Benvenuti nel Toxicocene

Viviamo un’epoca che dalla scienza viene definita Antropocene, “nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.” (cfr. Wikipedia).
Tuttavia, guardiamoci un po’ intorno, nel mondo che ci circonda, con mente vivida e lucida.

Il clima sta cambiando per mano dell’uomo, appunto, e per molti versi in peggio nei confronti del modus vivendi adottato in questa epoca dalla nostra civiltà. Gli oceani e i mari traboccano di rifiuti, plastici e non solo, che poi i pesci si mangiano – e noi mangiamo quei pesci. Il sottosuolo è infarcito di altri rifiuti più o meno industriali, che inquinano le falde acquifere e ammorbano le colture, per non parlare dell’aria che respiriamo nelle zone più urbanizzate del pianeta. Restiamo saldamente legati ai combustibili fossili, la cui estrazione da un lato deturpa il pianeta e dall’altro lo avvelena, mentre i governi del mondo, salvo rari casi, sembrano poco o nulla interessati ad uno sviluppo autentico delle energie alternative. Nelle guerre contemporanee non ci si fa scrupolo di utilizzare le più spaventose armi chimiche – Siria docet – ma pure ove non si sparino missili o si facciano cadere bombe i confronti geopolitici internazionali attuali sono di frequente fatti di scambi maligni e velenosi. Persino lo spazio orbitale attorno alla Terra si sta ingombrando di cosiddetti “rifiuti spaziali”… E che dire dell’animo delle persone comuni? Quanto è ricolmo di tossine, di veleni, di livori del tutto antitetici a qualsiasi progresso civile? Quanto la nostra civiltà, la nostra società, in mille modi anche opposti ma sempre di simile sostanza, sta diventando tossica, come se stesse inesorabilmente assorbendo i veleni che il genere umano continua a spargere per il mondo e l’ambiente?

Ecco: la nostra epoca attuale, ancor più che “Antropocene”, dovrebbe ormai chiamarsi Toxicocene.
Questo è, sfortunatamente per noi tutti.

P.S.: il titolo di questo post ovviamente rimanda a quello del libro di Paul Crutzen dal quale viene il nome dell’attuale era geologica, ovvero Benvenuti nell’Antropocene.

Gran finale per “Una Montagna di Eventi”: domenica 15 luglio al Pertusino con il “teatro canzone” di Luca Radaelli!

Non si poteva che mettere in scena – nel senso più autentico dell’espressione – un gran finale per Una Montagna di Eventi, la rassegna culturale realizzata dalla Pro Loco di Carenno (Lecco) al fine di (ri)valorizzare il meraviglioso territorio montano locale e metterne in luce il prezioso valore del patrimonio di cultura, tradizioni, socialità, umanità ivi presente – rassegna che ho avuto l’onore di curare. Dopo tre appuntamenti di eccezionale valore e di altrettanto successo di pubblico e consensi, che hanno rappresentato e valorizzato la bellezza della montagna locale (e non solo) attraverso tre differenti arti – il cinema, con la proiezione del film I Tesori della DOL di Carlo Limonta in notturna nei boschi, la musica con l’emozionante concerto del baritono Giuseppe Capoferri a Forcella Bassa e quindi la letteratura con lo scrittore e giornalista Roberto Mantovani a Colle di Sogno – l’ultimo appuntamento della rassegna sarà un coinvolgente spettacolo nella forma del “teatro canzone” in uno dei luoghi più ameni della montagna carennese.

Domenica 15 luglio alle ore 17.00, presso lo storico ex Albergo del Pertusino, a 1200 m di quota, Luca Radaelli, mirabile attore, regista, sceneggiatore, direttore artistico di Teatro Invito, metterà in scena Ma mi voeuri cuntà, un concerto/spettacolo sul filo tra canzonetta e letteratura, tra teatro e divertissement, tra satira e nostalgia, che rievoca l’eccitante atmosfera della Milano negli anni ’60/’70: la Milano di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Dario Fo, Nanni Svampa, Giorgio Strehler, Alda Merini, la Milano dei milanesi che cantavano le gesta di personaggi come la Rita, el commissari, la Nineta, il Cerutti, l’Armando… Canzoni che peraltro facevano da immancabile “colonna sonora” delle loro gite domenicali e delle villeggiature sulle montagne di Carenno, con la città meneghina in bella vista nel panorama visibile da lassù, allora come oggi. Un evento divertente, coinvolgente, spettacolare… insomma: imperdibile!

Per l’occasione, il Pertusino sarà raggiungibile anche grazie a un’escursione lungo il percorso della Valle dei Muratori del Museo Cà Martì, con visita guidata alle varie tappe del percorso a cura degli operatori del museo e successivo pranzo al sacco presso l’ex Grande Albergo / ex Convento del Pertüs, con prosecuzione poi fino al luogo dello spettacolo. La partenza è fissata alle ore 9.30 presso la sede del Museo Cà Martì.

In conclusione dell’evento, a tutti i presenti verrà offerto dalla Pro Loco di Carenno un succulento rinfresco e saranno disponibili alla vendita i gadget e le pubblicazioni dell’associazione.

Un autentico gran finale, appunto, per una rassegna il cui grande successo ha realmente rimesso in luce la bellezza emblematica e il patrimonio di cultura dei monti di Carenno e della Dorsale dell’Albenza. E lo spettacolo di domenica 15 luglio al Pertusino con Luca Radaelli ne sarà ulteriore affascinante e dilettevole conferma. Una volta ancora: un evento imperdibile!

Per qualsiasi informazione sull’evento di domenica 15 luglio potete consultare il sito web della Pro Loco di Carenno, qui (ove trovate anche i recapiti social), oppure chiedere direttamente allo scrivente. Per scaricare la locandina dell’evento in formato pdf, invece, cliccate qui.

Restare sempre bambini per osservare la magia del mondo (Mario Schifano dixit)

Forse per me l’infanzia non è mai finita, neppure ora che sono piuttosto avanti con gli anni. Non vorrei apparire presuntuoso ma per infanzia io intendo la possibilità di continuare a osservare il mondo con uno sguardo… magico.

(Mario Schifano, intervista di Costanzo Costantini su Il Messaggero, 1991.)

Mario Schifano è stato uno dei più grandi artisti italiani del secondo Novecento: creativo, ribelle, originale, innovativo, sensibilissimo a tutto quanto lo circondasse e verso di ciò altrettanto sagace, fu tra quegli artisti, letterati e intellettuali che seppero portare la creatività artistica e culturale nazionale a vertici mai più toccati – soprattutto poi se paragonati all’epoca attuale, ove qualsiasi fantasia, inventiva, genialità, viene soffocata dal più bieco e ottuso utilitarismo sempre posto al servizio di interessi tanti piccoli quanto meschini.

Non c’è da sorprendersi, dunque, se proprio uno come Schifano mise in evidenza la fondamentale virtù del restare in età adulta sempre un po’ bambini, sempre dotati della tipica curiosità infantile, del desiderio di scoperta e conoscenza, della visione fantasiosa e surreale del mondo, della volontà di rendere tutto più giocoso – il che non significa più banale e più leggero, ma meno sovraccaricato di ipocrisie e di significati e valori incoerenti, inadatti, che non c’entrano nulla con il senso peculiare delle azioni compiute e con i relativi effetti. Anche in tal caso mi viene da dire: quanta differenza col mondo di oggi, così tanto incapace di conservare quel fondamentale atteggiamento infantile anche in età adulta e, di contro, così pieni di adulti malati di infantilismo! – che è ben altra cosa, inutile dirlo: è il voler mostrarsi pienamente adulti palesando però atteggiamenti puerili, immaturi e stupidi. Atteggiamenti che non portano a nessun sviluppo ma, per restare in tema di cose da bambini, comportano solo un “castigo” per di più auto inflitto. E meritatissimo, non c’è che dire.

Roberto Mantovani e un Colle “da” Sogno!

Il personaggio con il quale avrò l’onere e l’onore di dialogare, domenica prossima 8 luglio alle ore 17 tra le viuzze del bellissimo borgo montano di Colle di Sogno (Carenno, Lecco), è veramente tra i più importanti del panorama culturale alpino – ove con tale aggettivo si possa intendere ogni cosa che abbia a che fare con la montagna (e in fondo non solo con quella).

Nato nel 1954 a Torre Pellice, dove risiede attualmente, Roberto Mantovani è giornalista professionista e storico dell’alpinismo europeo ed extraeuropeo. Ha cominciato ad occuparsi di montagna da giovanissimo, prima come escursionista, alpinista e sciatore e successivamente (senza abbandonare mai l’attività sul terreno) come studioso. Ha diretto per molti anni la Rivista della Montagna, mentre dal 2014 è direttore della rivista Camminare. Ha lavorato anche per cinque anni al Museo nazionale della Montagna di Torino, ove attualmente è tra i curatori dell’Archivio di Walter Bonatti. Oltre ad aver maturato una lunga esperienza nel settore editoriale, ha pubblicato più di 25 libri per vari editori (Mondadori, De Agostini, White Star, Fabbri, Cda, Priuli & Verlucca, Eventi & Progetti, Alpine Studio, ecc.): il più recente è Monviso. L’icona della montagna piemontese, bellissima e completissima “biografia” di una delle più celebri e celebrate vette delle Alpi Occidentali, pubblicata da Fusta Editore. Negli anni ’80 e ’90 ha curato l’intera sezione alpinistica di tre successive edizioni della grande enciclopedia La Montagna della De Agostini. Si è occupato inoltre di multivision, cinema, allestimenti mostre, spettacoli teatrali, talk show, festival cinematografici legati alla montagna. Per sette anni è stato collaboratore fisso della trasmissione TGR Montagne di Rai2.

Posto ciò, e per tutto il resto che troverete a Colle di Sogno domenica, non posso che ribadire che sarà un appuntamento interessante, illuminante, affascinante… insomma: imperdibile!

Come sarà imperdibile (consentitemi di passare dal “sacro” al “profano” con siffatta rapidità) la serata gastronomica speciale successiva all’evento presso la Locanda di Colle di Sogno, con grigliata mista di carne, cervo in umido con polenta liscia o taragna, pregiati formaggi locali, dolci… a prezzo altrettanto speciale e apposito per l’occasione!

Beh, suvvia… cosa si può volere di più?

La catastrofe di chi non conosce cosa sia una “crisi” (Franco Michieli dixit)

Se comprendiamo che la personalità di ciascuno non è monolitica, ma può mutare in modo sorprendente passando da un contesto all’altro, allora riusciremo a capire meglio i talenti inespressi delle persone e a rapportarci positivamente con gli altri. Chiunque può trasformarsi da oscuro gregario in valido protagonista nel momento in cui riesce a trovare una propria vocazione. Un’esistenza passata senza vivere mai una crisi o senza prenderne coscienza produce i piccoli megalomani di cui il mondo è pieno, questi sì incapaci di combinare qualcosa di utile e, anzi, portatori di catastrofi.

(Franco Michieli, Andare per silenzi, Sperling & Kupfer, 2018, pag.49.)

Franco Michieli cita il termine “crisi”, uno di quelli più in voga da qualche tempo a questa parte e sempre nella sua accezione più negativa, quando invece l’etimologia originaria dal verbo greco krino, “separare”, “cernere”) rivela un significato ben più positivo e attivo, ovvero quello di “scelta”, “decisione” e anche “cambiamento”. E cosa comporta invece l’applicazione di quell’accezione negativa oggi in uso sul mondo contemporaneo, che pretende di conseguire una perenne “perfezione”? Che la crisi, da momento positivo di scelta e di cambiamento, viene negata e diventa condizione atta alla più becera e stupida megalomania, appunto, nel mentre che la sua artificiosa negazione non fa altro che lasciare campo aperto a presunte “crisi” che in verità tali non sono ma autentiche situazioni di rovina, di degrado intenso, di disfacimento sociale, morale, culturale. Che chiamiamo “crisi” sbagliando doppiamente, dunque. Anzi, triplamente, perché per di più vogliamo credere che di certe “crisi” siamo le vittime incolpevoli quando invece ne siano non di rado causa ed iperbole. Già.

P.S.: qui potete le leggere la personale recensione di Andare per Silenzi.