La geografia è uno specchio della psiche

La geografia è uno specchio della psiche, nella quale si riflette: e quasi ovvio dirlo, ma la via di comunicazione tra questi due luoghi e costituita dalla percezione che a sua volta viene educata attraverso il cambiamento indotto dei paesaggi interiori, plasmati da ciò che vediamo e sperimentiamo fuori dal nostro corpo. Il processo di definizione del territorio che abbevera lo spirito e la mente, avviene infatti attraverso il corpo – il canale di comunicazione più importante con la realtà circostante. Il corpo deve potersi muovere, deve viaggiare, deve percepire, deve raccogliere dati visibili e invisibili che ritrasmette alla mente e alla psiche sotto forma di emozioni e di pensieri.

(Davide Sapienza, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, Bolis Edizioni, 2019, pag.77.)

25 aprile: Leopoldo Gasparotto

Qualche anno fa, per rimarcare a mio modo il valore imprescindibile di una celebrazione come il 25 Aprile, scrissi (vedi qui) di Riccardo Cassin, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, e della sua attività partigiana tra le fila dei volontari combattenti per la liberazione dall’oppressione nazifascista nella sua Lecco.

Alla stessa maniera, “torno sui monti” anche stavolta per incontrare un’altra figura di grande alpinista e uomo libero: Leopoldo Gasparotto, nato a Milano il 30 dicembre 1902, ucciso dai nazifascisti a Fossoli (Modena) il 22 giugno 1944.
Avvocato, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, esperto alpinista e accademico del Club Alpino Italiano (molte le sue “prime” sul Monte Rosa, nel Caucaso e in Groenlandia), Gasparotto era stato – come tenente di complemento – istruttore presso la Scuola militare di Aosta. Dopo l’8 settembre 1943, avendo bene assimilato l’educazione alla democrazia e alla libertà impartitagli dal padre Luigi, con lui e con altri antifascisti milanesi cercò vanamente di organizzare la difesa di Milano. Capitolato il comando militare della piazza, Gasparotto salì sul Pian del Tivano, dando impulso alle prime formazioni partigiane Giustizia e Libertà.
Nella motivazione della Medaglia al valore è così condensato il suo impegno per la libertà: “Avversario da antica data del regime fascista, già prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzava il movimento partigiano nella Lombardia. Nominato successivamente comandante militare delle formazioni lombarde «Giustizia e Libertà», dava impulso all’iniziativa, esempio a tutti per freddo e sereno coraggio, dimostrato nei momenti più difficili della lotta. Caduto in agguato tesogli per vile delazione, sopportava il carcere di San Vittore subendo con superbo stoicismo le più atroci sevizie, che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Trasportato nel campo di concentramento di Fossoli per essere deportato in Germania, proseguiva imperterrito a lottare per la causa e tentava di organizzare la fuga e l’attacco ad una tradotta tedesca per salvare i deportati avviati al freddo esilio e alla lenta morte. Sospettato per la sua nobile attività, veniva vilmente trucidato dalla ferocia nazista”.
A ricordo di Leopoldo Gasparotto sono state intitolate strade a Milano, a Varese, a Tremosine, a Sacile e a Fossoli. Porta il suo nome anche un istituto scolastico di Carpi.

Su Gasparotto vi consiglio la lettura di un pregevole volume che narra della sua vita sui monti, prima come valente scalatore e poi come combattente per la libertà d’Italia: Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano, di Ruggero Meles, edito da Hoepli.
Il testo di questo articolo l’ho invece tratto dal sito dell’ANPI, lo trovate in originale qui.

In fondo, quella del 25 aprile non è tanto, e non solo, la celebrazione di una ricorrenza (fin troppo strumentalizzata, ça va sans dire) ma, ancor più, lo è delle donne e degli uomini che l’hanno resa possibile, e che oggi permettono agli italiani di celebrarla. O non celebrarla, già.

Le migliori “uova” pasquali?

Restano sempre queste e, ovviamente, mica solo per Pasqua:

Lucio Fontana, La fine di Dio, 1963/1964.

Per me significano l’infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del nulla.

(Lucio Fontana intervistato da Carlo Cisventi, 1963.)

Resta la Natura

Dopo aver esaurito quel che t’offrono affari, politica, allegri simposi, amore e così via – e aver scoperto che niente di tutto ciò alla fine soddisfa o dura in eterno – che cosa ti resta? Resta la Natura; portar fuori dai loro torpidi recessi le affinità tra un uomo o una donna e l’aria aperta, gli alberi, i campi, il volgere delle stagioni – il sole di giorno e le stelle del firmamento la notte.

(Walt Whitman, Nuovi argomenti in Giorni rappresentativi e altre prose, a cura di Mariolina Meladiò Freeth, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1968, pag.148.)

REMINDER! Domani, ore 18: alla libreria UBIK di Bergamo con Giacomo Paris e… “La fidanzata di Hegel”!

Credo conoscerete tutti – almeno di nome – Hegel, il grande pensatore tedesco, uno dei più noti e celebrati filosofi della storia. Credo di contro che nessuno (o quasi) saprà dire chi fosse Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dunque credo che chiunque, nessuno escluso, debba assolutamente conoscere e leggere il nuovo libro di Giacomo Paris, La fidanzata di Hegel: magari intervenendo alla prima presentazione assoluta del libro, domani, alle 18, presso la Libreria UBIK di Bergamo, presso la quale avrò nuovamente l’onore e il gran piacere di conversare con l’autore e con Vittorio Rodeschini intorno al libro e alla storia narrata. Storia assai particolare, come è nello stile di Paris – si veda il precedente Il Sigaro di Freud, edito sempre da Bolis Edizioni nella collana DodiciperDiciotto, per il quale pure feci da spalla a Giacomo Paris per la presentazione di Bergamo –  che prende le mosse nel 1806, quando Hegel ha una relazione amorosa con la sua affittacamere, Christiane Charlotte Fischer, sposata Burckhardt (ecco chi è!). Il 13 ottobre dello stesso anno l’esercito francese entra a Jena ed Hegel è costretto a spostarsi dall’amico Gabler, dopo che il suo domicilio viene requisito dalle truppe in occupazione. In viaggio per Bamberga, con l’intento di regolare le questioni con l’editore Goebhardt. lascia sola Charlotte in attesa di un figlio. La sua fidanzata comincia a scrivere

Sono molto contento di tornare a conversare con Giacomo Paris, lo ribadisco: la scorsa volta, per Il sigaro di Freud ne uscì una chiacchierata divertente e intrigante, grazie proprio alla particolarità del romanzo nonché alla simpatia e alla brillantezza di dialogo dell’autore, dunque penso proprio che anche per questo nuovo libro, a sua volta così stuzzicante, ci sarà di che divertirsi, spero insieme a tutti voi ovvero a un pubblico ben numeroso.

Dunque, ricordatevi l’appuntamento: domani, 11 aprile alle ore 18, libreria UBIK di Bergamo, con Vittorio Rodeschini, Giacomo Paris e La fidanzata di Hegel insieme al sottoscritto. Non mancate!