” 2023, insieme a Bergamo. Fate voi!

[Veduta della “Rock number 1” al Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane. Foto di Avihu, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
La vicenda, raccontata nei dettagli da questo articolo di “Altræconomia”, è veramente vergognosa, sotto ogni punto di vista e innanzi tutto da quello che palesa perfettamente la considerazione delle istituzioni italiane verso la cultura, anche quando essa rappresenti una manifestazione profondamente identitaria della (e per la) coscienza culturale locale e nazionale – un tema al quale la parte politica oggi dominante dovrebbe essere particolarmente sensibile (ma, sia chiaro, non che l’altra parte abbia dimostrato maggiore sensibilità: in queste circostanze la par condicio politica è perfettamente realizzata e si fa dimostrazione emblematica dell’insipienza istituzionale generale).

Si dice di voler difendere, promuovere, sviluppare la cultura, e poi la si mantiene forzatamente in una condizione di totale volubilità, deprivandola delle sue fondamentali valenze e per ciò mantenendola ai margini dell’azione e dell’interesse istituzionali, come fosse qualcosa di fastidioso e irritante e nel diffuso disinteresse al riguardo dell’opinione pubblica (della quale la politica è sempre espressione compiuta, d’altra parte).

Nel frattempo, l’articolo 9 della Costituzione Italiana continua a sostenere che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura». Be’, a quanto sembra è una “promozione” scaduta da un sacco di tempo. Ecco.

Domenica prossima in Valle Soana, per “La Montagna Sacra”

Domenica prossima, 11 giugno 2023, si svolgerà per il secondo anno in Valle Soana una manifestazione di sostegno al progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso. Chi aderisce al progetto si impegna a non salire più sul Monveso di Forzo, montagna di 3300 metri collocata sul crinale fra la Valle Soana e la Valle di Cogne, fra Piemonte e Valle d’Aosta. In sostanza, gli aderenti si pongono per scelta personale un “limite”, simbolicamente identificato con la rinuncia meditata alla salita di almeno una delle tante vette alpine, per porre la maggior attenzione possibile alla necessità di limitare, per molti aspetti finalmente, l’invasività umana sulle nostre montagne.

Si tratta dunque di un progetto culturale che non prevede alcuna regola o divieto e che ha nella sensibilizzazione sulla necessità di limiti all’agire umano il suo elemento fondante: la presenza antropica sulle montagne è millenaria, sovente è stata ed è equilibrata ma, quando la relazione culturale con le Terre Alte viene messa da parte per fare spazio ad altri interessi ben poco contestuali alla realtà delle montagne, quella presenza diventa invasività, appunto. Da equilibrata e spesso armonica al territorio e al paesaggio diventa sbilanciata, asimmetrica, per molti versi impattante e degradante: una condizione che, nella realtà ambientale (nel senso più ampio del termine) che stiamo vivendo e vivremo sempre in futuro, non può più essere ammessa. Ne va del buon futuro delle montagne, delle comunità che le abitano e di noi tutti che le frequentiamo assiduamente oppure occasionalmente: perché le montagne sono patrimonio di tutti e il loro futuro è il nostro futuro. Al cui corso virtuoso è bene riallinearci, anche attraverso piccole e simboliche tanto quanto emblematiche rinunce, per poter continuare a godere di tutte le altre montagne in modi altrettanto virtuosi per lungo tempo.

Chiunque voglia e possa esserci, domenica in Valle Soana, porterà una presenza e un sostegno importante e prezioso al progetto e alle sue finalità. Ovvero una solidarietà a tutte le montagne, per la cui realtà futura il Monveso di Forzo si “incarica” di essere un simbolo di ritrovata e essenziale armonia tra uomini e montagne: l’unica condizione, questa, che non potrà mai prevedere limiti.

Trovate i dettagli della manifestazione di domenica nella locandina sopra pubblicata; per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/montagnasacramontagnasacra22@gmail.com

Qui invece trovate tutti gli articoli che ho scritto sul progetto, mentre qui potete sottoscriverlo e aderire.

L’“helibike”. Proprio così.

L’helibike.

Già.

Salire sulla vetta di una montagna per poi scendervi in sella a una mountain bike.

Che poi è il modo con cui chi sostiene tali attività intende la “destagionalizzazione del turismo”: non basta rompere i [censura] d’inverno con l’heliski, è necessario romperli anche d’estate con l’helibike, no?

Tuttavia, posto tale stato di fatto, proporrei alcuni inevitabili adattamenti:

  1. Togliere i pedali alle mountain bike, che tanto non servono più e poi a spingerla pedalando in salita, magari al di fuori dei percorsi “ordinari”, si fa una gran fatica. Roba da trogloditi (come lo sci alpinismo d’inverno): oggi ci sono gli elicotteri, per fortuna!
  2. Si abbia la decenza di non usare il termine «montagna» nel presentare tali attività. Perché non c’è la montagna in queste cose.
  3. Ma a questo punto perché non evolvere direttamente al livello TOP per questo tipo di attività? Cioè l’heliheli! Si sale sulla vetta di una montagna a bordo di un elicottero, e lassù si troverà un altro elicottero che riporterà i gitanti a valle. Lineare, logico, coerente. Perfetto, no?

Ecco.

Per il resto, cosa penso dell’heliski l’ho già scritto qui. Per chi non avesse voglia di leggere, riassumo la mia posizione così: l’heliski fa schifo. Se qualcuno volesse una precisazione al riguardo, aggiungo che l’heliski è uno dei modi migliori con il quale chi lo pratica manifesta il proprio profondo disprezzo verso le montagne. Punto.

P.S.: le immagini che vedete le ho tratte da un sito web che promuove l’helibike ma che non linko per evitargli qualsiasi “pubblicità” indiretta.

La “Montagna Sacra”, un tabù per allargare lo sguardo (e la mente)

Sul numero 4 di “Q CODE”, «trimestrale di geopoetica», è uscito un bell’articolo dedicato al progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso” – meglio conosciuto come «La Montagna Sacra» -, firmato da Marzia Bona con gli interventi sul tema di Toni Farina e Duccio Canestrini, tra i promotori del progetto. È un testo succinto ma già in grado di fornire qualche buon dettaglio sull’iniziativa a chi ancora non la conosca; lo potete leggere in pdf cliccando sull’immagine in testa al post.

Nel frattempo il comitato promotore del progetto, del quale ho la fortuna di fare parte, sta lavorando alle nuove iniziative che a breve torneranno a elaborare concretamente, con alcuni eventi dedicati proprio ai piedi del Monveso di Forzo, l‘idea alla base della “Montagna Sacra”, forte dei continui apprezzamenti, spesso prestigiosi che sta raccogliendo e nel rispetto di chi ancora lo critica, forse – mia mera opinione – fermandosi troppo al contenitore del progetto e non approfondendo l’analisi del contenuto. Ma va bene così, ove il dibattito intorno ai temi del senso del limite e dell’invadenza umana in montagna sia franco e costruttivo: è uno degli obiettivi principali del progetto, questo (e no, non è il non voler proibire agli alpinisti di salire sulla vetta del Monveso di Forzo, come ancora qualcuno insiste nel sostenere), insieme alla proposta di uno sviluppo turistico-culturale della Valle Soana innovativo, sostenibile, consapevole, benefico per l’intero territorio e per i suoi abitanti.

Giuseppe Cederna per la “Montagna Sacra”

Il progetto “Una montagna sacra per il Gran Paradiso del cui comitato promotore ho l’onore di far parte, gode del sostegno di numerose figure prestigiose e importanti del panorama culturale italiano, e non solo di quelle che più specificatamente si occupano di cose di montagna. Tra di esse c’è Giuseppe Cederna, attore, scrittore e viaggiatore, che da subito ha fatto proprio il senso del progetto e lo ha elaborato con preziosa profondità, come ad esempio ha fatto nel corso della presentazione ufficiale a Torino il 26 novembre scorso.

Cederna è tornato sul tema nella recente intervista con Rosalba Nattero, facendosi testimonial prestigioso non solo della “Montagna Sacra” e del suo messaggio ma pure dei tantissimi sostenitori firmatari del progetto: a oggi quasi milleduecento, persone di radici e culture molto diverse, alpinisti, escursionisti, naturalisti, giornalisti, scrittori, artisti, montanari, frequentatori rispettosi di ogni vita e di ogni luogo che hanno condiviso con entusiasmo la proposta comprendendone il significato, fin dal nome stesso del progetto sul quale invece ancora qualcuno si ferma per disquisirci sopra ma senza volerci andare oltre e così capire quali siano i veri, importanti e concreti obiettivi del progetto.

L’intervista a Giuseppe Cederna la potete vedere qui sotto, grazie alle riprese e al montaggio di Maurizio Maggiore, con le musiche dei LabGraal. Peraltro Cederna sarà nel Parco Nazionale del Gran Paradiso a luglio 2023 per un evento organizzato dall’ente parco. Anche in quella occasione, ha fatto sapere, sosterrà il progetto.

Per saperne di più sul progetto della “Montagna Sacra” e per aderirvi, potete consultare la pagina web ufficiale, la pagina Facebook oppure scrivere a montagnasacra22@gmail.com.