(Ri)diamo voce ai sentieri!

A proposito di (nuove) strade di montagna, in senso generale: dall’inizio dell’anno in corso su Facebook è attiva la pagina “Diamo voce al sentiero, che si propone lo scopo di (come si legge nelle informazioni della pagina stessa) «sensibilizzare e discutere sul tema della costruzione di viabilità montana a discapito della sentieristica preesistenteUn tema fondamentale eppure troppo spesso sottovalutato, trascurato ovvero fuorviato per adattarlo a fini strumentali che rispetto allo sviluppo e alla salvaguardia della montagna appaiono del tutto antitetici, i quali poi consentono di perpetrare al territorio montano danni sconcertanti e sovente perenni con il conseguente detrimento del valore estetico, culturale, antropologico nonché economico dello stesso.

Diamo voce al sentiero” cerca di sostenere e perseguire una così necessaria sensibilizzazione sia attraverso contenuti che pongono in evidenza i concetti primari alla base del tema suddetto (un esempio lo vedete qui sopra), sia con focus veloci e sagaci su certe situazioni particolarmente emblematiche al riguardo – proprio come quella in corso nella splendida e ora profanata Val di Mello, sulla quale ho dissertato a mio modo nel post precedente, qui sul blog.

Seguitela, la pagina “Diamo voce al sentiero”: se da un lato vi darà modo di irritarvi parecchio (come a me succede) verso certi terribili e vergognosi interventi nei territori montani, dall’altro vi darà coscienza di come la bellezza dei monti non abbisogni affatto di quelle opere e che, come peraltro sosteneva il grande Walter Bonatti, «La montagna insegna a non barare, a essere onesti con se stessi e con quello che facciamo»: e a volte ciò che l’uomo decide di imporre, alla montagna, è quanto di più disonesto vi sia nei suoi confronti e di chiunque la voglia vivere liberamente e consapevolmente.

La nuova autostrada della Val di Mello (ovvero, dalla tragedia alla farsa!)

Con grandisssssimo rammarico nei giorni scorsi ci è toccato leggere sugli organi di informazione che i lavori della nuova, meravigliosa autostrada della Val di Mello sono stati interrotti, per colpa di qualche nevrotico “ambientalista” che, vedendo le possenti ruspe in azione, espressione del più nobile e giusto e affascinante e conveniente e necessario progresso alpestre, si è messo a frignare come un moccioso. Ok, ammettiamo che giustificare la costruzione della grande autostrada mellata con la realizzazione di un sentiero per i disabili rappresenta una certa forzatura, più che altro perché far transitare le joelette dei disabili lungo una strada che sarà senza dubbio assai trafficata potrebbe essere pericoloso, e in tal senso la presenza delle ruspe dà un po’ nell’occhio, ecco. D’altro canto mica siamo ancora all’età della pietra, quando le strade si costruivano con gli schiavi e le asce in rame come quella di Ötzi! Vogliamo dare un futuro alle nostre (nostre, non vostre, eh!) montagne, o preferiamo lasciare ancorate a realtà di secoli fa? Eh? Vergogna, voi che volete lasciare le cose come stanno, in Val di Mello, solo perché è una “riserva naturale”! E allora non è naturale arrivarci in auto, nel 2021, su una strada consona ai tempi? Volete arrivarci ancora a piedi o a dorso di mulo?

Purtroppo Ersaf, responsabile dei lavori, per quanto sopra si è dovuta scusare, per aver commesso un grossolano e imprevedibile sbaglio, sì, e dovuto gioco forza interrompere i lavori: «ha ammesso che c’è stato un errore da parte della direzione dei lavori», così si legge sulla stampa. In effetti Ersaf doveva e deve lavorare in modo più discreto, magari camuffando le grandi ruspe in modo che si notino meno vistosamente nel paesaggio della valle. Ma può capitare che, sull’onda dell’entusiasmo per un progetto così virtuoso, si parta a fare le cose a spron battuto non curando al meglio certi pur insignificanti dettagli. È da capire e perdonare, Ersaf: basta che riprenda al più presto i lavori!

Ecco, a proposito di ciò: è ovvio e condiviso da tutti che la sicurezza e la tutela devono restare sempre valori fondamentali e di base per l’intero progetto e i lavori in corso. Infatti ci auguriamo che la nuova grande arteria verrà protetta al meglio e resa sicura da tutto quanto di pericoloso avrà intorno – piante, rocce, animali, escursionisti, alpinisti e ogni altra cosa che potrebbe intralciare il transito dei veicoli. I lavori o si fanno bene o non si fanno proprio, inutile rimarcarlo!

Solo un dubbio, riguardo questo bellissimo progetto, resta in sospeso: a quanto ammonteranno le tariffe per il posteggio dei nostri autoveicoli nel grande parcheggio da n-mila posti che verrà realizzato a Rasica, al termine dell’autostrada? Perché, be’, non vorremmo godere liberamente d’una tale meraviglia viabilistica e poi dover pagare delle tariffe eccessive, una volta giunti alla meta!
Ci auguriamo che qualcuno possa dirimere questo dubbio, dato che nel progetto non vi sono cenni al riguardo: perché se un’opera così nobile e valorizzante subisse certe esagerate imposizioni, che buon futuro ci potrebbe essere per la Val di Mello?

(Cliccate sulle immagini per leggere gli articoli dai quali sono tratte.)

Una lettura sempre “divertente”

Nel mentre che completavo la lettura del numero 55 – Inverno 2020 (non fateci caso, sono in perenne ritardo pure con la lettura delle riviste alle quali sono abbonato), mi è giunta nella cassetta postale di casa il nuovo numero 56 – Primavera 2021 de “Le Montagne Divertenti“, il trimestrale di alpinismo e cultura alpina che dal 2007 racconta delle montagne di Valtellina e di Lombardia – ma non solo. Il che mi dà l’occasione di rimarcare quanto sia (da) sempre sorprendente questa rivista, nata quasi per gioco da un gruppo di amici appassionati di montagne capitanati dall’ormai quasi leggendario Beno – al secolo Enrico Benedetti – eppure capace di distinguersi in maniera originale e determinata nella produzione editoriale periodica dedicata ai monti. Ciò soprattutto in forza di due elementi fondamentali: l’aver mantenuto lo spirito narrativo da blog (dal cui mondo viene l’ispirazione originaria del trimestrale), con relativa grande passione, leggerezza, ironia (lo rivela il nome stesso della rivista, in effetti) e senza mai alcuna eccessiva seriosità o formalismo, ma ciò sapendo comunque includere – ed è il secondo elemento fondamentale – contenuti di alta, a volte altissima qualità culturale, storica e scientifica, le cui argomentazioni giungono facilmente e comprensibilmente a qualsiasi lettore proprio in forza del tono “leggero” utilizzato, così che il loro valore trascenda i meri confini geografici valtellinesi per diventare scritture e narrazioni spesso emblematiche anche per la realtà e la cultura di altre aree alpine.

Non è così comune trovare una rivista di matrice geografica la cui lettura intrighi e stimoli la voglia di visitare i luoghi narrati nei suoi vari articoli ovvero che sappia suscitare la curiosità di saperne di più, anche grazie a un corredo fotografico di qualità e sempre ben contestuale al testo a cui si riferisce. “Le Montagne Divertenti” lo sa fare fin dalla sua prima uscita, per tutto quanto sopra nonché, ribadisco, per quel suo mood narrativo così peculiare, pressoché unico, che la rende proprio divertente (appunto!) da leggere anche per chi non sappia nemmeno dove siano, le montagne e le località a cui gli articoli sono dedicati ma che, io credo, dopo averla letta vorrà visitare e conoscere meglio.

Lunga vita e successo duraturo a “Le Montagne Divertenti”, insomma: se li meritano tutti!

(Cliccate sull’immagine dell’ultimo numero, lì sopra, per saperne di più.)

A Corte Grande, navigando sul paesaggio

L’alpe di Corte Grande, sopra Albaredo nel ramo omonimo delle Valli del Bitto, è uno di quei posti che, nel giungerci, nell’attraversarlo e nell’osservarlo, ogni volta mi dona una sensazione di armonia veramente rara. O, forse potrei dire meglio, di equilibrio, di concordia naturale, di eufonia geografica. L’ampia schiena prativa che si protende dal versante sudoccidentale del Monte Baitridana, placidamente bombata fin lungo i suoi bordi boscosi che poi piuttosto repentinamente precipitano verso i solchi della Valle del Bitto e delle laterali Val Fregera e Valle Piazza, sembra galleggiare sul paesaggio, come un’enorme zattera che naviga tranquilla verso l’altro versante della valle, a ponente, e poi oltre, in direzione delle vette rocciose dominate dal Pizzo dei Tre Signori. A tale pontone luminosamente erboso, al quale il Sole regala quasi sempre una fremente festa di luce e calore, fanno da “casseri” due filari di baite armoniose e ben tenute, una prospiciente la “prua” dell’alpe e l’altra di poco arretrata, la cui posizione potrebbe far invidia anche al tenutario d’una villa su chissà quale prestigiosa costa marina.

Peraltro, da Corte Grande ricordo di esserci transitato, anni fa, in una mattina autunnale di fitte brume che ingolfavano il solco vallivo fino a una quota appena inferiore a quella del piano prativo, mentre al di sopra il cielo terso brillava di azzurra magnificenza. In una tale situazione sembrava veramente di stare sulla coperta di un grande bastimento in navigazione su quelle nebbie dense e uniformi se non, correndo ancora più sulle inesorabili ali della fantasia, direttamente in cielo, a chissà quale quota d’altro canto indeterminabile vista la mancanza di visibilità sottostante, un volo soave e sereno in equilibrio sull’impalpabile superficie nebulosa nell’attesa di “attraccare” posandosi sul paesaggio alpestre una volta ricomparso grazie allo svanimento di quelle brume.

Ecco, insomma, un posto di rara grazia, non sfacciata e spettacolare o monumentale… equilibrata, appunto, d’un equilibrio innanzi tutto naturale ma che con pari intensità si manifesta nel viandante che da Corte Grande transita, regalandogli una simile sensazione di equilibrio, misura, armonia, e di concordia con il paesaggio d’intorno – quello che percepisco io ogni volta che passo di lì.

Se ci siete stati, se il luogo lo conoscete o se magari ci passerete, un giorno, mi saprete dire se anche voi afferrate qualcosa del genere – ma se non ci siete mai stati andateci, nel caso poi continuando per l’Alpe Piazza o per la facile e spettacolare vetta del Monte Lago. Forse, saprete intuire altre particolari doti che questa zona delle Alpi Lombarde offre in modi ben più significativi che altrove, e che ne fanno un territorio di raro pregio e di autentico, intenso nonché, appunto, armonioso valore alpino.

Ruchin su “GognaBlog”

Ringrazio di cuore il leggendario Alessandro Gogna che, nel suo “GognaBlog” – uno dei quotidiani digitali d’informazione sulla montagna più influenti, senza dubbio – segnala e riprende l’articolo che sull’ultimo numero del magazine “Uomini e Sport” (nr.32, maggio 2020) ho dedicato alla figura alpinistica e umana di Ercole “Ruchin” Esposito.

GognaBlog” aveva già trattato in passato la figura di Ercole Esposito, in occasione del settantesimo anniversario dalla scomparsa (vedi qui) ma, come chiosa in questo nuovo articolo, «ritiene che nel caso di Ruchin non sia mai abbastanza…». Be’ non posso che concordare, anche per come mi sia concessa l’occasione di rimarcare la necessaria conoscenza di un personaggio così peculiare e a suo modo unico come Esposito, raccomandando la lettura dell’articolo – che, ricordo, trovate in originale sull’ultimo “Uomini e Sport” presso tutti i punti vendita della catena di negozi Sport Specialist della quale è l’house magazine.

Potete leggere l’articolo su “GognaBlog” (e, se già non lo conoscete, tutti gli altri suoi contenuti) cliccando sull’immagine in testa al post. Buona lettura!