
Perché qui non si perde mica tempo come quelli laggiù in città, eh!
Il tempo è prezioso, non va sprecato!
Ecco.

Perché qui non si perde mica tempo come quelli laggiù in città, eh!
Il tempo è prezioso, non va sprecato!
Ecco.
Dalle 9.30 presso la Fondazione Stelline a Milano. E se in particolare volete ascoltare la mia narrazione di un luogo per molti aspetti “speciale“, l’appuntamento è per le ore 16.
Cliccate sull’immagine oppure qui per saperne di più.

Anzi, sembra uguale ad anni ancora più vecchi, anni di quando si credeva di vivere in un mondo “difficile” per i tanti problemi che presentava e quindi si ponevano grandi speranze sul futuro, sul progresso dell’umanità e su un mondo migliore, un mondo di pace, amore, uguaglianza, serenità, sviluppo, armonia, eccetera. Un mondo nuovo, appunto, ovvero diverso in meglio da quello che allora si viveva.
E per molti versi sarebbe pure così, in effetti, se non fosse che – temo anche stavolta – qualcuno ci voglia rifilare uno di quegli anni vecchi e guasti spacciandocelo per “nuovo”, oggi ancora più guasto, visto il tempo trascorso, al punto da guastare anche il resto che ci sia di buono.
Ecco: date un po’ un occhio alle notizie sui media di questi primi giorni di anno “nuovo”. Non viene anche a voi il dubbio che ci hanno fregato tutti quanti, per l’ennesima volta?
«Se oggi pubblicassimo di nuovo quelle caricature saremmo nuovamente soli. L’attacco non ha reso le persone più coraggiose. Al contrario.» Così afferma Laurent Sourrisseau, detto Riss, caporedattore di “Charlie Hebdo”, citato dall’Agi in questo articolo nell’occasione dei cinque anni da quel 7 gennaio 2015 quando avvenne il tristemente celebre attentato alla redazione del giornale satirico francese. Già, un lustro da quando tutti o quasi ci proclamammo un po’ ovunque «Je suis Charlie», “Io sono Charlie”; oggi, invece?
«A Parigi si sente spesso ripetere la domanda: cinque anni dopo, siamo ancora tutti Charlie Hebdo?» conclude il citato articolo dell’Agi. Perché ha ragione Sourrisseau, dal momento che la vicenda dell’attentato, una volta passata la suggestione collettiva, come tante altre è stata banalizzata, strumentalizzata, travisata, trasformata in uno strumento di polemica politica e ideologica, intrisa di stupidaggini propagandistiche d’ogni sorta. Al punto che si è perso di vista il senso principale degli accadimenti, che non fu affatto l’attacco terroristico di matrice islamista e la necessità di difesa conseguente ma il danno provocato tanto dall’azione terroristica quanto da ciò che ha voluto “opporsi”, politicamente e ideologicamente, alla libertà in quanto valore fondamentale della nostra società europea. Che, appunto come sostiene Sourrisseau, non è diventata più coraggiosa, culturalmente forte e sicura di sé ma più timorosa, egoista, meschina, mentalmente chiusa e, sostanzialmente, meno libera. E non certo per colpa di quei maledetti terroristi ma di chi, nelle stanze del potere, ne ha approfittato per giustificare tramite quello ed altri atti simili un tentativo di imbarbarimento culturale della nostra civiltà funzionale ad un maggior controllo politico e sociale, diventando con ciò il miglior alleato del terrorismo di matrice più o meno religiosa.
Quella libertà che invece “Charlie Hebdo” incarna benissimo, oggi come cinque anni fa: si può essere d’accordo o meno con la sua satira ma pensare che questa sia il “problema” e non, appunto, la difesa assoluta della libertà come valore filosofico e culturale della nostra società, comporterebbe a suo modo un’equiparazione simile ad una “vittoria” a favore di quel terrorismo, pur sconfitto (forse, speriamo) militarmente ma, come un pericoloso virus, penetrato in modo mutante nelle nostre menti.
P.S.: anche “Swissinfo.ch” dedica un bell’articolo alla questione, intervistando uno dei più celebri vignettisti satirici svizzeri, Thierry Barrigue, i cui toni sono assai similari ai miei. Cliccate qui per leggerlo.
Quando compro un libro, mi preoccupo sempre che abbia margini spaziosi: e non tanto per amore della cosa in sé, che pure fa piacere, quanto per l’opportunità che il margine ampio mi offre di scrivervi a matita le idee che mi vengono; se sono d’accordo o se ho opinioni divergenti, e, in generale, brevi commenti critici.

(Dedicato a tutti quelli che, come me, riempiono le pagine dei libri che stanno leggendo di segni, sottolineature, note, appunti, rimandi e quant’altro che serva loro per far proprio il testo letto ma pure come forma di “appropriazione” dell’oggetto-libro, come “firma rivendicativa” e identificante riguardo il suo valore letterario, artistico, culturale, intellettuale e la relazione che con esso, i suoi contenuti e magari – in modo immateriale – il suo autore il lettore intesse.)