La gestione dell’emergenza Covid in Italia, spiegata molto rapidamente e altrettanto chiaramente

Ecco.
Non serve aggiungere altro.

Sragionamenti natalizi

Nell’eccitazione mitica del Santo Natale, molte cose accadono non previste, non ragionevoli, anzi impossibili; cerimonie di rara aurata solennità, aromi arcaici, si mescolano a fantasmi di abeti, dovunque si accendono luci da bordello, miserabili fiocchi simulano un riso che, non potendo essere innocente, corteggia i riti e le smorfie di una mediocre follia. Fa parte di questa iconografia sconcia la presenza della neve; il cui candore mima in verità la carta da pacchi di un mondo regalato.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

ART MARK for XMAS!

ART MARK for XMAS è un’iniziativa promossa e sostenuta da Articon & Alpes – realtà con le quali mi pregio di collaborare – in collaborazione con Spazio Hortensia.

Nello spazio di Milano in Via Savona 45/53 potrete incontrare alcuni artisti che proporranno le loro opere in vendita e così visitare lo spazio stesso, un nuovo luogo dedicato alla cultura e all’arte che da gennaio aprirà le porte al progetto culturale B(r)E(a)THE SPACE nonché la preview (con possibilità di acquisto degli scatti) della mostra della fotografa Elena Galimberti Milano come mai, curata da Luciano Bolzoni e dedicata interamente alla nostra città.
Da domani e fino al 20 dicembre troverete libri, musica, acquerelli, fotografie, sculture e oggetti artistici in legno di artigiani dell’immaginario che vi aspettano per un regalare o regalarsi un oggetto unico in occasione del Natale, anche solo per piccoli pensieri comunque preziosi e a loro modo rari.
Insomma: che siano piccoli presenti oppure grandi doni, a Natale regala l’arte e la cultura!

Per poter garantire la massima sicurezza negli accessi è fortemente consigliata la prenotazione, che è possibile direttamente cliccando sull’immagine in testa a questo articolo: scegliete l’ora e il giorno in cui vorrete venire a visitarci:

  • 11, 17 e 18 dicembre dalle 15:30 alle 19:30
  • 12, 13, 19 e 20 dicembre dalle 11:00 alle 18:00 (orario continuato)

Per qualsiasi altra informazione o richiesta al riguardo, chiedete direttamente ad Alpes, qui!

Tagliare la testa al toro (per Dpcm)

[Foto di Couleur da Pixabay.]
In tema di restrizioni da Dpcm legate al periodo di pandemia in corso e di polemiche costanti e galoppanti al riguardo, mi sembra che il nocciolo “politico-morale” della questione non sia la limitazione della “libertà” personale, peraltro contestata più di frequente da chi in altre sue idee si permette di negare le libertà altrui (e poi, libertà come concetto: parliamone e definiamo di che cosa stiamo discutendo, prima di sproloquiare sul termine e sul suo significato!) ma sia invece la disuguaglianza di diritti che le restrizioni provocano: per certi aspetti inevitabile e dunque necessariamente ammissibile ma, per altri aspetti, temo troppo sottovalutata e trattata sbrigativamente ovvero superficialmente, piegata a meri diktat burocratici avulsi dalle consistenze sociali, al punto da apparire quasi incostituzionale oltre che, francamente, piuttosto illogica se non ridicola.

D’altro canto, le disquisizioni sul tema mi sembra che continuino a restare chiuse in “singolarismi” piuttosto netti e indiscutibili: lo fa la politica, normando la questione in modo formalista e pedissequo per mere ragioni di scarico delle responsabilità e di incapacità conscia o meno di agire diversamente (sia che ciò significhi più rigidamente oppure meno, non è questo il punto); e lo fa l’ambito privato, nel quale si pone reiteratamente l’accento sulla “libertà”, appunto, ma come mero diritto egoistico, di difesa del proprio orticello personale, nuovamente in un modo che scarica le implicazioni dei propri comportamenti civici sugli altri.

Credo ci vorrebbe più attenzione e accuratezza politica, da una parte, e più senso civico e di comunità dall’altra. Ribadisco: è ovvio che delle “restrizioni” applicate dall’alto alla sfera pubblica possano provocare situazioni di limitazioni e squilibri, lo segnala il termine stesso, e se devono necessariamente essere messe in atto vanno poi considerate e adempiute; ma se la loro attuazione è basata più su una volontà da “taglio della testa al toro” così ignorando altre possibili soluzioni o quanto meno senza provare a riflettere su eventuali alternative e sulle loro potenziali efficacie, il pericolo è che quelle restrizioni finiscano per soffocare ancor più lo sviluppo di un adeguato e imprescindibile senso civico nella società. Per di più in una società come quella italiana che certamente, in quanto a consapevolezza civica, di strada ne deve fare tantissima: una situazione che giustifica per certi versi quelle restrizioni ma, io credo, non educa la società al riguardo. Col pericolo che in futuro, se dovesse mai capitare una nuova emergenza come quella attuale, ci ritroveremo nella stessa situazione senza aver imparato un bel niente: non è semmai proprio questa, a ben vedere, una delle più tristi e perniciose autolimitazioni della libertà?

 

Affinché nevichi

[Foto di Federico Bottos da Unsplash.]
Be’, direi proprio che, riguardo quanto scrivevo qui in tema di condizioni meteoclimatiche favorevoli e lockdown, siamo di fronte a un’altra palese conferma di una potenziale nuova Legge di Murphy dell’era-Covid, ovvero di un suo corollario invernale che più o meno potrebbe suonare così:

Se si vuole che nevichi in montagna come raramente accade, si chiudano per decreto impianti e piste da sci.

Posto che il suo contrario – qualcosa come «Aprite i comprensori sciistici e non nevicherà per quasi tutto l’inverno» – è a sua volta una legge del tutto assodata, che rappresenta emblematicamente la realtà climatico-economica di tante stazioni sciistiche alpine. D’altro canto da qui al 6 gennaio, giorno in cui salvo nuovi decreti le piste da sci potranno riaprire, non è detto che un caldo inopinato non sciolga gran parte della neve caduta in queste ultime ore. Dacché i Dpcm cambiano quasi giornalmente ma pure l’andamento climatico degli ultimi anni non scherza affatto in quanto a cambiamenti fuori dall’ordinario!

Insomma: verrebbe quasi da chiedersi se non sia che, per ripristinare un clima più normale in montagna, si debba sul serio chiudere i comprensori sciistici e trasformarli in località nelle quali praticare tutte le altre attività alpine “non meccanizzate”. Bisognerebbe proprio chiederselo, già.