Enjoy the silence

Be’, in questo periodo leggo e sento tanti che disquisiscono di musica, brani, cantanti, gruppi… chissà come mai, e comunque a questo punto lo faccio anch’io.

Perché ieri, 5 febbraio – me ne sono accorto solo stamani, ma tant’è – erano 30 anni esatti dalla pubblicazione di Enjoy the Silence, brano dei Depeche Mode pubblicato proprio il 5 febbraio 1990 come secondo estratto dal settimo album in studio Violator.

Un brano capolavoro, iconico della musica “pop” (ma in tal caso nel senso più aulico del termine) del Novecento, apparentemente semplice nella struttura armonica eppure rigoroso, raffinatissimo, pressoché perfetto – in unione al suo bellissimo testo e al video, uno dei più intensi e affascinanti tra quelli girati per i Depeche Mode da Anton Corbijn.
Un brano che tra duecento anni verrà insegnato nei conservatori esattamente come oggi si insegnano Mozart o Bach o gli altri grandi compositori classici.
Ecco.

Di altro inerente la musica, in questo periodo, non mi pare ci sia nulla da dire. Già.

Enjoy the silence, enjoy the real music!

Negare chi nega

[Foto di Ron Porter da Pixabay.]
Dunque, dall’ultimo “Rapporto Italia 2020” dell’Eurispes si evince che il 15,6% degli italiani nega la Shoah, lo sterminio della popolazione ebraica. Analizza tale dato ed altri ugualmente inquietanti del rapporto questo articolo di “Open”, evidenziando una cosa (tra tante) che parrebbe “non credibile” per tanto è assurda, e se non fosse basata su dati inoppugnabili: «Il numero è aumentato negli ultimi quindici anni in modo molto significativo, passando dal 2,7% del 2004 al 15,6% di quest’anno

In ogni caso il rapporto ha suscitato qualche dibattito ma non più di tanto, assuefatto com’è ormai il paese all’imbarbarimento sempre più profondo della sua opinione pubblica in preda a populismi, isterismi, fanatismi e numerosi altri –ismi dei peggiori, un mostro sempre più spaventoso che tuttavia, ogni volta che passa davanti a uno specchio, evidentemente si vede sempre più “bello”, negandosi la propria crescente bruttura.

D’altro canto, sono d’accordo pure io a non tirarla troppo per le lunghe e a perdere tempo in eccessive disquisizioni al riguardo. Si faccia così: la popolazione attualmente residente in Italia è pari a circa 60 milioni e 400mila persone; il 15,6% equivale a circa 9 milioni e 400mila persone, ok? Bene: l’ammontare totali dei residenti sia aggiornato a 51 milioni di persone. Quei 9 milioni e passa che pensano bestialità come quelle evidenziate dal rapporto Eurispes non possono avere il diritto di risiedere in un paese la cui società si voglia definire civile. Oppure se vogliono restare che restino, ma prive di ogni diritto civico. Sarebbe un’onta insostenibile per l’intero paese, altrimenti.
Ecco.

Qualcuno penserà che un tale metodo sia similare a quello che ha dato forma storica alla Shoah? Be’, ma tanto quelli non ci credono, dunque li si sottoporrà a una coercizione sostanzialmente inesistente. Che potrebbero dunque avere da protestare? Loro negano, noi neghiamo loro. Equità assoluta.

Bene, ho finito. E chiedo perdono per lo sfogo.

Come dire che fa troppo caldo

[Foto di Free-Photos da Pixabay.]
Ieri pomeriggio, 2 febbraio, montagna, 1500 metri di quota.
12° di temperatura dell’aria ma, in pieno Sole, molti di più; niente neve su prati i quali, per giunta, ospitano i rottami di alcuni vecchi skilift di un’epoca nella quale qui si sciava. Sembra roba preistorica, invece accadeva fino a poco più di vent’anni fa.
Sarebbero i cosiddetti «giorni della merla», questi, ma fa caldo come ad aprile. D’altro canto lo «zero termico» dalle mie parti è a circa 2800 m, un dato tipico del periodo primaverile inoltrato, guarda caso.

Già.

O forse queste mie osservazioni sarebbero state più efficaci se le avessi riportate in una forma del tipo «Anche ieri pomeriggio, 2 febbraio, quelli che non credono al cambiamento climatico sono degli emeriti (CENSURA)!»?

Ecco.
E scusatemi per quella “censura” lì sopra, fosse per me non l’avrei certo messa.

P.S.: clic.

“Tellin’ Tallinn”

Il mio nuovo libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, pubblicato da Historica nella collana dei “Cahier di Viaggio”, sarà in libreria tra pochi giorni, al prezzo di soli € 0,075 a pagina.
Ecco, ci tenevo a rimarcarvelo.

Se volete invece già conoscere qualche dettaglio in più sul libro e sulla storia che contiene, date un occhio qui.

Ci riaggiorneremo al riguardo molto presto, ok?